RIO DE JANEIRO – Li hanno uccisi così, in mezzo alla strada, mentre attendevano la camioneta che li avrebbe portati da Taxco a Iguala. I killer, a bordo di due potenti Suv scuri, hanno rallentato e poi hanno esploso una serie di raffiche di fucili automatici. I corpi di German Muñiz e Iván Añorve, 42 il primo e 34 il secondo, sono rimasti sul ciglio della carreggiata, piegati, tra gli sterpi e le agavi che circondano il terreno arido dello Stato di Guerrero, Messico del sudovest.
Soltanto il coraggio e la pietà di alcuni contadini del posto hanno consentito di avvertire la polizia e di recuperare le ultime due vittime di questa mattanza infinita.
Il Messico piange altri due sacerdoti uccisi. Fanno parte di una lista impressionante che quest’anno ha raggiunto i 21 morti tra gli uomini di chiesa. Uomini semplici, impegnati nel sociale, vicini agli ultimi e ai diseredati, pronti a denunciare l’arroganza e la protervia dei Cartelli che qui, in questo Stato simbolo della guerra del narcotraffico, ha già visto assassinare, nel solo mese di gennaio, ben 138 persone.
Il fatto che German e Iván siano due preti desta ancora più apprensione. Mai, nella storia del Messico moderno, erano stati uccisi tanti sacredoti nell’arco di cinque anni: meno del mandato di un presidente. Il primato spetta a Enrique Peña Nieto che a fine giugno consegnerà al prossimo Capo dello Stato un paese afflitto dalla violenza, dalla corruzione e dall’impunità. Persino durante la gestione Caldéron (2006-2012), la più violenta degli ultimi anni, non si era raggiunto questo guinness dell’orrore: il numero di sacerdoti finiti sotto il piombo dei killer si era fermato a 17.
I numeri, in Messico, sono diventati una fredda statistica anche quando si parla di morti. Tanti uccisi, in tot tempo. Uomini e donne rapiti, scomparsi, ritrovati a pezzi, torturati, appesi ai cavalcavia delle grandi autostrade con dei cartelli che spiegano, se ce ne fosse bisogno, il motivo per il quale sono stati uccisi. Riguarda tutti, nessuna professione esclusa: medici, avvocati, giornalisti, studenti, contadini e appunto adesso anche sacerdoti.
Alcuni giorni fa, a Chilapa, sempre a Guerrero, i corpi di sette persone sono riapparsi a pezzi, dentro sacchi neri, abbandonati sul greto di un fiume. Il Messico, nel 2017, ha registrato il più alto numero di omicidi degli ultimi dieci anni: 29.168. Solo nello Stato di Guerrero sono stati 2.318.
Soltanto il coraggio e la pietà di alcuni contadini del posto hanno consentito di avvertire la polizia e di recuperare le ultime due vittime di questa mattanza infinita.
Il Messico piange altri due sacerdoti uccisi. Fanno parte di una lista impressionante che quest’anno ha raggiunto i 21 morti tra gli uomini di chiesa. Uomini semplici, impegnati nel sociale, vicini agli ultimi e ai diseredati, pronti a denunciare l’arroganza e la protervia dei Cartelli che qui, in questo Stato simbolo della guerra del narcotraffico, ha già visto assassinare, nel solo mese di gennaio, ben 138 persone.
Il fatto che German e Iván siano due preti desta ancora più apprensione. Mai, nella storia del Messico moderno, erano stati uccisi tanti sacredoti nell’arco di cinque anni: meno del mandato di un presidente. Il primato spetta a Enrique Peña Nieto che a fine giugno consegnerà al prossimo Capo dello Stato un paese afflitto dalla violenza, dalla corruzione e dall’impunità. Persino durante la gestione Caldéron (2006-2012), la più violenta degli ultimi anni, non si era raggiunto questo guinness dell’orrore: il numero di sacerdoti finiti sotto il piombo dei killer si era fermato a 17.
I numeri, in Messico, sono diventati una fredda statistica anche quando si parla di morti. Tanti uccisi, in tot tempo. Uomini e donne rapiti, scomparsi, ritrovati a pezzi, torturati, appesi ai cavalcavia delle grandi autostrade con dei cartelli che spiegano, se ce ne fosse bisogno, il motivo per il quale sono stati uccisi. Riguarda tutti, nessuna professione esclusa: medici, avvocati, giornalisti, studenti, contadini e appunto adesso anche sacerdoti.
Alcuni giorni fa, a Chilapa, sempre a Guerrero, i corpi di sette persone sono riapparsi a pezzi, dentro sacchi neri, abbandonati sul greto di un fiume. Il Messico, nel 2017, ha registrato il più alto numero di omicidi degli ultimi dieci anni: 29.168. Solo nello Stato di Guerrero sono stati 2.318.