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Helena, l’angelo dei migranti a processo: ha salvato 10mila vite

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L’ex giornalista rischia il carcere in Marocco. La sua Ong interviene quando gli scafisti abbandonano i barconi diretti in Europa. “Un dovere aiutare chi può morire in mare”
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Quando il telefono di Helena Maleno squilla, lei non ci pensa un secondo a rispondere. Dall'altra parte molto spesso ci sono migranti in difficoltà: in tanti la chiamano dal mare, usando satellitari, per chiedere aiuto. Gommoni troppi carichi, imbarcazioni in difficoltà, scafisti che avevano promesso un attraversamento sicuro dello stretto di Gibilterra e che invece sono saltati giù al primo momento utile, lasciando le persone a bordo in balia di se stesse. "Aiutare questa gente è un dovere, più passa il tempo e più sono perseguitati, a causa dei tanti interessi economici che stanno dietro al controllo delle migrazioni", dice spesso Maleno.

Un dovere che a questa giornalista diventata attivista, 47 anni, potrebbe costare molto caro: è attesa a giorni la sentenza del tribunale marocchino dove è sotto processo. L'accusa nei suoi confronti è "incoraggiamento dell'immigrazione clandestina". Se …
Quando il telefono di Helena Maleno squilla, lei non ci pensa un secondo a rispondere. Dall'altra parte molto spesso ci sono migranti in difficoltà: in tanti la chiamano dal mare, usando satellitari, per chiedere aiuto. Gommoni troppi carichi, imbarcazioni in difficoltà, scafisti che avevano promesso un attraversamento sicuro dello stretto di Gibilterra e che invece sono saltati giù al primo momento utile, lasciando le persone a bordo in balia di se stesse. "Aiutare questa gente è un dovere, più passa il tempo e più sono perseguitati, a causa dei tanti interessi economici che stanno dietro al controllo delle migrazioni", dice spesso Maleno.

Un dovere che a questa giornalista diventata attivista, 47 anni, potrebbe costare molto caro: è attesa a giorni la sentenza del tribunale marocchino dove è sotto processo. L'accusa nei suoi confronti è "incoraggiamento dell'immigrazione clandestina". Se condannata, Helena Maleno rischia di passare molti anni in prigione. "Non voglio credere che si possa creare un precedente per cui chi aiuta la gente viene condannato", ha detto la donna alla Bbc prima dell'udienza finale, qualche giorno fa. Eppure una sentenza sfavorevole non è da escludere: 47 anni, andalusa, Helena Maleno è a capo dell'ong Caminando Fronteras - Walking Borders, la cui missione è aiutare i migranti che dall'Africa subsahariana cercano di raggiungere l'Europa attraverso lo Stretto di Gibilterra.

Il suo lavoro è simile a quello che svolge dall'Italia il sacerdote eritreo Mussie Zerai, più volte candidato al premio Nobel per la Pace, che non a caso è suo amico. Come Zerai, Maleno è un punto di riferimento per i migranti che cercano di arrivare in Europa: il suo telefono, come quello di Zerai, viene passato di mano in mano. Se si trovano in difficoltà in mare, i migranti sanno di poter chiamare la donna, e che lei avvertirà immediatamente la Guardia costiera spagnola perché individui ed assista le barche in difficoltà. "Non posso dire con precisione quante persone ha salvato, ma di certo più di 10mila", ha detto un ufficiale spagnolo prima del processo di Tangeri.

L'Iom, l'organizzazione internazionale per le migrazioni, non fa numeri ma non ha problemi ad ammettere che senza Maleno e la sua rete i morti nello stretto di Gibilterra - 223 nel solo 2017 - sarebbero molti di più. Eppure, in nome del controllo delle frontiere la Spagna ha fornito al Marocco i documenti necessari a istruire il processo. E ora le firme di 200 attori, registi, musicisti e scrittori spagnoli guidati da Javier Barden intervenuti in suo favore potrebbero non bastare a salvare Helena Maleno dalla prigione.