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Aleksej Navalnyj: “Putin è un monarca assoluto ma la Ue è sua complice”

L'avvocato leader di un movimento che si batte contro la corruzione non potrà partecipare alle elezioni presidenziali, e rischia ogni giorno l'arresto. Ma sta lavorando alla nascita di un vero partito e spiega perché, grazie alla tecnologia e a metodi democratici, può essere l'unica opposizione al presidente
12 minuti di lettura
DI CHE COSA STIAMO PARLANDO. Aleksej Navalnyj è il convitato di pietra delle presidenziali russe che si terranno tra dieci giorni: dopo aver fatto campagna in tutta la Russia, è stato escluso dalla corsa a causa dei suoi precedenti penali. Negli ultimi mesi, è stato l'unico capace di mobilitare la gente in piazza contro il Cremlino. L'ultima volta il 28 gennaio, per invitare a boicottare le "elezioni farsa" che consacreranno Vladimir Putin per un quarto mandato.
 
MOSCA. Nella parete nero lavagna, c'è un foro. "C'era un quadro. Solo che di recente è caduto. Mi chiedevano spesso quale forza avessi alle mie spalle. Ed, ecco, vi faccio vedere. È la famosa foto del V Congresso di Solvay, il più importante ritrovo dei fisici quantistici e dei migliori cervelli della storia dell'umanità. Sono loro a ispirarmi". Siamo nello studio di Aleksej Navalnyj, nel suo quartier generale al quinto piano…
DI CHE COSA STIAMO PARLANDO. Aleksej Navalnyj è il convitato di pietra delle presidenziali russe che si terranno tra dieci giorni: dopo aver fatto campagna in tutta la Russia, è stato escluso dalla corsa a causa dei suoi precedenti penali. Negli ultimi mesi, è stato l'unico capace di mobilitare la gente in piazza contro il Cremlino. L'ultima volta il 28 gennaio, per invitare a boicottare le "elezioni farsa" che consacreranno Vladimir Putin per un quarto mandato.
 
MOSCA. Nella parete nero lavagna, c'è un foro. "C'era un quadro. Solo che di recente è caduto. Mi chiedevano spesso quale forza avessi alle mie spalle. Ed, ecco, vi faccio vedere. È la famosa foto del V Congresso di Solvay, il più importante ritrovo dei fisici quantistici e dei migliori cervelli della storia dell'umanità. Sono loro a ispirarmi". Siamo nello studio di Aleksej Navalnyj, nel suo quartier generale al quinto piano di un centro business nel Sud di Mosca. Accanto, in una stanza quasi spoglia dalle grandi vetrate, ragazzi ticchettano sulle tastiere. Su uno stretto corridoio si affaccia anche lo studio da cui vanno in onda le video-inchieste sulla corruzione dell'élite putiniana, il cavallo di battaglia dell'avvocato quarantunenne diventato il solo volto riconoscibile dell'esangue opposizione russa. Jeans e camicia a quadri, Navalnyj sembra rilassato per uno che non sa neppure se il giorno delle presidenziali sarà in cella o in libertà.

Aleksej Navalnyj, che progetti ha per il 18 marzo? Sa già dove sarà?
"Voglio aprire un centro di lavoro a Mosca con gli osservatori: una sorta di quartier generale per osservare lo scrutinio e denunciare i brogli. Ma la polizia, si sa, molto spesso cambia i miei progetti. Da un momento all'altro potrebbero mettermi agli arresti per 30 giorni per la manifestazione non autorizzata del 28 gennaio. Ma, a quanto pare, il Cremlino non ha ancora deciso se il 18 marzo sarò libero o in prigione. Fissano la data del processo e poi la cambiano".
 
IL FUTURO DEL MOVIMENTO
 
Durante la campagna elettorale ha aperto uffici in 84 città. Che cosa intende farne dopo le presidenziali?
"È il nostro principale traguardo al termine di una campagna che non si è concretizzata in una candidatura. Per la prima volta nella storia moderna russa, abbiamo creato un movimento di massa che ha rappresentanze in tutte le principali città del Paese e, cosa più importante, attivisti reali contro il regime e per uno sviluppo all'europea. Persino nelle città considerate profondamente filo-putiniane, come Novokuznetsk, siamo stati in grado di mobilitare più gente alle nostre manifestazioni che a quelle organizzate dai sindaci. Il nostro compito principale è conservare questa struttura e trasformarla in una organizzazione politica. Di fatto è già un partito, anche se non ce lo lasciano registrare. Purtroppo non ci possiamo permettere di mantenere aperti tutti e 84 gli uffici. È troppo caro. Ne lasceremo in vita solo 25, quelli più grandi e più attivi".

Come finanziate questa struttura? Bastano davvero le donazioni che raccogliete grazie al crowdfunding? Non avete grandi sponsor?
"Siamo una grande organizzazione politica, ma non siamo ricchi. La nostra attività e la nostra vita sono piuttosto modeste. Tutti i nostri rendiconti sono online. Una donazione media è pari a 500 rubli. Al 5 febbraio abbiamo raccolto 300 milioni di rubli. Non sono molti per una campagna elettorale all'interno di un Paese così vasto. Ma è la nostra grande forza. Siamo l'unica organizzazione in grado di ricevere donazioni da decine di migliaia di persone. Siamo grati a tutte loro. È questo che ci rende così scomodi e invulnerabili. Non possono fermarci proprio perché non abbiamo un grande sponsor, un unico canale di finanziamento. Naturalmente i soldi sui nostri conti vengono bloccati con regolarità. Ma il nostro sistema di finanziamento al momento continua a funzionare".

Ksenia Sobchak, una delle candidate alle presidenziali e vostra compagna di lotta ai tempi delle manifestazioni in piazza Bolotnaja, vuole creare un nuovo partito liberale dopo le elezioni. Vi unirete a lei?
"Non abbiamo alcun progetto in comune con lei. La sua attività politica è ipocrita. È un soldato di Putin che lavora per lui in queste elezioni. La Russia non ha bisogno di unificare le opposizioni esistenti. La Russia ha bisogno di creare una nuova opposizione. Un movimento reale d'opposizione come quello rappresentato da noi potrebbe ottenere il 30% dei voti in qualsiasi grande città. Invece il Cremlino lascia scendere in campo solo le formazioni che non vanno oltre l'uno o il due percento. Per il Cremlino è importante che gli oppositori esistano, ma sembrino piccoli e marginali. Come Sobchak o il candidato Grigorij Javlinskij. Di fatto, non criticano mai Putin.

"Sobchak non fa che parlare di me, cerca di strumentalizzare il mio nome. Dovrebbe parlare di Putin. Dovrebbe criticare Putin. Questa gente che si fa passare per politico liberale d'opposizione, ma non fa altro che fare il gioco del Cremlino a queste elezioni, provoca la mia indignazione. E anche irritazione, perché un tempo è stata con me sullo stesso palco. Ma non vediamo nessuna prospettiva in una collaborazione con questi liberali creati appositamente da Putin per essere schiacciati. Preferiamo concentrarci sulla creazione di un grande partito d'opposizione capace di pretendere la maggioranza dei voti".

Come intende farlo?
"Sabato avremmo dovuto svolgere un congresso del partito. Stiamo cercando di creare una struttura formale e ottenere la licenza. Siamo già al settimo tentativo. Ogni nostra domanda viene respinta. Uno dei problemi nell'amministrare una struttura grande come la nostra è riuscire a garantire che all'interno ci sia democrazia, fare in modo che diventi un ascensore sociale. E noi, da fautori della democrazia "cloud", intendiamo implementare questi meccanismi. La scelta del presidente e dei membri del consiglio non coinvolgerà solo una stretta cerchia di persone che sta dentro a uno studio, ma tutti i membri del movimento.

"Cercheremo di usare i meccanismi moderni: il blockchain, la votazione online e così via. Parliamo di blockchain non perché è una parola alla moda, ma perché costa poco e funziona. Siamo all'avanguardia tecnologica perché siamo costretti. Non possiamo usare i meccanismi tradizionali. Non abbiamo giornali. Non abbiamo canali tv. Non abbiamo un partito politico con cui poter partecipare alle elezioni. Non mi lasciano candidare. Siamo vittime di raid e sequestri".

"Spesso ci paragonano al Movimento5Stelle. Per noi sono molto interessanti i loro meccanismi, a prescindere dalla loro ideologia. Organizzano incontri con gli elettori, usano in modo attivo YouTube. Solo che in Italia YouTube si usa per aggirare la tv nazionale, mentre noi lo usiamo perché non può essere bloccato, almeno per il momento.

"Dal punto di vista dei meccanismi di lavoro, guardo all'esperienza di tutti i partiti e i movimenti che si pronunciano contro l'establishment preesistente. Ad esempio, il "Tea Party" americano: ideologicamente non ci è per niente vicino, ma i meccanismi di organizzazione autonoma delle piccole comunità sono molto interessanti. A volte non sono applicabili qui. I comizi che fa Grillo in Italia, ad esempio, non si possono svolgere in Russia. Non solo perché io non ho il suo talento da comico, ma semplicemente perché non ce li lasciano svolgere. I comizi di Grillo non vengono dispersi. Grillo non viene arrestato ogni volta. Mentre da noi succede spesso. Comunque sia, cerchiamo sempre di guardare alle esperienze d'avanguardia. Per esempio, il nostro sistema di finanziamento o le nostre newsletter sono ispirate alla campagna elettorale di Obama del 2004".

E, ideologicamente, in quale forza politica occidentale si riconosce?
"Ogni tanto me lo chiedo anch'io. Ma il problema è che le etichette ideologiche europee tradizionali non sono assolutamente applicabili in Russia. Ad esempio: in Russia i comunisti si definiscono "di sinistra", mentre per un europeo i comunisti russi sarebbero conservatori di destra, per di più conservatori di destra di stampo religioso perché spesso vanno in giro con le icone, cosa inimmaginabile per uno della sinistra europea. In Russia il partito "liberal democratico" è quello del nazionalista Zhirinovskij, il che sembra una presa in giro. Quelli che qui si definiscono "liberali" sono personaggi strani che farebbero impazzire i liberali europei. In Russia purtroppo, come forse in qualsiasi altro Paese autoritario, è tutto diverso".

Ma lei si considera un liberale?
"Sono stato membro del partito Jabloko, che si ritiene un partito liberale. Poi molti mi hanno chiamato nazionalista. È una delle domande che mi fanno spesso i giornalisti stranieri: "Lei è nazionalista?". Rispondo che sono tutte critiche che mi rivolge il Cremlino che evolvono nel tempo: nel 2007 ero un liberale che vende la patria, poi sono diventato un nazionalista di estrema destra, ora siamo tornati alla fase in cui sono un liberale che vende la patria. Ma il mio pensiero non è cambiato. Credo che bisogna riunire tutti, anche i nazionalisti, per combattere il regime".

La struttura del suo movimento al momento sembra molto piramidale, Navalnocentrica se così si può dire...
"Non si può dire così. È solo che io ero il candidato presidente, è ovvio che sono il più visibile".

La domanda era un'altra: un domani chi potrebbe prendere le redini del suo movimento?
"I giornalisti stranieri mi chiedono sempre cosa succederà quando mi ammazzeranno... Lo può fare chiunque voglia farlo. Per portare avanti la lotta alla corruzione, per prendere in mano questa bandiera, non ci vuole nient'altro che il desiderio di farlo. E in quest'ufficio, nel nostro movimento, ci sono già tante persone che tengono questa bandiera insieme a me. Il problema è che lo spazio mediatico è troppo ristretto. Perciò si parla poco delle persone con cui lavoro. Ma fra di loro ci sono politici formidabili come Evgenij Roizman che è persino sindaco di una grande città come Ekaterinburg. Limitandoci all'interno della nostra struttura, c'è il capo della campagna Leonid Volkov, che attualmente si trova agli arresti; il direttore della Fondazione anti-corruzione Roman Rubanov, appena uscito dal carcere; Vladimir Ashurkov che si trova in esilio politico dopo essere stato costretto a emigrare; Serghej Aleksashenko che pure si trova all'estero. Naturalmente la forte pressione esercitata sull'opposizione restringe molto questa cerchia. Un tempo anche Aleksej Kudrin partecipava alle manifestazioni dell'opposizione, ora non ci si avvicina neanche".
 
IL SUO PROGRAMMA E LA POLITICA ESTERA
 
Supponiamo che sia eletto presidente, quali sarebbero le sue priorità?
"Prima di tutto bisogna adottare misure che fermino la riproduzione all'infinito di regimi autoritari in Russia. Per far ciò innanzitutto dobbiamo promuovere una riforma giudiziaria: fare in modo che i tribunali non dipendano dal potere esecutivo. Secondo: diminuire il numero di competenze del presidente trasferendole in parte al Parlamento. Terzo: fissare delle garanzie che tutelino la libertà di stampa".

E come risolverebbe l'impasse in Siria?
"La Russia deve appoggiare la coalizione internazionale contro l'Isis, senza dubbio, ma senza essere un attore del conflitto. Anche perché non ha senso. I musulmani russi sono perlopiù sunniti. Ai loro occhi il conflitto siriano è un conflitto tra sunniti e sciiti dove la Russia è dalla parte degli sciiti contro i sunniti. E questo porta alla radicalizzazione delle comunità musulmane nel nostro Paese. Molti nostri cittadini partono dal Caucaso per la Siria per combattere contro la coalizione internazionale e, di fatto, contro la Russia. La nostra partecipazione al conflitto è un'assurdità: reca danni a tutto il Paese. Bisogna far sì che i nostri cittadini non partano più per la Siria e limitare la nostra partecipazione a un conflitto che nessuno può vincere, perché il nemico cambia di volta in volta. E dobbiamo smettere di parlare con Assad, un leader illegittimo che terrorizza il suo popolo e ha usato persino armi chimiche contro i civili".

Ha seguito il discorso alla nazione di Putin sulle nuove armi nucleari?
"Mi è sembrato di esser tornato al 1984 quand'ero un giovane pioniere sovietico e vedevo il mio Paese lottare contro l'apparato militare americano. È stato un flashback. Solo che adesso sembra tutto più ridicolo. All'epoca questa propaganda anti-occidentale sembrava in qualche modo convincente. Oggi fa ridere perché, invece degli esemplari reali, Putin ha mostrato armi virtuali usando una grafica computerizzata che sembra uscita anch'essa dall'anno 1984. Certo, la Russia deve conservare e modernizzare il proprio arsenale nucleare. Bisogna mantenere la parità nucleare. È una garanzia, seppure antiquata, della sicurezza globale. Ma Putin non vuole lottare contro l'espansione della Nato. Cerca di soppiantare i problemi di politica interna con l'isteria per la politica internazionale. Lo fanno da sempre tutti i leader autoritari non appena c'è una crisi economica".

Che cosa pensa delle sanzioni imposte dall'Occidente nei confronti nella Russia nel 2014 dopo l'annessione della Crimea e l'inizio del conflitto in Est Ucraina?
"Queste sanzioni sono fatte in modo tale da non colpire nessuno. Tutti gli amici di Putin sono cittadini europei. Non abbiamo mai visto un caso di congelamento dei loro beni o di divieto di viaggiare in Europa. Il motivo è semplice. Purtroppo la corruzione russa è tale da riuscire a manipolare in modo piuttosto efficace l'opinione pubblica e persino molti politici in Europa. Non capisco, ad esempio, come la Germania possa tollerare che l'ex cancelliere Gerhard Schroeder sieda nel cda di Rosneft, la Svizzera permettere che il procuratore generale Jurij Chajka tenga lì il suo patrimonio o la Francia lasciare che il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov compri immobili a Parigi. Quando vado a Strasburgo, vengo pedinato anche più che a Mosca, com'è possibile? Vediamo una grande contraddizione: da un lato, un continuo dibattito sulla Russa e, dall'altro, braccia tese ai russi corrotti. Nonostante la retorica, l'establishment europeo non è pronto a fermarli. E questo ci dispiace tanto. I Paesi europei, in questo senso, sono complici. Sono altrettanto responsabili per quello che sta accadendo qui. Capiamo la necessità di un dialogo politico, ma solo se si mette una barriera alla corruzione, al denaro sporco. Lo si potrebbe fare, ma non si fa".

Da presidente, rimuoverebbe l'embargo sulle importazioni dei prodotti alimentari occidentali deciso come risposta alle sanzioni di Ue e Stati Uniti? 
"L'embargo ha una sola conseguenza: l'aumento dei generi alimentari per i russi. L'Ue non ha quasi perso niente. Le contro-sanzioni sono sanzioni contro i cittadini russi. Non hanno alcun senso. Le ruspe che distruggono i prodotti alimentari importati illegalmente dall'Europa sono un'assurdità in un Paese dove oltre 20 milioni di abitanti vivono sotto la soglia di  povertà. In Russia c'è un modo di dire popolare: "Se la Nato attacca, bombardiamo Voronezh". Allude al fatto che, in risposta alle minacce provenienti dall'Occidente, il governo di Putin per vendicarsi adotta misure che colpiscono i suoi cittadini. Ma uscire da questo regime di sanzioni è semplice. Basta rispettare gli accordi di Minsk. Fare quello che Putin ha siglato: ritirare le truppe e cessare la guerra nel Donbass".

Lei riconosce l'annessione della Crimea?
"L'ho già detto in passato. L'annessione della Crimea è stata illegale. È stato facile annettere la penisola commettendo un crimine. Però ora è difficile uscire da questa situazione. Oggi tre milioni di abitanti della Crimea hanno passaporti russi".

Ma è pronto a difendere i diritti dei Tatari di Crimea che subiscono repressioni perché non riconoscono l'annessione?
"Noi siamo un partito dei diritti umani e sosteniamo tutti i detenuti politici. Consideriamo prigionieri politici tutti coloro che finiscono in carcere per le loro convinzioni e ne chiediamo la liberazione immediata. La Russia diventa di giorno in giorno un Paese sempre più autoritario dove il presidente ha deciso di fare il monarca a vita e avere il potere assoluto. Le repressioni non faranno che aumentare. Secondo un rapporto dell'ong Agora, ogni otto giorni una persona viene sbattuta dietro le sbarre solo per un post, un "like" o una condivisione sui social network".

LA POLITICA INTERNA
 
Da presidente, tutelerebbe le minoranze etniche e le loro lingue?
"Le lingue vanno conservate. Se una lingua muore è impossibile rianimarla. La lingua bashkira e quella tatara, ad esempio, fanno parte del nostro retaggio culturale nazionale. Finanziando scuole, film, giornali nelle rispettive lingue, possiamo aiutarle a sopravvivere. In più queste minoranze chiedono un'autogestione locale. Il federalismo in Russia è falso e ipocrita. La Russia non è un Paese federato, ha una struttura di potere ultra-centralizzata. Con questa centralizzazione, i territori non decidono nulla. C'è bisogno non di sviluppare il federalismo, ma di favorire l'autogestione locale. I sindaci devono poter decidere, i governatori pure. Non è solo un problema di tatari, bashkiri o ceceni. Vale lo stesso per le città di Smolensk o Voronezh".

Ha detto più volte che bisognerebbe introdurre un regime di visti per gli immigrati dall'Asia centrale. Quanto sarebbe sostenibile economicamente? Chi occuperebbe i loro posti di lavoro?
"La crescita della produttività di lavoro porterà alla diminuzione dei posti di lavoro attualmente coperti dagli immigrati. Inoltre, introduzione del regime di visti per l'Asia centrale non significa espulsione automatica di tutti quelli che già lavorano qui. La Russia ha bisogno della forza lavoro degli immigrati. Ma i flussi vanno controllati. È una misura base per ripristinare l'ordine".
 
LE VIDEO INCHIESTE
 
Avete realizzato numerose video-inchieste sulla corruzione ai vertici del potere. Dove reperite le informazioni? Approfittate delle lotte intestine nei servizi segreti per ottenerle?
"I servizi segreti non sono un blocco omogeneo. All'interno c'è gente che non è cieca e capisce che la Russia è governata da un ristretto gruppo di persone super corrotte che non fanno altro che mentire e rubare, sono diventate milionarie e tengono i loro enormi capitali in Occidente. Ma, da quel capisco, all'interno dell'Fsb non esiste una "colonna liberale" e una "colonna non liberale". Per fare le nostre inchieste, in ogni caso, non abbiamo bisogno di fonti. La corruzione in Russia è talmente evidente che fare inchieste in merito è molto facile. Basta volerlo. Il 99% delle nostre inchieste si basa su informazioni disponibili a tutti e su riprese dall'alto. Può farle chiunque ne abbia il coraggio".

State preparando una video-inchiesta su Vladimir Putin?
"È un'informazione segreta. Non anticipiamo mai i nostri progetti. Ma tutti i nostri video sono su Putin: lo è l'inchiesta su Rotenberg o su Timchenko, perché sono suoi fedelissimi. La corruzione di Putin è particolare. Non ha una valigia con i contanti. Ha un circolo di familiari, amici e di persone di fiducia i cui beni sono di fatto suoi. È come la mafia italiana: una grande famiglia dove sono tutti miliardari. Putin è un monarca assoluto, uno zar. Che corruzione può esserci presso uno zar? Gli appartiene tutto".
 
LA  FAMIGLIA E I SEGUACI
 
Sua moglie e i suoi figli non le chiedono mai di abbandonare l'attività all'opposizione?
"La mia famiglia mi appoggia. Mia moglie ha persino pareri politici più estremisti dei miei. I miei figli, data la giovane età, hanno un modo loro di vedere le cose. Si divertono, ad esempio, a individuare gli agenti che ci pedinano. Li seguono con i loro telefonini, gli agenti si nascondono: per loro è un gioco. Come si dice? Se la vita ti ha dato un limone, fanne una spremuta".

E suo fratello Oleg, in carcere dal 2014, come sta?
"Continua a stare in galera benché ci sia un verdetto della Corte europea per i diritti umani che dice che è innocente e che le accuse sono false. Il suo rilascio è fissato in estate. Su tre anni, due e mezzo li ha passati in una cella singola. È un ostaggio. E non capiamo bene quale sarà il suo destino perché è un ostaggio personale del sistema putiniano e la situazione continua a essere complicata".

Tra i suoi seguaci vittime di persecuzioni ci sono anche molti minorenni. Sente qualche responsabilità nei confronti di tutte le persone che patiscono sofferenze solo perché la seguono?
"Parecchia gente subisce pressioni, e persino repressioni, per aver collaborato con noi. Alcune persone sono persino in galera solo perché hanno lavorato da noi come volontari. Naturalmente ho chiare le mie responsabilità nei confronti di tutte queste persone. Se la lotta politica di oggi viene repressa e io invito comunque la gente a lottare, ne sono responsabile, certo. Cerchiamo di aiutare chi si trova in galera. Paghiamo gli avvocati. Ma non basta. Nel sistema giudiziario russo gli avvocati spesso sono inutili. E naturalmente il tempo passato in galera non potrà mai essere ricompensato in alcun modo".

Sono oramai dieci anni che porta avanti questa lotta, ma finora non ha ottenuto risultati concreti. Che cosa la spinge a continuare?
"La gente ci appoggia. Non sono un dissidente sovietico. Loro erano isolati. Sapevano che sarebbero stati sbattuti dentro e che nessuno avrebbe mai saputo niente di loro. Noi abbiamo un sostegno enorme. So di certo che io rappresento, noi rappresentiamo, milioni di cittadini che vogliono una vita migliore in Russia. Io so di stare dalla parte del bene. Perdonate, lo so, può sembrare una dichiarazione patetica. E con me, dalla parte del bene, c'è un gran numero di persone. Ad esempio, in quest'ufficio, sono stati  tutti agli arresti. Ma non se ne è andato nessuno. E nessuno ha paura. Sono circondato da compagni d'idee, la gente migliore che ci possa essere".
 
LE FONTI D'ISPIRAZIONE
 
Ha qualche fonte d'ispirazione? Un filosofo, uno scrittore, un politico?
"I videogame mi ispirano. Sono una persone semplice. Una persona qualsiasi. Forse avrete notato un buco nella parete alle mie spalle. Qui c'era un quadro. Solo che è caduto di recente. Mi chiedevano spesso quale forza avessi alle mie spalle. Ed, ecco, vi faccio vedere. È la famosa foto del V Congresso di Solvay, il più importante ritrovo dei fisici quantistici e dei migliori cervelli della storia dell'umanità. Ci sono Einstein, Niels Bohr... Gente che ha creato la fisica moderna. Quando stanno alle mie spalle, sento una forza molto solida e potente".

Che cosa sta leggendo?
"Nell'ultimo anno ho avuto più tempo da dedicare alla lettura. Ho passato circa 60 giorni agli arresti. Perciò ho avuto modo di leggere parecchio. L'ultimo libro che mi ha colpito è stato "Non lasciarmi" del premio Nobel Kazuo Ishiguro. All'inizio mi irritava. Lo trovavo insopportabile. Mi sembrava una anti-utopia assolutamente banale. Poi, andando avanti, ho capito perché Ishiguro fosse stato insignito del Nobel. È un libro bellissimo".
 
Quest'intervista è stata realizzata da quattro corrispondenti di Lena, Leading European Newspaper Alliance, l'alleanza di sette grandi giornali europei di cui fa parte "Repubblica". Oltre che da Rosalba Castelletti per "Repubblica", è stata raccolta da Pilar Bonet per "El Pais", Pavel Lokshin per "Die Welt" e Benjamin Quénelle per "Le Soir" e "La Tribune de Genève".