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Thailandia, off limits la spiaggia di Di Caprio

Maya bay deve la sua fama al film The Beach. Da allora è stata però presa d'assalto dai turisti, soprattutto cinesi. Ma adesso l'invasione delle barche, la costruzione di alberghi e i rifiuti in mare hanno costretto il governo a decretarne la chiusura per almeno tre mesi
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BANGKOK - Quando vide Maya bay sull’isola thailandese di Phi Phi Leh il regista Danny Boyle fu certo di aver trovato la perfetta location per ricreare sullo schermo le atmosfere di un paradiso incontaminato come quello descritto nel romanzo "The beach" di Alex Garland. Ma forse non immaginava che l’uscita della pellicola con protagonista il giovane e talentuoso Leonardo Di Caprio avrebbe decretato la fine di quell’eden, o quantomeno uno stato comatoso tale da aver consigliato le autorità thai a chiudere per qualche mese le spiagge e lo specchio d’acqua che ha fatto sognare decine di milioni di spettatori in tutto il mondo.

Dall’uscita del film nel 2000 si è riversata qui una massa di turisti che ha raggiunto la cifra di 5000 presenze al giorno con l’eccezione dei mesi successivi allo spaventoso tsunami abbattuto quattro anni dopo su Phi Phi e molte altre spiagge del sud est. La popolarità della baia di Maya, dal nome …
BANGKOK - Quando vide Maya bay sull’isola thailandese di Phi Phi Leh il regista Danny Boyle fu certo di aver trovato la perfetta location per ricreare sullo schermo le atmosfere di un paradiso incontaminato come quello descritto nel romanzo "The beach" di Alex Garland. Ma forse non immaginava che l’uscita della pellicola con protagonista il giovane e talentuoso Leonardo Di Caprio avrebbe decretato la fine di quell’eden, o quantomeno uno stato comatoso tale da aver consigliato le autorità thai a chiudere per qualche mese le spiagge e lo specchio d’acqua che ha fatto sognare decine di milioni di spettatori in tutto il mondo.

Dall’uscita del film nel 2000 si è riversata qui una massa di turisti che ha raggiunto la cifra di 5000 presenze al giorno con l’eccezione dei mesi successivi allo spaventoso tsunami abbattuto quattro anni dopo su Phi Phi e molte altre spiagge del sud est. La popolarità della baia di Maya, dal nome della dèa dell’illusione e della morte che tentò il Buddha durante le sue meditazioni, fu tale che divenne “La Spiaggia" per eccellenza, destinazione regina per le grandi agenzie turistiche come per i viaggiatori solitari in cerca di pace e natura.

Ma nonostante i miliardi guadagnati in valuta pregiata, il governo di Bangkok non ha potuto rinviare una decisione invocata da tempo dagli ambientalisti e dalle stesse popolazioni locali preoccupate dal fenomeno del rapido decadimento della incantevole barriera corallina minacciata dal cemento degli hotel sul mare, dagli ancoraggi delle migliaia di imbarcazioni che fanno avanti e indietro dalla vicina Phuket e dalle tonnellate di rifiuti di plastica gettati in mare ogni giorno. Per ora il divieto di attracco e pernottamento varrà tra giugno e settembre, bassa stagione  turistica, e secondo i critici non sarà sufficiente a ristabilire l’ecosistema danneggiato. Ma è un primo passo considerato inevitabile prima di studiare il modo di limitare gli arrivi anche durante i picchi invernali.

A rendere la situazione particolarmente allarmante è stato per ultimo il fenomeno degli arrivi in comitive dei visitatori cinesi che hanno scoperto a loro volta la Thailandia attraverso un altro film di cassetta nel Paese comunista. "Lost in Thailand", diretto da Xu Zheng, parla delle avventure di tre uomini cinesi uno dei quali esplora con pochi soldi la nazione mostrando ai compatrioti le meraviglie del Paese dei sorrisi. Fu il primo film cinese a battere gli incassi di Titanic, per coincidenza l’altro film che rese celebre Leonardo Di Caprio oltre a The Beach.

La chiusura imposta a Maya bay riporta con i piedi a terra la stessa industria turistica internazionale che - tranne poche e significative eccezioni di agenzie che addirittura la sconsigliano - ha continuato a promuovere questa spiaggia e altre destinazioni ormai sovraffollate, dove per prendere un selfie senza decine di teste tra l’obiettivo, la sabbia bianca e le acque turchesi occorre recarsi al mattino molto presto.

La chiusura di Maya Bay non è l'unico tentativo delle autorità thai di proteggere i suoi paesaggi più spettacolari dai danni causati dal turismo. Dopo la chiusura di Koh Tachai nelle isole Similan, un divieto di fumo con multe salate e perfino un anno di carcere vige già da alcuni mesi in alcune delle spiagge più rinomate lungo la costa delle Andamane e il golfo della Thailandia. Secondo un docente della Facoltà di pesca dell'università Kasetsart di Bangkok, quasi l'80% delle barriere coralline della Thailandia è già stato distrutto per gli stessi problemi che assillano Maya bay. Ma il turismo è troppo importante in Thailandia per vedere misure ancora più drastiche della chiusura temporanea di singole spiagge. Dallo tsunami del 2004 il numero di visitatori è triplicato e lo scorso anno ha superato i 35 milioni di arrivi con introiti pari al 18% del prodotto interno del Paese. Il Paradiso puo’ attendere.