Il nuovo fronte della guerra in Siria
Pietro Del Re , di PIETRO DEL RERaid Usa su forze filo Damasco. Il conflitto rischia di trasformarsi in uno scontro tra potenze
Si è aperto un nuovo fronte nella guerra che da sette anni funesta la Siria, che ha già fatto più di 500mila morti e che ha prodotto sei milioni di profughi. È quello lungo le rive dell'Eufrate, nell'area di Deir Ezzor, che vede contrapposte le forze che sostengono il regime del presidente Bashar al-Assad a quelle democratiche siriane (Fds), ossia le milizie arabo-curde guidate dal Pkk e sostenute da Washington.
La scintilla che ha innescato questo nuovo fronte sono i ricchi giacimenti di petrolio dell'est del Paese, fino a pochi mesi fa sfruttati dai jihadisti del Califfato e adesso, dopo la loro sconfitta, ambiti da tutti. Washington e Mosca, che in quell'area sostengono queste forze rivali, ossia quelle pro-Damasco e le Fds, erano finora riuscite a scongiurare frizioni evitando contatti diretti.
Ma due giorni fa un raid aereo statunitense ha bombardato una legione di soldati pro-governativi, uccidendo 100 uomini. "Abbiamo rea…
La scintilla che ha innescato questo nuovo fronte sono i ricchi giacimenti di petrolio dell'est del Paese, fino a pochi mesi fa sfruttati dai jihadisti del Califfato e adesso, dopo la loro sconfitta, ambiti da tutti. Washington e Mosca, che in quell'area sostengono queste forze rivali, ossia quelle pro-Damasco e le Fds, erano finora riuscite a scongiurare frizioni evitando contatti diretti.
Ma due giorni fa un raid aereo statunitense ha bombardato una legione di soldati pro-governativi, uccidendo 100 uomini. "Abbiamo rea…
Si è aperto un nuovo fronte nella guerra che da sette anni funesta la Siria, che ha già fatto più di 500mila morti e che ha prodotto sei milioni di profughi. È quello lungo le rive dell'Eufrate, nell'area di Deir Ezzor, che vede contrapposte le forze che sostengono il regime del presidente Bashar al-Assad a quelle democratiche siriane (Fds), ossia le milizie arabo-curde guidate dal Pkk e sostenute da Washington.
La scintilla che ha innescato questo nuovo fronte sono i ricchi giacimenti di petrolio dell'est del Paese, fino a pochi mesi fa sfruttati dai jihadisti del Califfato e adesso, dopo la loro sconfitta, ambiti da tutti. Washington e Mosca, che in quell'area sostengono queste forze rivali, ossia quelle pro-Damasco e le Fds, erano finora riuscite a scongiurare frizioni evitando contatti diretti.
Ma due giorni fa un raid aereo statunitense ha bombardato una legione di soldati pro-governativi, uccidendo 100 uomini. "Abbiamo reagito per respingere l'aggressione contro i nostri alleati impegnati nella lotta contro l'Is", si legge in una nota diffusa dalla coalizione a guida statunitense in Siria. E ieri mattina, sempre "per legittima difesa", i jet dell'aviazione americana hanno nuovamente bombardato le forze alleate al regime di Damasco provocando stavolta 45 morti. L'agenzia ufficiale siriana Sana ha confermato "l'inaspettato bombardamento", e definito l'attacco una nuova "aggressione che ha causato un massacro". Dura anche la reazione di Mosca: "Il recente incidente dimostra ancora una volta che la presenza militare illegale degli Stati Uniti in Siria è in realtà finalizzata a prendere il controllo delle risorse economiche del Paese e non a combattere contro l'Isis".
Ora, questo nuovo fronte di guerra si apre in un momento di forti tensioni tra Washington e Damasco per via delle accuse americane sull'uso di armi chimiche da parte dei caccia siriani contro i civili di Idlib. Come ha detto, due giorni, anche il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian: "Tutte le indicazioni che abbiamo ci dicono che il regime siriano adopera armi chimiche".
La serie di raid contro le forze pro Damasco potrebbe dunque essere una sorta di monito lanciato al regime siriano di Assad. Ma poche ore dopo l'annuncio che Iran, Russia e Turchia s'incontreranno a Istanbul per discutere del conflitto, i bombardamenti americani rischiano anche di innescare una nuova escalation militare. Come l'Afghanistan e lo Yemen anche la Siria sta diventando un'area dove, tramite truppe e milizie locali, guerreggiano per procura le grandi potenze del pianeta.
La scintilla che ha innescato questo nuovo fronte sono i ricchi giacimenti di petrolio dell'est del Paese, fino a pochi mesi fa sfruttati dai jihadisti del Califfato e adesso, dopo la loro sconfitta, ambiti da tutti. Washington e Mosca, che in quell'area sostengono queste forze rivali, ossia quelle pro-Damasco e le Fds, erano finora riuscite a scongiurare frizioni evitando contatti diretti.
Ma due giorni fa un raid aereo statunitense ha bombardato una legione di soldati pro-governativi, uccidendo 100 uomini. "Abbiamo reagito per respingere l'aggressione contro i nostri alleati impegnati nella lotta contro l'Is", si legge in una nota diffusa dalla coalizione a guida statunitense in Siria. E ieri mattina, sempre "per legittima difesa", i jet dell'aviazione americana hanno nuovamente bombardato le forze alleate al regime di Damasco provocando stavolta 45 morti. L'agenzia ufficiale siriana Sana ha confermato "l'inaspettato bombardamento", e definito l'attacco una nuova "aggressione che ha causato un massacro". Dura anche la reazione di Mosca: "Il recente incidente dimostra ancora una volta che la presenza militare illegale degli Stati Uniti in Siria è in realtà finalizzata a prendere il controllo delle risorse economiche del Paese e non a combattere contro l'Isis".
Ora, questo nuovo fronte di guerra si apre in un momento di forti tensioni tra Washington e Damasco per via delle accuse americane sull'uso di armi chimiche da parte dei caccia siriani contro i civili di Idlib. Come ha detto, due giorni, anche il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian: "Tutte le indicazioni che abbiamo ci dicono che il regime siriano adopera armi chimiche".
La serie di raid contro le forze pro Damasco potrebbe dunque essere una sorta di monito lanciato al regime siriano di Assad. Ma poche ore dopo l'annuncio che Iran, Russia e Turchia s'incontreranno a Istanbul per discutere del conflitto, i bombardamenti americani rischiano anche di innescare una nuova escalation militare. Come l'Afghanistan e lo Yemen anche la Siria sta diventando un'area dove, tramite truppe e milizie locali, guerreggiano per procura le grandi potenze del pianeta.