WASHINGTON. "Sei minuti e 20 secondi: tanto è durata la strage di Parkland. Tanto è bastato a uccidere diciassette amici. Carmen, che non si lamenterà più con me delle lezioni di piano. Erin, che non chiamerà più Kia 'la mia little Miss Sunshine'....". Diciassette morti: ogni nome un mai più. Il mondo salvato dai ragazzini? Non hanno l'età per comprare una birra. Figuriamoci per votare. Ma quando alle due e trenta del pomeriggio Emma Gonzalez sale sul palco di Pennsylvania Avenue sistemato proprio di fronte al Campidoglio è subito chiaro che quello che ha in mente è una rivoluzione.
Pochi minuti prima la sua compagna di classe Samantha Fuentes ha trasformato Happy Birthday in un inno di lotta: spingendo la folla a cantare per Nicholas Dworet, caduto a Parkland, che oggi avrebbe compiuto 18 anni. E Yolanda Renee King, la bisnipote del reverendo Martin assassinato 50 anni fa in questi giorni, di…
Pochi minuti prima la sua compagna di classe Samantha Fuentes ha trasformato Happy Birthday in un inno di lotta: spingendo la folla a cantare per Nicholas Dworet, caduto a Parkland, che oggi avrebbe compiuto 18 anni. E Yolanda Renee King, la bisnipote del reverendo Martin assassinato 50 anni fa in questi giorni, di…
WASHINGTON. "Sei minuti e 20 secondi: tanto è durata la strage di Parkland. Tanto è bastato a uccidere diciassette amici. Carmen, che non si lamenterà più con me delle lezioni di piano. Erin, che non chiamerà più Kia 'la mia little Miss Sunshine'....". Diciassette morti: ogni nome un mai più. Il mondo salvato dai ragazzini? Non hanno l'età per comprare una birra. Figuriamoci per votare. Ma quando alle due e trenta del pomeriggio Emma Gonzalez sale sul palco di Pennsylvania Avenue sistemato proprio di fronte al Campidoglio è subito chiaro che quello che ha in mente è una rivoluzione.
Pochi minuti prima la sua compagna di classe Samantha Fuentes ha trasformato Happy Birthday in un inno di lotta: spingendo la folla a cantare per Nicholas Dworet, caduto a Parkland, che oggi avrebbe compiuto 18 anni. E Yolanda Renee King, la bisnipote del reverendo Martin assassinato 50 anni fa in questi giorni, dice di avere anche lei un sogno: "Un mondo senza dalle pistole". Ma quando Emma ricorda quei diciassette compagni che non ci sono più, il milione e passa di ragazzi che fin dal mattino hanno riempito le strade di Washington esplode in un boato: "Mai più". E piangono assieme alla coraggiosa diciottenne che all'indomani della strage nella sua scuola ha dato il via alla protesta: conquistando, con i suoi compagni, perfino la copertina di Time di questa settimana. Per sei minuti e venti secondi Emma Gonzalez costringe l'America a guardarla negli occhi: restando in silenzio a testa alta con i lacrimoni che vengono giù.
"Questi ragazzi faranno la differenza", dice a Repubblica Cathy Myers, insegnante d'inglese a Janesville, Winsconsin, ma anche la candidata democratica che alle elezioni di mid-term si prepara a sfidare lo speaker della camera Paul Ryan: "Da sempre in questo paese i grandi cambiamenti arrivano quando i giovani scelgono di unirsi". Per partecipare a una manifestazione che ha riempito all'inverosimile le strade della capitale tanto che alla fine si marcia sul posto, sono arrivati da tutta l'America. E pazienza se Donald Trump, il presidente che ora vorrebbe armare gli insegnanti, non è in Casa. Quella Bianca, s'intende; in ritiro a Mar-a-Lago con Melania infuriata per la storiaccia delle pornostar.
Poco più tardi twitterà la sua solidarietà con la Francia: dimenticando che cosa accade qui. Sono arrivati coi gli insegnanti, i genitori. E perfino nonne come Mary di Buffalo, 82 anni, 8 figli e 35 nipoti: molti dei quali la circondano. "Voglio godermeli, non piangere ai loro funerali". Sommersa dalla folla Rachel, 16 anni di Cleveland, Ohio, tiene alto un cartello sulla testa: "Non negozierete sulla mia vita". Andrew, 9 anni, arrivato da Miami con i genitori stringe serio il suo striscione: "Sono un bambino, non un target". E Luke, 14 anni di Washington, fa un ragionamento che non fa una piega: "Se usi il Kalshnikov per cacciare un cervo, pratichi il tuo hobby in maniera sbagliata". Ci sono anche Troy e Terry, gemelli afroamericani di Albany, Georgia. "Siamo qui per ribadire che tutte le vite contano".
A guardarsi intorno sembra una gigantesca gita scolastica, con i ragazzi che ballano al ritmo della musica di Ariana Grande e compagnia sparata dai venti maxischermi lungo il percorso: ma a riportarti alla realtà è la spoon river sui cartelloni. I nomi dei ragazzi morti a Columbine, 1999. Alla scuola elementare di Sandy Hook, 2012. A Virginia Tech, 2007. "Quanti dovranno morire ancora?", dice Lindsey White, 19 anni che si asciuga le lacrime con un gesto stizzito. "Sono di Parklad anch'io. È la prima marcia della mia vita: ho capito che siamo noi a dover cambiare le cose". Dal palco Cameron Kasky, un altro dei giovani leader di Parkland glielo promette. "Vi costringeremo a creare un mondo migliore per le generazioni a venire".
Pochi minuti prima la sua compagna di classe Samantha Fuentes ha trasformato Happy Birthday in un inno di lotta: spingendo la folla a cantare per Nicholas Dworet, caduto a Parkland, che oggi avrebbe compiuto 18 anni. E Yolanda Renee King, la bisnipote del reverendo Martin assassinato 50 anni fa in questi giorni, dice di avere anche lei un sogno: "Un mondo senza dalle pistole". Ma quando Emma ricorda quei diciassette compagni che non ci sono più, il milione e passa di ragazzi che fin dal mattino hanno riempito le strade di Washington esplode in un boato: "Mai più". E piangono assieme alla coraggiosa diciottenne che all'indomani della strage nella sua scuola ha dato il via alla protesta: conquistando, con i suoi compagni, perfino la copertina di Time di questa settimana. Per sei minuti e venti secondi Emma Gonzalez costringe l'America a guardarla negli occhi: restando in silenzio a testa alta con i lacrimoni che vengono giù.
"Questi ragazzi faranno la differenza", dice a Repubblica Cathy Myers, insegnante d'inglese a Janesville, Winsconsin, ma anche la candidata democratica che alle elezioni di mid-term si prepara a sfidare lo speaker della camera Paul Ryan: "Da sempre in questo paese i grandi cambiamenti arrivano quando i giovani scelgono di unirsi". Per partecipare a una manifestazione che ha riempito all'inverosimile le strade della capitale tanto che alla fine si marcia sul posto, sono arrivati da tutta l'America. E pazienza se Donald Trump, il presidente che ora vorrebbe armare gli insegnanti, non è in Casa. Quella Bianca, s'intende; in ritiro a Mar-a-Lago con Melania infuriata per la storiaccia delle pornostar.
Poco più tardi twitterà la sua solidarietà con la Francia: dimenticando che cosa accade qui. Sono arrivati coi gli insegnanti, i genitori. E perfino nonne come Mary di Buffalo, 82 anni, 8 figli e 35 nipoti: molti dei quali la circondano. "Voglio godermeli, non piangere ai loro funerali". Sommersa dalla folla Rachel, 16 anni di Cleveland, Ohio, tiene alto un cartello sulla testa: "Non negozierete sulla mia vita". Andrew, 9 anni, arrivato da Miami con i genitori stringe serio il suo striscione: "Sono un bambino, non un target". E Luke, 14 anni di Washington, fa un ragionamento che non fa una piega: "Se usi il Kalshnikov per cacciare un cervo, pratichi il tuo hobby in maniera sbagliata". Ci sono anche Troy e Terry, gemelli afroamericani di Albany, Georgia. "Siamo qui per ribadire che tutte le vite contano".
A guardarsi intorno sembra una gigantesca gita scolastica, con i ragazzi che ballano al ritmo della musica di Ariana Grande e compagnia sparata dai venti maxischermi lungo il percorso: ma a riportarti alla realtà è la spoon river sui cartelloni. I nomi dei ragazzi morti a Columbine, 1999. Alla scuola elementare di Sandy Hook, 2012. A Virginia Tech, 2007. "Quanti dovranno morire ancora?", dice Lindsey White, 19 anni che si asciuga le lacrime con un gesto stizzito. "Sono di Parklad anch'io. È la prima marcia della mia vita: ho capito che siamo noi a dover cambiare le cose". Dal palco Cameron Kasky, un altro dei giovani leader di Parkland glielo promette. "Vi costringeremo a creare un mondo migliore per le generazioni a venire".