ORMAI E' SCONTRO APERTO fra il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu e il capo della polizia Roni Alsheich. Ieri sera il generale si è riunito con i capi dell’Unità Antifrode della polizia: hanno deciso che la settimana prossima “raccomanderanno” al procuratore generale di incriminare il primo ministro almeno in uno dei 3 casi di possibile corruzione in cui Netanyahu è sotto inchiesta da mesi.
Dopo la riunione con i suoi ufficiali, il generale Alsheich è comparso in televisione nel programma “Uvda” (i fatti) della famosa giornalista israeliana di origine argentina Ilana Dayan. Il Capo della polizia ha parlato a lungo del lavoro di indagine su Netanyahu, senza entrare in particolari, ma ha aggiunto una rivelazione molto inquietante: «Ci sono forze molto potenti che hanno provato a fare spiare attorno alla nostra inchiesta», ovvero che qualcuno ha assunto investigatori privati che seguissero il lavoro della polizia. A sua volta la polizia israeliana avrebbe seguito queste spie private e avrebbe delle prove sulla loro attività.
Mercoledì, attorno a mezzanotte, Netanyahu ha postato un commento su Facebook: «E’ traumatizzante scoprire che il capo della polizia ha ripetuto insinuazioni false secondo cui il primo ministro Netanyahu ha inviato detective privati contro gli investigatori della polizia». Netanyahu ha messo in dubbio che l’attuale dirigenza della polizia sia in grado di investigare serenamente su di lui, e ha poi dato il via a una serie di attacchi di membri del suo partito. David Amsalem, il capogruppo parlamentare del Likud e dei partiti che sostengono il governo, ha parlato apertamente di “un colpo di stato della polizia contro Netanyahu, lo considerano un nemico personale e stanno provando a farlo dimettere».
Immediatamente l’opposizione si è schierata dalla parte della polizia, contro Netanyahu. Avi Gabbay, leader dei laburisti, dice che «neppure il peggior criminale avrebbe trattato la polizia come ha fatto Netanyahu». Yair Lapid, capo di un partito laico “Yesh Atid”, dice che «l’attacco di Netanyahu prima della pubblicazione delle decisioni della polizia è un atto disperato contro lo stato di diritto, contro la polizia che protegge tutti quanti noi». Ehud Barak, ex premier laburista ed ex ministro della Difesa proprio con Netanyahu parla di «un attacco isterico contro il capo della polizia, all’improvviso stress e isteria guidano l’azione politica di Bibi. E’ impossibile che continui a guidare il paese in queste condizioni».
Ma qual è l’antefatto, quali sono le inchieste in cui è coinvolto il premier? I dossier sono stati battezzati “caso 1000”, “caso 2000” e “caso 3000”. La prossima settimana la polizia dovrebbe raccomandare ai giudici di indagare ufficialmente Netanyahu per il “caso 1000”: è quello in cui il premier è sotto accusa per aver ricevuto regali per migliaia di shekels da un potente produttore cinematografico in cambio di raccomandazioni tutto sommato marginali. Arnon Milchan è un poderoso produttore di Hollywood di origine ebraica; un uomo ricco e di successo, con un passato di agente segreto, che ha prodotto fra gli altri “Pretty woman” e “C’era una volta in America”. L’uomo però non aveva un visto di residenza stabile negli Usa. Per aiutarlo, Netanyahu addirittura intervenne 3 volte di persona con il Segretario di Stato John Kerry.
Per 6-7 anni nelle ricostruzioni dei poliziotti Milchan ha letteralmente inondato la casa di Netanyahu di cassette di vini, champagne e di scatole di sigari pregiatissimi. Il premier ha sempre detto che “erano regali fra amici”, ma da pochi giorni è venuta fuori una testimonianza imbarazzante: la moglie del premier, Sarah, di continuo chiedeva alla segretaria di Milchan di far consegnare gli omaggi in scatole ben chiuse, sigillate e da cui non fosse possibile individuare il contenuto. Trasformando questi regali, agli occhi dell’opinione pubblica israeliana, in qualcosa che andava al di là dei semplici regali.
Il “caso 2000” è leggermente più imbarazzante: Netanyahu qui avrebbe manovrato per danneggiare il giornale della free press “Israel Hayom”, il fenomeno editoriale degli ultimi anni in Israele. Questo a favore degli interessi di un altro grande giornale moderato, “Yediot Aharonot”. In questa inchiesta Netanyahu è sospettato di aver aiutato l’editore Yediot, Arnon Mozes, contro quello di Israel Hayom, il milionario Sheldon Adelson, per garantirsi una copertura favorevole. Il premier quindi non avrebbe incassato denaro, ma favori politici o giornalistici, comunque un comportamento su cui probabilmente i giudici saranno chiamati a decidere.
Il caso più serio è invece il “3000”, quello della vendita di sottomarini tedeschi Dolphins a Israele. Il caso implicherebbe il pagamento di vere e proprie tangenti, anche rilevanti; coinvolge un legale che era l’anima nera del premier e soprattutto riguarda una questione di sicurezza Nazionale: eventuali tangenti per armi che servono a difendere Israele.
Nel settembre 2017 seguendo l’inchiesta la polizia ha arrestato l’ex capo dello staff del premier, David Sharan. Con lui sono stati fermati e interrogati un ex capo della Marina israeliana, l’ex capo di una unità di commando della marina e un ex ministro. L’inchiesta sta andando avanti fra mille difficoltà: la polizia ha fatto di Sharan un testimone di giustizia, ma molti dei passaggi di danaro riscontrati fino ad ora sono stati pagati e fatturati con un giro di consulenze e ricevute che potrebbe rendere poco chiaro l’eventuale coinvolgimento del primo ministro. Da mercoledì sera lo scontro che Netanyahu ha deciso di aprire con tutta la polizia di fatto ha messo in serio pericolo la sua capacità di sopravvivere politicamente, anche se la polizia decidesse di non mettere il “caso 3000” sul tavolo dei giudici.
Dopo la riunione con i suoi ufficiali, il generale Alsheich è comparso in televisione nel programma “Uvda” (i fatti) della famosa giornalista israeliana di origine argentina Ilana Dayan. Il Capo della polizia ha parlato a lungo del lavoro di indagine su Netanyahu, senza entrare in particolari, ma ha aggiunto una rivelazione molto inquietante: «Ci sono forze molto potenti che hanno provato a fare spiare attorno alla nostra inchiesta», ovvero che qualcuno ha assunto investigatori privati che seguissero il lavoro della polizia. A sua volta la polizia israeliana avrebbe seguito queste spie private e avrebbe delle prove sulla loro attività.
Mercoledì, attorno a mezzanotte, Netanyahu ha postato un commento su Facebook: «E’ traumatizzante scoprire che il capo della polizia ha ripetuto insinuazioni false secondo cui il primo ministro Netanyahu ha inviato detective privati contro gli investigatori della polizia». Netanyahu ha messo in dubbio che l’attuale dirigenza della polizia sia in grado di investigare serenamente su di lui, e ha poi dato il via a una serie di attacchi di membri del suo partito. David Amsalem, il capogruppo parlamentare del Likud e dei partiti che sostengono il governo, ha parlato apertamente di “un colpo di stato della polizia contro Netanyahu, lo considerano un nemico personale e stanno provando a farlo dimettere».
Immediatamente l’opposizione si è schierata dalla parte della polizia, contro Netanyahu. Avi Gabbay, leader dei laburisti, dice che «neppure il peggior criminale avrebbe trattato la polizia come ha fatto Netanyahu». Yair Lapid, capo di un partito laico “Yesh Atid”, dice che «l’attacco di Netanyahu prima della pubblicazione delle decisioni della polizia è un atto disperato contro lo stato di diritto, contro la polizia che protegge tutti quanti noi». Ehud Barak, ex premier laburista ed ex ministro della Difesa proprio con Netanyahu parla di «un attacco isterico contro il capo della polizia, all’improvviso stress e isteria guidano l’azione politica di Bibi. E’ impossibile che continui a guidare il paese in queste condizioni».
Ma qual è l’antefatto, quali sono le inchieste in cui è coinvolto il premier? I dossier sono stati battezzati “caso 1000”, “caso 2000” e “caso 3000”. La prossima settimana la polizia dovrebbe raccomandare ai giudici di indagare ufficialmente Netanyahu per il “caso 1000”: è quello in cui il premier è sotto accusa per aver ricevuto regali per migliaia di shekels da un potente produttore cinematografico in cambio di raccomandazioni tutto sommato marginali. Arnon Milchan è un poderoso produttore di Hollywood di origine ebraica; un uomo ricco e di successo, con un passato di agente segreto, che ha prodotto fra gli altri “Pretty woman” e “C’era una volta in America”. L’uomo però non aveva un visto di residenza stabile negli Usa. Per aiutarlo, Netanyahu addirittura intervenne 3 volte di persona con il Segretario di Stato John Kerry.
Per 6-7 anni nelle ricostruzioni dei poliziotti Milchan ha letteralmente inondato la casa di Netanyahu di cassette di vini, champagne e di scatole di sigari pregiatissimi. Il premier ha sempre detto che “erano regali fra amici”, ma da pochi giorni è venuta fuori una testimonianza imbarazzante: la moglie del premier, Sarah, di continuo chiedeva alla segretaria di Milchan di far consegnare gli omaggi in scatole ben chiuse, sigillate e da cui non fosse possibile individuare il contenuto. Trasformando questi regali, agli occhi dell’opinione pubblica israeliana, in qualcosa che andava al di là dei semplici regali.
Il “caso 2000” è leggermente più imbarazzante: Netanyahu qui avrebbe manovrato per danneggiare il giornale della free press “Israel Hayom”, il fenomeno editoriale degli ultimi anni in Israele. Questo a favore degli interessi di un altro grande giornale moderato, “Yediot Aharonot”. In questa inchiesta Netanyahu è sospettato di aver aiutato l’editore Yediot, Arnon Mozes, contro quello di Israel Hayom, il milionario Sheldon Adelson, per garantirsi una copertura favorevole. Il premier quindi non avrebbe incassato denaro, ma favori politici o giornalistici, comunque un comportamento su cui probabilmente i giudici saranno chiamati a decidere.
Il caso più serio è invece il “3000”, quello della vendita di sottomarini tedeschi Dolphins a Israele. Il caso implicherebbe il pagamento di vere e proprie tangenti, anche rilevanti; coinvolge un legale che era l’anima nera del premier e soprattutto riguarda una questione di sicurezza Nazionale: eventuali tangenti per armi che servono a difendere Israele.
Nel settembre 2017 seguendo l’inchiesta la polizia ha arrestato l’ex capo dello staff del premier, David Sharan. Con lui sono stati fermati e interrogati un ex capo della Marina israeliana, l’ex capo di una unità di commando della marina e un ex ministro. L’inchiesta sta andando avanti fra mille difficoltà: la polizia ha fatto di Sharan un testimone di giustizia, ma molti dei passaggi di danaro riscontrati fino ad ora sono stati pagati e fatturati con un giro di consulenze e ricevute che potrebbe rendere poco chiaro l’eventuale coinvolgimento del primo ministro. Da mercoledì sera lo scontro che Netanyahu ha deciso di aprire con tutta la polizia di fatto ha messo in serio pericolo la sua capacità di sopravvivere politicamente, anche se la polizia decidesse di non mettere il “caso 3000” sul tavolo dei giudici.