Il mea culpa di Hillary Clinton: "Sbagliai a non licenziare quel mio consigliere molestatore"
Hillary Clinton (a sinistra) con Cecile Richards, presidente di "Planned Parenthood" (ap)
Dopo le accuse di insabbiamento, la candidata democratica parla del caso Burns Strider, uno dei suoi più fidati collaboratori nella campagna elettorale del 2008, che rimase al suo posto nonostante le accuse di ripetuti abusi su una ragazza dello staff: "Credevo che punirlo fosse più efficace di licenziarlo. Non fu così"
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"Se potessi rifare la scelta, lo licenzierei". Per la prima volta da quando è cominciata a circolare la notizia, Hillary Clinton ha pubblicato su Facebook una parziale ammenda su un caso del 2008 che ha fatto molto discutere negli ultimi giorni. Al centro della scottante vicenda c'è Burns Strider, 52 anni, allora uno dei più fidati consiglieri di Clinton durante la campagna elettorale per le presidenziali di otto anni fa (quando Hillary perse alle primarie con Obama, poi diventato presidente). Strider venne accusato di ripetute molestie da una ragazza (con una mansione a lui subalterna) dello staff della politica democratica. Clinton però, nonostante le pressioni di due suoi importanti consiglieri, decise di non licenziarlo, ma cambiò soltanto mansione a Strider, allontanandolo dalla vittima. Di qui le accuse di aver coperto il caso.
Burns Strider, ex alto consigliere di Hillary Clinton
"Non rifarei quella scelta", ha ribadito Clinton nel suo post pubblicato poco prima il discorso sullo Stato dell'Unione di Donald Trump, "all'epoca preferii degradarlo, tagliare ogni ponte tra lui e la ragazza e gli consiglai di farsi curare. Gli dicemmo anche che, fosse stato recidivo, lo avremmo licenziato in tronco. Ma scaricarlo in quel momento non mi sembrò la scelta giusta. Ho preferito punirlo severamente, per fargli cambiare atteggiamento, fargli capire che aveva commesso un errore e anche per proteggere la ragazza".
Tuttavia, la clemenza di Clinton nei confronti di Strider oggi viene considerato un clamoroso errore anche perché il suo ex consigliere qualche anno dopo esser stato "graziato" dalla leader democratica venne licenziato da un "Super Pac" democratico (una piattaforma per raccogliere fondi molto comune in America) sempre per un caso di molestie. Questo comportamento di Hillary, rivelato giorni fa dal New York Times, ovviamente ha suscitato molte polemiche, soprattutto tra le donne e i movimenti #metoo e femministi. Clinton infatti fu in prima linea per le donne durante la campagna elettorale contro Donald Trump, più volte accusato di sessismo e di molestie anche (ma non solo) per il famigerato audio "grab her pussy".
Se Hillary Clinton avesse vinto: la copertina mai uscita del New Yorker
8 novembre 2016, l'America sceglie il suo presidente. Donald Trump batte Hillary Clinton. Sfuma la possibilità di vedere per la prima volta una donna alla guida degli Stati Uniti. E sfuma la copertina che il New Yorker, popolare rivista a stelle e strisce, aveva preparato nel caso in cui Hillary avesse vinto le elezioni. Una cover pensata e ideata dall'artista francese Malika Favre, un'opera dal titolo "The First". A distanza di dieci mesi da quella lunga, e per una grande fetta di americani traumatica, notte, il magazine ha svelato la copertina che aveva nel cassetto, pronta per essere pubblicata. Lo fa in vista del suo nuovo numero, in cui Hillary Clinton racconta i mesi successivi alla sconfitta elettorale, toccando diversi temi tra cui quale ruolo abbia avuto il sessismo nella vittoria di Trump. L'elezione di The Donald fu accolta dal new Yorker, tre giorni dopo, con una copertina firmata Bob Staake: un muro che arrivava fin sotto la testata della rivista."Quando abbiamo saputo dell'elezione di Trump - scriveva all'epoca lo staff della rivista - ci siamo sentiti come se avessi sbattuto a tutta velocità su un muro di mattoni.
Sulla "ricaduta" di Strider, Clinton scrive nel post che "a volte le seconde chances non vengono sfruttate: in questo caso, anche se fino a quando ha lavorato con me non ha creato altri problemi, Strider è stato licenziato da un altro posto di lavoro per il suo comportamento inappropriato. Questa recidività mi inqueita molto e fa capire che purtroppo non ha imparato la lezione". Clinton poi ha rinfacciato al New York Times, che ha rivelato il caso Strider, di aver fatto lo stesso con un suo giornalista, Glenn Trush, accusato di molestie, sospeso e reintegrato in questi giorni in redazione.