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Un edificio di Ghouta bombardato dall’esercito governativo siriano 

Siria, i mercenari di Mosca contro le mire di Erdogan

Ankara proclama: “Andremo fino in fondo ad Afrin”. Ma Assad ora conta sull’aiuto di Putinmedio
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Di che cosa stiamo parlando

Dopo più di un mese di combattimenti e stragi di civili, le battaglie di Afrin e di Ghouta riportano il dramma siriano al centro dell'attenzione. Le forze fedeli al presidente Assad colpiscono i ribelli a Ghouta e hanno raggiunto Afrin per contenere con i curdi l'avanzata turca. Questa zona di confine tra Siria e Turchia è molto pericolosa per gli equilibri regionali perché lì agiscono anche milizie sostenute dagli Usa e forze russe e filorusse. Il groviglio di interessi e forze fa temere una guerra tra potenze regionali, se non mondiali.


"Aspettiamo il nostro turno di morire". Alla quarta notte di assedio i residenti di Ghouta, il distretto ribelle a est di Damasco che ha già visto cinquanta bambini annientati in un pugno di ore, guardano con ansia a soccorsi della Croce Rossa che possano finalmente entrare fra le macerie. Altre dieci sono le vittime dell'ultimo bombardamento lanciato dal governo d…

Di che cosa stiamo parlando

Dopo più di un mese di combattimenti e stragi di civili, le battaglie di Afrin e di Ghouta riportano il dramma siriano al centro dell'attenzione. Le forze fedeli al presidente Assad colpiscono i ribelli a Ghouta e hanno raggiunto Afrin per contenere con i curdi l'avanzata turca. Questa zona di confine tra Siria e Turchia è molto pericolosa per gli equilibri regionali perché lì agiscono anche milizie sostenute dagli Usa e forze russe e filorusse. Il groviglio di interessi e forze fa temere una guerra tra potenze regionali, se non mondiali.


"Aspettiamo il nostro turno di morire". Alla quarta notte di assedio i residenti di Ghouta, il distretto ribelle a est di Damasco che ha già visto cinquanta bambini annientati in un pugno di ore, guardano con ansia a soccorsi della Croce Rossa che possano finalmente entrare fra le macerie. Altre dieci sono le vittime dell'ultimo bombardamento lanciato dal governo di Assad. Finora i morti sono 310, 1.550 i feriti.

"Una tragedia umanitaria che si sta consumando di fronte ai nostri occhi", commenta il segretario generale Onu, Antonio Guterres. "I feriti stanno morendo, semplicemente perché non possono essere curati in tempo", spiega la responsabile locale della Croce Rossa, Marianne Gasser. "Devono affrontare una morte lenta e dolorosa", precisa l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein.

A nord, il secondo fronte siriano, quello di Afrin dove l'offensiva turca prosegue, sono 14 i civili periti negli attacchi turchi di ieri nell'enclave controllata dai curdi dello Ypg, le Unità di protezione popolare. Ankara continuerà le operazioni militari, ha annunciato il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, malgrado sul campo si assista ad "accordi sporchi, accordi oscuri". Il riferimento è all'intesa, smentita dai curdi, fra loro e Damasco per far dispiegare nell'area le forze filo-Assad, non a caso ieri protagonisti di nuovi corposi arrivi.

Gli occhi di tutti si concentrano sulle mire del Sultano. Da oltre un mese l'esercito turco conduce l'offensiva su Afrin, controllata dalle milizie dello Ypg, considerate da Ankara legate al Pkk e "nuovo quartier generale del terrore". L'obiettivo dichiarato, terminata l'operazione "Ramoscello d'ulivo", è quello di spostarsi a est, nell'altro cantone siriano di Manbji, dove già i turchi hanno intimato ai soldati americani di levare le tende, ottenendo un netto rifiuto. È chiaro però che gli obiettivi del Sultano sono più ampi, e che la Turchia punta a perseguire il suo sogno ottomano anche con mire espansioniste.

Il piede turco in Siria si lega perciò con i moniti lanciati ad Assad dal portavoce di Erdogan: "Se riproveranno ad attaccarci ad Afrin ci saranno nuove conseguenze. Nessun dialogo politico con Damasco, anche se in condizioni straordinarie l'intelligence turca può aprire un canale". E a proposito delle bombe nell'area orientale del distretto di Ghouta: "Chiediamo al regime siriano di porre fine al più presto a questi attacchi".

Ma il pulpito da cui vengono le parole di Ankara finisce per scontrarsi con il disegno russo. Vladimir Putin ascolta Erdogan spiegargli di "volere andare fino in fondo" su Afrin, però sostiene Assad e invia anzi migliaia di mercenari (non meno di 3.600 quelli presenti) a fianco delle forze governative siriane. Difatti il suo ministro Lavrov dice che la situazione dell'enclave invasa può essere risolta "solo rispettando la sovranità della Siria" e la sua "integrità territoriale", mentre "tutti gli attori esterni dovrebbero rendersi conto della necessità di dialogare con Damasco". Un nodo più che intricato.