Wolff: “Trump finirà male, vedrete”
Federico Rampini , dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINIL'autore di "Fuoco e Furia", che esce ora in Italia. "Alla Casa Bianca si sfogavano tutti con me"
NEW YORK. Ha venduto due milioni di copie in un mese solo negli Stati Uniti. Ha provocato una rissa fra Donald Trump e la sua anima nera Steve Bannon. Ha fornito una "pistola fumante" o prova del delitto, forse, per l'inchiesta del Russiagate sulla collusione Trump-Putin (è Bannon che definisce "tradimento" una riunione segreta fra i russi, il figlio e il genero del candidato repubblicano, dentro la Trump Tower). Più tanti dettagli sconcertanti sull'uomo più potente del mondo e i giudizi feroci che ne danno i suoi presunti amici, consiglieri, collaboratori. Tutto questo è all'attivo di "Fuoco e Furia", e scusate se è poco. Esce ora in Italia, dopo aver sconvolto l'America, il saggio-rivela-tutto sulla Casa Bianca. È stato definito come The House of Cards dell'era trumpiana, visto che la serie televisiva originale è superata dalla realtà.
Michael Wolff per me è u…
Michael Wolff per me è u…
NEW YORK. Ha venduto due milioni di copie in un mese solo negli Stati Uniti. Ha provocato una rissa fra Donald Trump e la sua anima nera Steve Bannon. Ha fornito una "pistola fumante" o prova del delitto, forse, per l'inchiesta del Russiagate sulla collusione Trump-Putin (è Bannon che definisce "tradimento" una riunione segreta fra i russi, il figlio e il genero del candidato repubblicano, dentro la Trump Tower). Più tanti dettagli sconcertanti sull'uomo più potente del mondo e i giudizi feroci che ne danno i suoi presunti amici, consiglieri, collaboratori. Tutto questo è all'attivo di "Fuoco e Furia", e scusate se è poco. Esce ora in Italia, dopo aver sconvolto l'America, il saggio-rivela-tutto sulla Casa Bianca. È stato definito come The House of Cards dell'era trumpiana, visto che la serie televisiva originale è superata dalla realtà.
Michael Wolff per me è una vecchia conoscenza. Lo scrivo per trasparenza ma soprattutto per dare il senso di una parabola storica vertiginosa compressa in una ventina di mesi. L'ultima volta che ci frequentammo a lungo fu durante la convention democratica di Philadelphia, estate 2016. Neppure lui allora poteva prevedere il corso degli eventi; tanto meno l'improbabile simbiosi che lo avrebbe incollato a Trump; né l'alluvione di royalties che ne avrebbe fatto un autore più vicino alla categoria dei Dan Brown che dei reporter. Lo incontro per questa intervista esclusiva a casa sua, a pochi isolati dalla redazione di Repubblica nel Village.
Che botto. La prima domanda è obbligata. Sorpreso?
"Certo. Mi aspettavo che il libro provocasse reazioni, ma quel che è accaduto in seguito alla sua uscita è inaudito. Evidentemente soddisfa un enorme bisogno di capire questo personaggio. Forse non altera i giudizi che già si erano formati su di lui, però leggendolo si ha l'impressione di essere là dentro".
Appunto: là dentro. Che cosa diavolo è venuto in mente a Trump? Come ha potuto lasciarti entrare alla Casa Bianca, bazzicarne i corridoi per mesi, ficcare il naso, raccogliere confidenze, per poi svuotare il sacco? Ingenuità? Inesperienza? Incoscienza?
"Tutto questo e di più. Ha pesato la totale disorganizzazione di questa Casa Bianca. E anche la mia personalità. Io non sono il classico giornalista politico. Sono un vecchio scrittore da magazine. Non mi occupo di contenuti, programmi di governo. Mi sono seduto là dentro e sono stato ad ascoltare. Senza un obiettivo preciso, davvero. Non mi interessava scrivere di politica, volevo assorbire gli odori. E a quelli là piaceva parlarmi. Cercavano qualcuno con cui sfogarsi".
La figura di Bannon è centrale nel libro, come lo è stata per tutta la campagna elettorale di Trump. Ora questo personaggio demoniaco, simpatizzante dell'estrema destra razzista e suprematista, è davvero uscito di scena per sempre? Dopo lo shock del libro la rottura con il presidente è totale?
"Quel che è successo a Bannon è la conseguenza di una serie di errori di calcolo. Lui pensava di far vincere il candidato estremista Roy Moore nell'elezione senatoriale dell'Alabama a dicembre (Moore invece fu battuto da un democratico, ndr). Bannon ne sarebbe uscito come un "king-maker", colui che incorona i vincitori, e Trump che si era dissociato dall'operazione sarebbe stato il perdente. Bannon aveva già deciso di rompere con Trump perché si era convinto che questo presidente non era abbastanza fedele alla sua agenda. Ora per lui vedo diversi scenari. Potrebbe perfino tornare alla Casa Bianca, perché in realtà è probabile che Trump abbia bisogno di lui. Oppure Bannon può distruggere Trump, in una battaglia per il controllo della destra radicale. O infine potrebbe dedicarsi a costruire una Internazionale Populista, che lui considera un'altra sua missione storica".
Dovendo riassumere l'impatto più forte di "Fuoco e Furia": è la dimostrazione definitiva, direi quasi scientifica, che Trump non è adatto a fare il presidente. E allora? Il prossimo capitolo da scrivere, logicamente, quale sarebbe? L'impeachment? O la sua interdizione-sostituzione orchestrata da tutti gli altri membri del governo usando il 25esimo emendamento della Costituzione (quello che fu pensato, in realtà, per un presidente incapace d'intendere e di volere in seguito a un attentato)?
"Che fosse inadatto alla presidenza era evidente già prima, la novità del mio libro sta nel dimostrare che lo pensano anche quelli che lavorano con lui, per lui. Quelli da cui lui dipende per governare. Sugli scenari, concordo con Bannon il quale li divide in tre probabilità eguali. Un terzo di probabilità per l'impeachment. Un terzo per il 25esimo emendamento. Un terzo di probabilità che lui sopravviva fino alla fine del suo mandato, zoppicando malamente. Zero probabilità che venga rieletto per un secondo mandato. La vera battaglia da qui al 2020 è questa: tra chi lo vuole tenere e chi vuol farlo fuori. Sarà sanguinosa".
In parte può dipendere dall'indagine sul Russiagate, per la quale "Fuoco e Furia" dà nuovo materiale al super-procuratore Robert Mueller.
"Sì, Mueller si sta concentrando sulla riunione alla Trump Tower di cui parlo nel libro. E sul comunicato con cui la Casa Bianca ha cercato di difendere Donald Junior. Prevedo che Mueller incriminerà sia il figlio, sia il primo genero Jared Kushner. Sul presidente, penso che Mueller pubblicherà un rapporto che lo accusa di ostruzione alla giustizia (reato da impeachment, ndr) e lascerà che sia il Congresso a trarne le conseguenze. Così l'elezione legislativa di novembre diventerà un referendum pro o contro l'impeachment".
Il caos alla Casa Bianca è continuato anche dopo la nomina del generale John Kelly come chief of staff. Avrebbe dovuto mettere ordine e disciplina, ora è nei guai pure lui.
"Il caos viene direttamente da Trump. E oggi ancora di più perché questa Casa Bianca si sta svuotando a furia di dimissioni. Due consiglieri altolocati sono Stephen Miller, che Bannon chiamava "il mio dattilografo", e la 29enne ex modella Hope Hicks".
Letto nel resto del mondo, "Fuoco e Furia" è inquietante per i colpi tremendi al mito americano. Dov'è finita la liberaldemocrazia che abbiamo spesso considerato come esemplare? Dove sono quelle istituzioni repubblicane che dovevano impedire la deriva da Basso Impero?
"Il tema è proprio questo. Si tratta di vedere se le nostre istituzioni repubblicane possono sopravvivere a Trump, se possono gestire e contenere il fenomeno Trump. Fin dal primo momento lui ha sfidato le istituzioni, le regole, la giustizia. Ha preso d'assalto quello che lui chiama il governo permanente, ciò che include la magistratura e l'Fbi. Ma questa era la posta in gioco fin dalla campagna elettorale: "noi popolo" contro l'establishment, lo Stato. Lui vuole spezzare le istituzioni. Io credo che le istituzioni spezzeranno lui. Ma di certo questa è una battaglia che avrà un vincitore e uno sconfitto. E il resto del mondo assisterà allo spettacolo, affascinato e attonito".
Michael Wolff per me è una vecchia conoscenza. Lo scrivo per trasparenza ma soprattutto per dare il senso di una parabola storica vertiginosa compressa in una ventina di mesi. L'ultima volta che ci frequentammo a lungo fu durante la convention democratica di Philadelphia, estate 2016. Neppure lui allora poteva prevedere il corso degli eventi; tanto meno l'improbabile simbiosi che lo avrebbe incollato a Trump; né l'alluvione di royalties che ne avrebbe fatto un autore più vicino alla categoria dei Dan Brown che dei reporter. Lo incontro per questa intervista esclusiva a casa sua, a pochi isolati dalla redazione di Repubblica nel Village.
Che botto. La prima domanda è obbligata. Sorpreso?
"Certo. Mi aspettavo che il libro provocasse reazioni, ma quel che è accaduto in seguito alla sua uscita è inaudito. Evidentemente soddisfa un enorme bisogno di capire questo personaggio. Forse non altera i giudizi che già si erano formati su di lui, però leggendolo si ha l'impressione di essere là dentro".
Appunto: là dentro. Che cosa diavolo è venuto in mente a Trump? Come ha potuto lasciarti entrare alla Casa Bianca, bazzicarne i corridoi per mesi, ficcare il naso, raccogliere confidenze, per poi svuotare il sacco? Ingenuità? Inesperienza? Incoscienza?
"Tutto questo e di più. Ha pesato la totale disorganizzazione di questa Casa Bianca. E anche la mia personalità. Io non sono il classico giornalista politico. Sono un vecchio scrittore da magazine. Non mi occupo di contenuti, programmi di governo. Mi sono seduto là dentro e sono stato ad ascoltare. Senza un obiettivo preciso, davvero. Non mi interessava scrivere di politica, volevo assorbire gli odori. E a quelli là piaceva parlarmi. Cercavano qualcuno con cui sfogarsi".
La figura di Bannon è centrale nel libro, come lo è stata per tutta la campagna elettorale di Trump. Ora questo personaggio demoniaco, simpatizzante dell'estrema destra razzista e suprematista, è davvero uscito di scena per sempre? Dopo lo shock del libro la rottura con il presidente è totale?
"Quel che è successo a Bannon è la conseguenza di una serie di errori di calcolo. Lui pensava di far vincere il candidato estremista Roy Moore nell'elezione senatoriale dell'Alabama a dicembre (Moore invece fu battuto da un democratico, ndr). Bannon ne sarebbe uscito come un "king-maker", colui che incorona i vincitori, e Trump che si era dissociato dall'operazione sarebbe stato il perdente. Bannon aveva già deciso di rompere con Trump perché si era convinto che questo presidente non era abbastanza fedele alla sua agenda. Ora per lui vedo diversi scenari. Potrebbe perfino tornare alla Casa Bianca, perché in realtà è probabile che Trump abbia bisogno di lui. Oppure Bannon può distruggere Trump, in una battaglia per il controllo della destra radicale. O infine potrebbe dedicarsi a costruire una Internazionale Populista, che lui considera un'altra sua missione storica".
Dovendo riassumere l'impatto più forte di "Fuoco e Furia": è la dimostrazione definitiva, direi quasi scientifica, che Trump non è adatto a fare il presidente. E allora? Il prossimo capitolo da scrivere, logicamente, quale sarebbe? L'impeachment? O la sua interdizione-sostituzione orchestrata da tutti gli altri membri del governo usando il 25esimo emendamento della Costituzione (quello che fu pensato, in realtà, per un presidente incapace d'intendere e di volere in seguito a un attentato)?
"Che fosse inadatto alla presidenza era evidente già prima, la novità del mio libro sta nel dimostrare che lo pensano anche quelli che lavorano con lui, per lui. Quelli da cui lui dipende per governare. Sugli scenari, concordo con Bannon il quale li divide in tre probabilità eguali. Un terzo di probabilità per l'impeachment. Un terzo per il 25esimo emendamento. Un terzo di probabilità che lui sopravviva fino alla fine del suo mandato, zoppicando malamente. Zero probabilità che venga rieletto per un secondo mandato. La vera battaglia da qui al 2020 è questa: tra chi lo vuole tenere e chi vuol farlo fuori. Sarà sanguinosa".
In parte può dipendere dall'indagine sul Russiagate, per la quale "Fuoco e Furia" dà nuovo materiale al super-procuratore Robert Mueller.
"Sì, Mueller si sta concentrando sulla riunione alla Trump Tower di cui parlo nel libro. E sul comunicato con cui la Casa Bianca ha cercato di difendere Donald Junior. Prevedo che Mueller incriminerà sia il figlio, sia il primo genero Jared Kushner. Sul presidente, penso che Mueller pubblicherà un rapporto che lo accusa di ostruzione alla giustizia (reato da impeachment, ndr) e lascerà che sia il Congresso a trarne le conseguenze. Così l'elezione legislativa di novembre diventerà un referendum pro o contro l'impeachment".
Il caos alla Casa Bianca è continuato anche dopo la nomina del generale John Kelly come chief of staff. Avrebbe dovuto mettere ordine e disciplina, ora è nei guai pure lui.
"Il caos viene direttamente da Trump. E oggi ancora di più perché questa Casa Bianca si sta svuotando a furia di dimissioni. Due consiglieri altolocati sono Stephen Miller, che Bannon chiamava "il mio dattilografo", e la 29enne ex modella Hope Hicks".
Letto nel resto del mondo, "Fuoco e Furia" è inquietante per i colpi tremendi al mito americano. Dov'è finita la liberaldemocrazia che abbiamo spesso considerato come esemplare? Dove sono quelle istituzioni repubblicane che dovevano impedire la deriva da Basso Impero?
"Il tema è proprio questo. Si tratta di vedere se le nostre istituzioni repubblicane possono sopravvivere a Trump, se possono gestire e contenere il fenomeno Trump. Fin dal primo momento lui ha sfidato le istituzioni, le regole, la giustizia. Ha preso d'assalto quello che lui chiama il governo permanente, ciò che include la magistratura e l'Fbi. Ma questa era la posta in gioco fin dalla campagna elettorale: "noi popolo" contro l'establishment, lo Stato. Lui vuole spezzare le istituzioni. Io credo che le istituzioni spezzeranno lui. Ma di certo questa è una battaglia che avrà un vincitore e uno sconfitto. E il resto del mondo assisterà allo spettacolo, affascinato e attonito".