MOSCA. La prima a farsi avanti è stata Ekaterina Kotrikadze. Vice caporedattrice della tv Rtvi, a fine febbraio ha denunciato di essere stata molestata nel 2011 da Leonid Slutskij, deputato e capo della commissione Esteri della Duma. "Mi ha portata nel suo ufficio, ha chiuso la porta e mi ha bloccata contro un muro. Poi ha iniziato a baciarmi e a palparmi. In qualche modo sono riuscita a divincolarmi e sono corsa via", ha raccontato. Aveva 26 anni all'epoca dei fatti.
Poi è stata la volta di Daria Zhuk, producer della tv Dozhd (Pioggia): Slutskij, ha narrato, aveva provato a baciarla e a palpeggiarla dopo essere stato invitato a partecipare a una trasmissione in studio. Infine si è fatta avanti la giornalista del servizio russo della Bbc Farida Rustamova che aveva persino registrato la voce del parlamentare, sposato, mentre la pregava di diventare la sua amante. Tre giornaliste salutate come eroine. Ma non da tutti.
A dispetto delle prove, mercoled…
Poi è stata la volta di Daria Zhuk, producer della tv Dozhd (Pioggia): Slutskij, ha narrato, aveva provato a baciarla e a palpeggiarla dopo essere stato invitato a partecipare a una trasmissione in studio. Infine si è fatta avanti la giornalista del servizio russo della Bbc Farida Rustamova che aveva persino registrato la voce del parlamentare, sposato, mentre la pregava di diventare la sua amante. Tre giornaliste salutate come eroine. Ma non da tutti.
A dispetto delle prove, mercoled…
MOSCA. La prima a farsi avanti è stata Ekaterina Kotrikadze. Vice caporedattrice della tv Rtvi, a fine febbraio ha denunciato di essere stata molestata nel 2011 da Leonid Slutskij, deputato e capo della commissione Esteri della Duma. "Mi ha portata nel suo ufficio, ha chiuso la porta e mi ha bloccata contro un muro. Poi ha iniziato a baciarmi e a palparmi. In qualche modo sono riuscita a divincolarmi e sono corsa via", ha raccontato. Aveva 26 anni all'epoca dei fatti.
Poi è stata la volta di Daria Zhuk, producer della tv Dozhd (Pioggia): Slutskij, ha narrato, aveva provato a baciarla e a palpeggiarla dopo essere stato invitato a partecipare a una trasmissione in studio. Infine si è fatta avanti la giornalista del servizio russo della Bbc Farida Rustamova che aveva persino registrato la voce del parlamentare, sposato, mentre la pregava di diventare la sua amante. Tre giornaliste salutate come eroine. Ma non da tutti.
A dispetto delle prove, mercoledì la Commissione etica della Duma ha non solo stabilito che Slutskij non avrebbe violato "nessuna norma di comportamento", ma persino accusato le tre reporter di aver coordinato le loro accuse "dopo un significativo lasso di tempo dalle presunte aggressioni" per screditare il deputato alla vigilia delle presidenziali. Una decisione che ha indignato il mondo dell'informazione russa al punto che, ad una ad una, le maggiori testate hanno deciso di non dare più notizie sulla Duma o di limitare la loro copertura dei lavori parlamentari.
Al gruppo editoriale Rbc, si sono uniti quotidiani come Novaja Gazeta, Vedemosti e Kommersant, radio come Eco di Mosca e Govorit Moskva, canali tv come Dozhd e Rtvi e infine siti web come Znak.com e Lenta.ru. Sono oltre venti i media ad avere aderito al boicottaggio, ma la lista lievita di ora in ora. "Per me è l'inizio di una versione russa del movimento #MeToo. Il coraggio di queste giornaliste e la solidarietà dei media ispirerà altre donne a prendere la parola", commenta a Repubblica Aliona Popova, a capo di un'associazione di femministe.
Le misure adottate variano da testata a testata. Se Rbk ha deciso di ritirare tutti i suoi giornalisti, altri censureranno solo Slutskij e i membri della Commissione etica, mentre il quotidiano Republic continuerà la copertura parlamentare, ma descrivendo in ogni articolo la Duma come "organo federale che giustifica le molestie sessuali". Si tratta in ogni caso di una campagna senza precedenti in un Paese dove la violenza contro le donne è tabù e domina l'adagio "Se ti picchia, ti ama".
Qui il movimento #MeToo, iniziato con le denunce di violenze contro Harvey Weinstein, aveva avuto una fredda accoglienza. Molte attrici avevano persino preso le difese del produttore hollywoodiano. Se l'Urss concesse il diritto di voto alle donne nel 1917 e quello di aborto nel 1920 e l'8 marzo fu dichiarato festa in onore della prima manifestazione delle operaie di San Pietroburgo, allora Leningrado, contro lo zarismo, la Russia odierna ha fatto notevoli passi indietro: l'anno scorso ha depenalizzato le violenze domestiche e le accuse di molestie vengono spesso liquidate con ironia. È quel che ha fatto Slutskij esploso lo scandalo: si è felicitato di avere "guadagnato autorità". E i colleghi della Duma hanno fatto fronte comune con lui. A partire dal presidente della Duma ed ex vice capo dello staff di Vladimir Putin, Vjaceslav Volodin, che settimane fa aveva detto a un gruppo di giornaliste di smettere di coprire il Parlamento se pensavano che fosse un lavoro "pericoloso". I giornali hanno deciso di prenderlo in parola.
Poi è stata la volta di Daria Zhuk, producer della tv Dozhd (Pioggia): Slutskij, ha narrato, aveva provato a baciarla e a palpeggiarla dopo essere stato invitato a partecipare a una trasmissione in studio. Infine si è fatta avanti la giornalista del servizio russo della Bbc Farida Rustamova che aveva persino registrato la voce del parlamentare, sposato, mentre la pregava di diventare la sua amante. Tre giornaliste salutate come eroine. Ma non da tutti.
A dispetto delle prove, mercoledì la Commissione etica della Duma ha non solo stabilito che Slutskij non avrebbe violato "nessuna norma di comportamento", ma persino accusato le tre reporter di aver coordinato le loro accuse "dopo un significativo lasso di tempo dalle presunte aggressioni" per screditare il deputato alla vigilia delle presidenziali. Una decisione che ha indignato il mondo dell'informazione russa al punto che, ad una ad una, le maggiori testate hanno deciso di non dare più notizie sulla Duma o di limitare la loro copertura dei lavori parlamentari.
Al gruppo editoriale Rbc, si sono uniti quotidiani come Novaja Gazeta, Vedemosti e Kommersant, radio come Eco di Mosca e Govorit Moskva, canali tv come Dozhd e Rtvi e infine siti web come Znak.com e Lenta.ru. Sono oltre venti i media ad avere aderito al boicottaggio, ma la lista lievita di ora in ora. "Per me è l'inizio di una versione russa del movimento #MeToo. Il coraggio di queste giornaliste e la solidarietà dei media ispirerà altre donne a prendere la parola", commenta a Repubblica Aliona Popova, a capo di un'associazione di femministe.
Le misure adottate variano da testata a testata. Se Rbk ha deciso di ritirare tutti i suoi giornalisti, altri censureranno solo Slutskij e i membri della Commissione etica, mentre il quotidiano Republic continuerà la copertura parlamentare, ma descrivendo in ogni articolo la Duma come "organo federale che giustifica le molestie sessuali". Si tratta in ogni caso di una campagna senza precedenti in un Paese dove la violenza contro le donne è tabù e domina l'adagio "Se ti picchia, ti ama".
Qui il movimento #MeToo, iniziato con le denunce di violenze contro Harvey Weinstein, aveva avuto una fredda accoglienza. Molte attrici avevano persino preso le difese del produttore hollywoodiano. Se l'Urss concesse il diritto di voto alle donne nel 1917 e quello di aborto nel 1920 e l'8 marzo fu dichiarato festa in onore della prima manifestazione delle operaie di San Pietroburgo, allora Leningrado, contro lo zarismo, la Russia odierna ha fatto notevoli passi indietro: l'anno scorso ha depenalizzato le violenze domestiche e le accuse di molestie vengono spesso liquidate con ironia. È quel che ha fatto Slutskij esploso lo scandalo: si è felicitato di avere "guadagnato autorità". E i colleghi della Duma hanno fatto fronte comune con lui. A partire dal presidente della Duma ed ex vice capo dello staff di Vladimir Putin, Vjaceslav Volodin, che settimane fa aveva detto a un gruppo di giornaliste di smettere di coprire il Parlamento se pensavano che fosse un lavoro "pericoloso". I giornali hanno deciso di prenderlo in parola.