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Da Tesla alle banche, gli inserzionisti in fuga dalle pagine Facebook

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Per le società meno conveniente comprare spazi se i clienti non vengono "profilati"
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NEW YORK. Non è solo il vulcanico miliardario Elon Musk ad aver chiuso le sue pagine su Facebook, lasciando di stucco milioni di appassionati delle Tesla e delle avventure di Space X. Rispondendo all'appello #deletefacebook, lanciato dal fondatore di Whatsapp, Brian Acton, un numero crescente di società e di star, di utenti normali e di inserzionisti, sfoga la sua rabbia per il social network, cancellando gli account e soprattutto sospendendo le campagne pubblicitarie. La Commerzbank, ad esempio, la seconda banca tedesca, ha deciso di interrompere i rapporti pubblicitari con il gruppo di Mark Zuckerberg. E così anche Mozilla (browser Firefox), la Sonos (speaker) e la Pep Boys (parti di ricambio auto).

L'insurrezione del mondo della pubblicità è molto pericolosa per Facebook: perché è proprio quella la fonte quasi unica del suo fatturato. D'altra parte, era inevitabile dopo lo scandalo della Cambridge Analityca. La societ&ag…
NEW YORK. Non è solo il vulcanico miliardario Elon Musk ad aver chiuso le sue pagine su Facebook, lasciando di stucco milioni di appassionati delle Tesla e delle avventure di Space X. Rispondendo all'appello #deletefacebook, lanciato dal fondatore di Whatsapp, Brian Acton, un numero crescente di società e di star, di utenti normali e di inserzionisti, sfoga la sua rabbia per il social network, cancellando gli account e soprattutto sospendendo le campagne pubblicitarie. La Commerzbank, ad esempio, la seconda banca tedesca, ha deciso di interrompere i rapporti pubblicitari con il gruppo di Mark Zuckerberg. E così anche Mozilla (browser Firefox), la Sonos (speaker) e la Pep Boys (parti di ricambio auto).

L'insurrezione del mondo della pubblicità è molto pericolosa per Facebook: perché è proprio quella la fonte quasi unica del suo fatturato. D'altra parte, era inevitabile dopo lo scandalo della Cambridge Analityca. La società di consulenza politica ha probabilmente violato degli accordi contrattuali. Ma ciò non toglie che la sottrazione dei dati è stata possibile per gli scarsi controlli del gruppo di Zuckerberg. Il quale, anche dopo aver saputo anni fa dell'infrazione, non ha mai fatto niente finora, né tanto meno ha avvertito i suoi utenti della violazione della privacy.

Facebook promette di farlo ora. Dopo essere scomparso per una settimana, Zuckerberg ha annunciato una serie di misure per difendere con più energia i dati degli utenti e riconquistare la fiducia del suo "popolo". Una reazione tardiva e insufficiente, questa del trentatreenne fondatore di Facebook. E comunque il colosso di Menlo Park, in California, deve continuare a difendersi su più fronti: la finanza, la politica, la pubblicità, oltre a quello dei 2 miliardi di utenti, che in questa fase sembrano quasi passare in secondo piano.

A Wall Street il titolo ha chiuso venerdì con un calo del 3,3 per cento, che porta a 14 per cento le perdite per la settimana più nera della sua storia (il patrimonio personale di Zuckerberg è sceso di 10 miliardi di dollari). Per Facebook comincia anche una fase di confronto con le forze politiche. Zuckerberg è stato convocato sia dal Congresso americano che dalla Camera dei comuni britannica: non solo vogliono capire che cosa sia veramente successo, ma anche valutare l'introduzione di norme più stringenti sulla privacy, la pubblicità online e la gestione dei big data.

Il rischio per i "padroni del web"? Che i regolamenti finiscano per limitare di dati raccolti dagli inserzionisti: ad esempio, vietando informazioni come l'orientamento politico, il patrimonio finanziario, l'età o la razza. Se così fosse, Madison avenue (la strada simbolo del mondo pubblicitario) non potrebbe più selezionare alcune fasce di consumatori e quindi perderebbe interesse per la presenza online. La quale, invece, continuava finora a crescere, premiando prima di tutto Google, che oggi assorbe il 37 per cento della spesa online, e poi Facebook, con il 20 per cento.

Secondo il Wall Street Journal, Facebook sta contattando in queste ore le grandi agenzie di marketing e di pubblicità, a cominciare da Wpp. Plc, Dentsu e l'Omnicon group. A tutte lo stesso messaggio tranquillizzante: "Stiamo lavorano per ricostruire esattamente che cosa è accaduto, in modo da evitare che accada di nuovo. Ma comunque i dati dei clienti sono protetti". In un comunicato Facebook ha anche rivendicato un ruolo essenziale nell'aiutare le campagne di marketing mirato e i pubblicitari che vogliono far crescere il business. E ha anche annunciato che, nelle pagine del social network, ci saranno presto dei pulsanti per bloccare l'accesso di specifiche app.