Puigdemont presidente, o anche no. Il dilemma dei secessionisti
Omero Ciai , dal nostro inviato OMERO CIAIDubbi sullo scontro con Madrid: ipotesi di un candidato alternativo per salvare il Governo
BARCELLONA. Con Puigdemont. Ma non fino allo scontro finale. Nonostante l'accordo dell'altra sera tra i partiti nazionalisti catalani per riproporre il nome dell'ex presidente destituito, alla fine di ottobre, come candidato a presiedere la nuova Generalitat, sono molte le voci, soprattutto all'interno di Esquerra republicana, che chiedono "realismo" alle forze indipendentiste e soppesano già altri nomi per evitare una nuova impasse e un altro commissariamento delle istituzioni regionali. Ieri, in un'aula del Parlamento colma di tensione fra i due fronti - la maggioranza nazionalista e la minoranza "spagnolista" - gli alleati di Puigdemont hanno conquistato tutto. Il nuovo presidente del parlamento catalano è un giovane emergente di Esquerra, Roger Torrent, 38 anni, laureato in Scienze politiche all'Università autonoma di Barcellona e secessionista convinto. Ma anche l'ufficio di presidenza eletto ieri è …
BARCELLONA. Con Puigdemont. Ma non fino allo scontro finale. Nonostante l'accordo dell'altra sera tra i partiti nazionalisti catalani per riproporre il nome dell'ex presidente destituito, alla fine di ottobre, come candidato a presiedere la nuova Generalitat, sono molte le voci, soprattutto all'interno di Esquerra republicana, che chiedono "realismo" alle forze indipendentiste e soppesano già altri nomi per evitare una nuova impasse e un altro commissariamento delle istituzioni regionali. Ieri, in un'aula del Parlamento colma di tensione fra i due fronti - la maggioranza nazionalista e la minoranza "spagnolista" - gli alleati di Puigdemont hanno conquistato tutto. Il nuovo presidente del parlamento catalano è un giovane emergente di Esquerra, Roger Torrent, 38 anni, laureato in Scienze politiche all'Università autonoma di Barcellona e secessionista convinto. Ma anche l'ufficio di presidenza eletto ieri è a maggioranza indipendentista, quattro deputati contro tre. Il tutto grazie all'astensione, criticatissima dai partiti anti-indipendentisti, degli otto deputati di Catalunya En Comú-Podem, la costola catalana di Podemos cui fa riferimento anche la sindaca della capitale Ada Colau.
Però nel suo discorso di insediamento, Torrent ha insistito molto sulla necessità di riprendere il controllo delle istituzioni della regione autonoma, accennando così a tutti i dubbi che serpeggiano nella leadership nazionalista sull'idea di proseguire nello scontro frontale con Madrid dopo che Rajoy, i partiti anti-indipendentisti, e perfino i consiglieri giuridici del Parlament, hanno chiarito che sarebbe illegale eleggere un presidente che sta in esilio e non può presentarsi davanti all'assemblea dei deputati regionali.
Ma c'è un problema, prima di sostanza e poi simbolico. La "lista del presidente", quella di Carles Puigdemont, Junts per Catalunya, ha vinto, seppure d'un soffio, la guerra interna nel campo indipendentista arrivando dietro Ciutadans di Inés Arrimadas ma davanti all'altro partito del fronte nazionalista, la Esquerra republicana di Junqueras. Di conseguenza è Puigdemont il leader preferito dagli elettori ed è un suo diritto riprendersi la presidenza. Ma non costi quel che costi. Votare Puigdemont in sua assenza, sia nel caso che un delegato legga il suo discorso programmatico nell'aula e sia in quello che possa farlo personalmente per via telematica, tipo Skype, significherebbe un immediato ricorso di incostituzionalità con la sospensione della nomina e poi il suo annullamento.
L'imbarazzo verso questo scenario è generale ma forse sarà inevitabile, per ragioni simboliche, arrivare fino a quel punto, e soltanto subito dopo proporre un altro candidato dopo aver reso onore al presidente destituito. Nell'equilibrio tra i partiti nazionalisti, Esquerra ha avuto il presidente del Parlamento, dunque indicare quello della Generalitat spetta agli altri. I nomi ci sono già. Da Elsa Artadi a Josep Rull fino a Jordi Turull, tutti fedelissimi dell'ex presidente rifugiato a Bruxelles. E tutti nomi sui quali anche Puigdemont potrebbe dare via libera. Un altro scenario - un po' fantascientifico - vuole invece che alla fine, nella sorpresa generale, Puigdemont e gli altri quattro ex consellers rifugiati in Belgio tornino a casa all'improvviso per presentarsi a Barcellona. Il timore è diffuso, tanto che le autorità spagnole avrebbero intensificato i controlli alle frontiere. L'idea di arrestare Puigdemont in diretta tv mentre il Parlament lo elegge non deve piacere affatto a Rajoy.
Però nel suo discorso di insediamento, Torrent ha insistito molto sulla necessità di riprendere il controllo delle istituzioni della regione autonoma, accennando così a tutti i dubbi che serpeggiano nella leadership nazionalista sull'idea di proseguire nello scontro frontale con Madrid dopo che Rajoy, i partiti anti-indipendentisti, e perfino i consiglieri giuridici del Parlament, hanno chiarito che sarebbe illegale eleggere un presidente che sta in esilio e non può presentarsi davanti all'assemblea dei deputati regionali.
Ma c'è un problema, prima di sostanza e poi simbolico. La "lista del presidente", quella di Carles Puigdemont, Junts per Catalunya, ha vinto, seppure d'un soffio, la guerra interna nel campo indipendentista arrivando dietro Ciutadans di Inés Arrimadas ma davanti all'altro partito del fronte nazionalista, la Esquerra republicana di Junqueras. Di conseguenza è Puigdemont il leader preferito dagli elettori ed è un suo diritto riprendersi la presidenza. Ma non costi quel che costi. Votare Puigdemont in sua assenza, sia nel caso che un delegato legga il suo discorso programmatico nell'aula e sia in quello che possa farlo personalmente per via telematica, tipo Skype, significherebbe un immediato ricorso di incostituzionalità con la sospensione della nomina e poi il suo annullamento.
L'imbarazzo verso questo scenario è generale ma forse sarà inevitabile, per ragioni simboliche, arrivare fino a quel punto, e soltanto subito dopo proporre un altro candidato dopo aver reso onore al presidente destituito. Nell'equilibrio tra i partiti nazionalisti, Esquerra ha avuto il presidente del Parlamento, dunque indicare quello della Generalitat spetta agli altri. I nomi ci sono già. Da Elsa Artadi a Josep Rull fino a Jordi Turull, tutti fedelissimi dell'ex presidente rifugiato a Bruxelles. E tutti nomi sui quali anche Puigdemont potrebbe dare via libera. Un altro scenario - un po' fantascientifico - vuole invece che alla fine, nella sorpresa generale, Puigdemont e gli altri quattro ex consellers rifugiati in Belgio tornino a casa all'improvviso per presentarsi a Barcellona. Il timore è diffuso, tanto che le autorità spagnole avrebbero intensificato i controlli alle frontiere. L'idea di arrestare Puigdemont in diretta tv mentre il Parlament lo elegge non deve piacere affatto a Rajoy.