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Abbas Araghchi: “Rispettiamo l’accordo nucleare, ora tocca all'Ue convincere Trump”

l viceministro degli Esteri iraniano incaricato di seguire l'accordo nucleare (Jcpoa) e i rapporti con l'Unione europea. Una posizione importantissima in questo momento in cui la politica Usa mette a rischio la sopravvivenza dell'accordo
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TEHERAN. Abbas Araghchi è il vice-ministro degli Esteri iraniano responsabile per gli accordi nucleari e per i rapporti con l'Europa: la sua posizione fa di lui uno degli uomini-chiave del governo di Teheran.

L'Europa è convinta che l'accordo nucleare con l'Iran (Jcpoa) vada salvaguardato, ma deve allo stesso tempo non provocare il presidente Trump. Lei ha annunciato di voler intensificare il dialogo con l'Europa. In quali ambiti?
"Il problema non è come salvare l'accordo a Washington ma come salvarlo a Teheran. Per gli europei, l'accordo sul nucleare è un successo perché l'Iran rispetta scrupolosamente gli impegni presi: possono considerarlo un grande risultato della loro politica estera. Se sono interessati a salvaguardarlo devono metterci tutto il loro impegno. Per l'Iran, invece, l'accordo non è un successo. L'Iran non ha tratto pieno beneficio dalla cancellazione delle sanzioni, le sanzion…
TEHERAN. Abbas Araghchi è il vice-ministro degli Esteri iraniano responsabile per gli accordi nucleari e per i rapporti con l'Europa: la sua posizione fa di lui uno degli uomini-chiave del governo di Teheran.

L'Europa è convinta che l'accordo nucleare con l'Iran (Jcpoa) vada salvaguardato, ma deve allo stesso tempo non provocare il presidente Trump. Lei ha annunciato di voler intensificare il dialogo con l'Europa. In quali ambiti?
"Il problema non è come salvare l'accordo a Washington ma come salvarlo a Teheran. Per gli europei, l'accordo sul nucleare è un successo perché l'Iran rispetta scrupolosamente gli impegni presi: possono considerarlo un grande risultato della loro politica estera. Se sono interessati a salvaguardarlo devono metterci tutto il loro impegno. Per l'Iran, invece, l'accordo non è un successo. L'Iran non ha tratto pieno beneficio dalla cancellazione delle sanzioni, le sanzioni sono state tolte ma gli Stati Uniti non permettono alla business community di lavorare con l'Iran. La pressione sul governo è fortissima: perché rispettate gli impegni quando gli altri non li rispettano?, ci chiedono. L'accordo non si può riaprire o rinegoziare né legare ad altri dossier".

Non rispettare gli impegni significherebbe riportare l'Iran in una situazione di isolamento...
"Noi siamo pienamente impegnati a mantenere il Trattato, ma anche l'altra parte dovrebbe esserlo. Gli Stati Uniti stanno distruggendo l'atmosfera costruttiva che è indispensabile per una piena applicazione del Jcpoa. Gli europei si devono rendere conto che devono salvare l'accordo prima a Teheran e poi a Washington".

L'Iran non potrebbe porre come condizione la piena implementazione dell'accordo per negoziare sugli altri temi che preoccupano la comunità internazionale, come il programma missilistico o le questioni regionali?
"Non abbiamo incluso questi temi nel negoziato nucleare per buone ragioni. Abbiamo deciso di focalizzarci sul programma nucleare per arrivare a una soluzione. Altrimenti saremmo ancora al tavolo negoziale".

Una realpolitik non sarebbe più utile?
"Realpolitik significa mantenere un patto quando è stato firmato. Se gli Usa escono dall'accordo nessuno negozierà più con loro. Perché la Corea del Nord dovrebbe negoziare con loro o con gli europei se non mantengono gli impegni? Gli Usa cercano di spingerci a uscire dall'accordo ma non cadremo in trappola".

Facciamo un esempio: il comandante delle Guardie rivoluzionarie ha detto che l'Iran ha limitato la gittata dei propri missili sotto i 2.000 km, sufficienti alle necessità di difesa. Prendere un impegno su questo limite non potrebbe aiutare a sbloccare la situazione?
"Il programma missilistico iraniano è il mezzo più affidabile per la nostra difesa in una regione piena di tensioni, guerre civili, terrorismo e, peggio ancora, di calcoli sbagliati da parte di molti. In un simile contesto abbiamo il diritto di difenderci in modo che nessuno ripeta il calcolo sbagliato di Saddam Hussein, che attaccò l'Iran e ci impose una guerra durata otto anni. Questa è la nostra dottrina. Dobbiamo essere abbastanza forti perché nessuno ci attacchi".

Allora nessun nuovo negoziato è possibile?
"Negoziato no, consultazioni sì. Vogliamo continuare ma consultarsi non significa aprire un negoziato formale".

Gli Usa hanno molti mezzi per bloccare i rapporti tra Europa e Iran, basterebbe che dichiarassero terroristi le Guardie rivoluzionarie per impedire gran parte dei possibili investimenti...
"L'importanza del Jcpoa non è solo economica. È un elemento fondamentale del regime di non proliferazione nucleare. Abbiamo risolto pacificamente una difficile crisi nucleare che se venisse rimessa in questione provocherebbe conseguenze negative sul sistema di non proliferazione che è importante per tutto il mondo".

Nella regione la preponderanza iraniana fa paura. Iraq, Siria, Yemen, Afghanistan sono Stati falliti dove l'influenza dell'Iran è determinante. Come rispondete a queste paure?
"Di chi è la colpa se questi Stati sono falliti? Non nostra. Se non fosse stato per i nostri legami con gli sciiti iracheni avremmo in Iraq un paradiso per i terroristi. Se non fosse per l'Iran lo Stato islamico controllerebbe Damasco. In Yemen i sauditi hanno attaccato gli Houthi dicendo che in due mesi avrebbero risolto il problema. Sono passati tre anni. Noi abbiamo sempre cercato di rendere la regione più stabile perché è bene per la nostra pace".

Con l'Europa parlate anche di diritti umani: un altro dossier che preoccupa
"La situazione dei diritti umani da noi è molto migliore che presso i nostri vicini, ma nessuno prende nota che 40 persone sono state decapitate dai sauditi qualche mese fa. Anche da noi la situazione dei diritti lascia a desiderare, ma ci stiamo lavorando. Inoltre il nostro concetto di diritti umani non è identico al vostro, perciò non aspettatevi che seguiamo esattamente le vostre idee".

Non ce l'aspettiamo noi, ma i vostri giovani...
"Il nostro popolo vuole la piena attuazione della nostra costituzione, che prevede anche l'osservanza dei diritti umani. Il nostro sistema ha solo 40 anni. Ci vuole tempo".