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(reuters)

Arabia Saudita, anche Al Waleed si arrende: libero, ma è mistero sul suo impero

L'uomo più ricco del Paese ha resistito due mesi e mezzo agli arresti domiciliari voluti dal cugino, erede al trono
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E alla fine anche l'osso più duro ha ceduto. Dopo due mesi e mezzo di arresti, una detenzione che, come minimo, gli ha fatto perdere molti chili e ingrigito i capelli, l'uomo d'affari più ricco dell'Arabia Saudita, l'azionista di Twitter e Apple, l'amico di Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi è tornato libero. Sua altezza reale Al Waleed bin Talal, 62 anni, ha potuto lasciare la sua suite al Ritz Carlton, l'albergo-prigione di Riad dove era rinchiuso dal 4 novembre, la più famosa fra le prede della retata anti-corruzione voluta dal cugino ed erede al trono, Mohammed Bin Salman per spianarsi la strada verso la definitiva conquista del potere.

Non è chiaro quale cifra Bin Talal abbia dovuto pagare per chiudere il contenzioso con le autorità saudite. Qualche settimana fa suo cugino, il principe Miteb bin Abdallah, aveva sborsato un miliardo di dollari, ma secondo indiscrezioni gli uomini di MbS avevano chiesto a Bin Ta…
E alla fine anche l'osso più duro ha ceduto. Dopo due mesi e mezzo di arresti, una detenzione che, come minimo, gli ha fatto perdere molti chili e ingrigito i capelli, l'uomo d'affari più ricco dell'Arabia Saudita, l'azionista di Twitter e Apple, l'amico di Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi è tornato libero. Sua altezza reale Al Waleed bin Talal, 62 anni, ha potuto lasciare la sua suite al Ritz Carlton, l'albergo-prigione di Riad dove era rinchiuso dal 4 novembre, la più famosa fra le prede della retata anti-corruzione voluta dal cugino ed erede al trono, Mohammed Bin Salman per spianarsi la strada verso la definitiva conquista del potere.

Non è chiaro quale cifra Bin Talal abbia dovuto pagare per chiudere il contenzioso con le autorità saudite. Qualche settimana fa suo cugino, il principe Miteb bin Abdallah, aveva sborsato un miliardo di dollari, ma secondo indiscrezioni gli uomini di MbS avevano chiesto a Bin Talal di versarne sei, più di un terzo della sua fortuna.

Poche ore prima della liberazione, Bin Talal aveva rilasciato un'intervista alla Reuters, la prima apparizione dal momento dell'arresto. Di fronte alla giornalista il principe negava di essere stato portato in carcere come invece era trapelato, ribadiva la sua innocenza e spiegava che contro di lui non c'erano accuse: piuttosto il suo fermo altro non era se non il frutto di un "malinteso". Ma non era chiaro quanto parlasse liberamente: dimagrito, con la barba e gli occhiali fumè a nascondere un viso molto più teso di quello apparso sulle copertine delle maggiori riviste del mondo, il principe si era detto certo che la detenzione sarebbe finita "presto" e aveva ribadito fedeltà al cugino.

Bin Talal è uno degli ultimi arrestati del 4 novembre a tornare in libertà: segno del fatto che ha resistito in ogni modo alle pressioni del governo che gli chiedeva di cedere il controllo della sua Kingdom Holding, la finanziaria che ha interessi nella banca Citygroup, negli hotel Four Seasons e possiede Rotana, la tv di intrattenimento più famosa del Medio Oriente. Una resistenza, la sua, perfettamente in linea con il personaggio sicuro di sé, amante del lusso e a tratti arrogante che, al fianco di Trump e della regina Elisabetta d'Inghilterra, per oltre decenni è stato protagonista dei circoli più esclusivi del gotha mondiale. Ma se ieri i cancelli del Ritz Carlton si sono aperti per lui, è perché qualche compromesso è stato raggiunto: "Si esce solo con un accordo. E non c'è accordo se non ci sono state violazioni che l'accusato ammette per scritto e promette di non ripetere", ha sintetizzato una fonte saudita alla Reuters.

È possibile che per salvare la faccia, a Bin Talal sarà consentito di restare a capo della Kingdom Holding: ma il gruppo potrebbe subire la stessa sorte toccata a Mbc, la tv commerciale più importante del Medio Oriente. Il fondatore Waleed al Ibrahim è stato rilasciato ieri, ma secondo il Financial Times ha dovuto cedere al governo il controllo della società.