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Civili in fuga dopo il bombardamento di Douma (reuters)

Cento morti a Est di Damasco, la Siria è un “inferno per i bambini”

Ghuta, Idlib e Afrin sotto l'assedio delle truppe di Assad. Appelli di Save The Children e Unicef per l'infanzia minacciata. Dalla Francia la denuncia dell'uso di armi chimiche
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Da quattro giorni le regioni in mano ai ribelli siriani sono sotto una pioggia di bombe che i caccia del regime sganciano con la stessa ferocia con cui un anno fa distrussero Aleppo. Solo nelle ultime ore, e soltanto nell'aerea della Ghuta, alla periferia est della capitale, il bilancio dei raid aerei governativi è salito a oltre 100 morti. Tra questi, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, fonte attendibile perché da anni si avvale di una fitta rete di ricercatori e attivisti locali, si registrano 19 bambini e 20 donne.
Civili in fuga dopo il bombardamento di Douma (reuters)
(reuters)
Per fiaccare il morale degli oppositori, il regime di Damasco continua ad accanirsi contro i civili, colpendo scuole, ospedali e mercati, assolutamente indisturbato poiché…
Da quattro giorni le regioni in mano ai ribelli siriani sono sotto una pioggia di bombe che i caccia del regime sganciano con la stessa ferocia con cui un anno fa distrussero Aleppo. Solo nelle ultime ore, e soltanto nell'aerea della Ghuta, alla periferia est della capitale, il bilancio dei raid aerei governativi è salito a oltre 100 morti. Tra questi, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, fonte attendibile perché da anni si avvale di una fitta rete di ricercatori e attivisti locali, si registrano 19 bambini e 20 donne.
Civili in fuga dopo il bombardamento di Douma (reuters)
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Per fiaccare il morale degli oppositori, il regime di Damasco continua ad accanirsi contro i civili, colpendo scuole, ospedali e mercati, assolutamente indisturbato poiché nessuno è in grado di contrastare il suo dominio dei cieli. L'agenzia governativa Sana ha aggiornato a 5 il numero dei civili uccisi nelle ultime ore a Damasco a seguito di lanci di mortai da parte di gruppi armati della Ghuta, in risposta al massacro compiuto dai caccia di Bashar el Assad.
I "caschi bianchi", volontari della difesa civile siriana, cercano superstiti tra le macerie di un edificio crollato in seguito ai raid aerei su Douma (ansa)
Assieme alla regione di Idlib, nel nord-est, è proprio la Ghuta quella più bersagliata. In quest'area controllata da gruppi armati delle opposizioni e assediata dalle truppe lealiste sostenute dai pasdaran iraniani e dai Sukhoi russi, s'è creata da mesi una grave emergenza umanitaria che non fa che peggiorare. Lo stesso accade a Idlib, dove secondo Save the Children migliaia di bambini sono in pericolo a causa dell'intensificarsi dei bombardamenti e del lancio di missili in aree dove vivono i civili.
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"Oltre 250mila persone hanno abbandonato le loro case nelle ultime settimane e ogni giorno ve ne sono altre che muoiono o scappano", dice Sonia Khush, direttrice dell'ong in Siria. Secondo l'Unicef, invece, durante il primo mese di quest'anno circa 60 bambini sono stati uccisi nella Ghuta orientale, a Damasco, Idlib e Afrin, e molti altri sono stati feriti: "Gennaio è stato un mese terribile per i bambini in Siria, in particolare, nei giorni scorsi, a causa delle violenze sempre più intense nei villaggi vicino a Idlib.
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Il 4 febbraio, gli attacchi aerei su di un ospedale supportato dall'Unicef a Ma'arrat al-Nu'man hanno messo fuori servizio il centro sanitario". E a poco è servita, ieri, la visita nell'area di una delegazione militare turca nell'ambito degli sforzi congiunti di Ankara, Mosca e Teheran per creare zone di "de-escalation" nella Siria occidentale. Infatti, se lo scorso 20 gennaio, dopo la conquista da parte delle forze siriane e russe dell'aeroporto militare di Abu Dhuhur, a sud-est di Idlib, la Turchia ha intensificato la presenza di suoi osservatori nell'area, lo stesso giorno, con il tacito consenso di Russia e Iran, lanciava l'offensiva contro la confinante enclave curdo-siriana di Afrin, essendo nel contempo belligerante e paciere.

Quanto all'uso di armi chimiche negli ultimi giorni da parte dei caccia di Damasco, è giunta ieri una pesante accusa da parte del ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il quale intervistato dal canale Bfmtv ha dichiarato: "Tutto indica che in questo momento le autorità siriane stiano usando cloro in attacchi chimici". Intanto, a nord di Damasco, nella località di Jamraya, la notte scorsa un raid israeliano ha preso di mira convogli o depositi di armi destinate alle milizie libanesi sciite di Hezbollah, alleate della Siria e dell'Iran. Secondo le forze armate siriane, "la maggior parte dei missili sono stati distrutti prima che potessero raggiungere gli obiettivi" e non sono segnalati danni ingenti o vittime.