L'elenco dei capi d'accusa di cui Aldo Moro "dovrà rendere conto al Tribunale del popolo", è completo. Esso può essere riassunto in questa frase del comunicato delle Br: "La sua presenza (di Moro), a volte palese, a volte strisciante, negli organi di direzione del regime". Segue il dettaglio, la lista degli incarichi di governo e di partito che l'"imputato" ha ricoperto dal '55 ad oggi.
Il processo è dunque in corso, anche se resta significativo che - a differenza di quanto era avvenuto in occasione del "processo Sossi" - l'"imputato" non abbia ancora fatto alcuna ammissione di colpevolezza. Più esattamente, per usare le parole del documento delle Br, "è in corso l'interrogatorio".
Al Presidente della Dc viene chiesto dai suoi carcerieri, in queste ore, di "chiarire le politiche imperialistiche e antiproletarie…
L'elenco dei capi d'accusa di cui Aldo Moro "dovrà rendere conto al Tribunale del popolo", è completo. Esso può essere riassunto in questa frase del comunicato delle Br: "La sua presenza (di Moro), a volte palese, a volte strisciante, negli organi di direzione del regime". Segue il dettaglio, la lista degli incarichi di governo e di partito che l'"imputato" ha ricoperto dal '55 ad oggi.
Il processo è dunque in corso, anche se resta significativo che - a differenza di quanto era avvenuto in occasione del "processo Sossi" - l'"imputato" non abbia ancora fatto alcuna ammissione di colpevolezza. Più esattamente, per usare le parole del documento delle Br, "è in corso l'interrogatorio".
Al Presidente della Dc viene chiesto dai suoi carcerieri, in queste ore, di "chiarire le politiche imperialistiche e antiproletarie" del suo partito; di fornire indicazioni sulle "strutture internazionali e le filiazioni nazionali della controrivoluzione imperialista"; di "svelare" (nomi, cognomi e indirizzo) "il personale politico-economico-militare sulle cui gambe cammina il progetto delle Multinazionali". E poiché da un interrogatorio su questi argomenti le Br sono certe che emergeranno "responsabilità dirette di Aldo Moro", per queste responsabilità il prigioniero verrà giudicato "secondo i criteri della giustizia proletaria".
Il nodo del piano terroristico appare così, sempre più chiaramente, il processo a Moro e alla Dc. Non ci sono richieste di scambio di prigionieri o altro, indicazioni d'un qualunque patteggiamento, d'una qualsiasi via d'uscita per il "sistema". Si andrà avanti col processo sino al giudizio e alla condanna decretata dalla "giustizia proletaria".
La prima valutazione da fare, di fronte a questo comunicato delle Br, riguarda perciò l'estrema determinazione del gruppo terroristico, un piano più lucido, meno febbrile di quelli messi in atto in passato. Il "piano" è appunto il processo, quel processo alla Dc la cui richiesta s'era levata da più parti del paese, in vari momenti di questo trentennio del regime.
E qui va fatta la seconda considerazione. Il discorso delle Br si è fatto più "politico", più "storico". L'argomentazione è divenuta più larga e complessa, e ora giunge a comprendere alcune delle tematiche classiche della vicenda politica italiana. Prendiamo tre delle accuse rivolte a Moro: quella d'essere stato ministro in un governo (Zoli) appoggiato dal Msi, quella di aver favorito il centro-sinistra "nel tentativo di spaccare il movimento operaio", quella di aver coperto con gli "omissis" le trame del Sifar. Si tratta di tematiche che sono state di tutta la sinistra italiana, radicale e socialista (il governo Zoli, l'affare Sifar-De Lorenzo) o il comunista (il centro-sinistra come tentativo di isolare definitivamente il Pci).
L'appello delle Br si fa così più vasto, rivolto alla comprensione - se non alla mobilitazione - di settori tradizionali della sinistra italiana. Non solo. Per la prima volta in modo esplicito (ed enfatico) le Br lanciano un discorso di portata internazionale. Così come i tecnici tedeschi, inglesi ed israeliani sono giunti in Italia ad aiutare la polizia nelle ricerche dei sequestratori di Moro (la vera "Internazionale del terrorismo", secondo le Br), allo stesso modo "le forze rivoluzionarie" devono ormai "calibrare la propria strategia in un'ottica europea che tenga conto del fatto che il mostro imperialista va combattuto nella sua dimensione continentale".
Le consuete sgrammaticature politiche, l'enfasi estremista del messaggio non devono far dimenticare questi aspetti di novità. Si ha la sensazione, cioè, che le Br chiamino alla lotta non più pattuglie di "combattenti" ma larghi settori popolari all'interno, e gli altri "partiti armati" in Europa. Certo, resta fermo il principio maoista del "camminare sulle proprie gambe" e viene ribadito che "l'organizzazione" poggia le sue fondamenta sul proletariato italiano tanto è vero che "la battaglia per la cattura e il processo ad Aldo Moro" è stata condotta nella "più piena autonomia". Ma resta che da ora le Br opereranno "con ogni mezzo perché si raggiunga fra le forze che combattono in Europa per il comunismo la più vasta integrazione possibile". È una dichiarazione di alleanza con le altre componenti terroristiche europee, una specie di "internazionalizzazione del conflitto" contro gli Stati di diritto in Europa.
Ultima, importante notazione da fare, è che nell'attesa d'una risposta da parte delle sinistre italiane ed europee le Br mirano ad aggregare le schiere dell'Autonomia e del "movimento armato". L'ultimo slogan del comunicato. "Onore ai compagni Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime", sembra proprio indicare questa tendenza. Il funerale dei due giovani uccisi a Milano, che aveva impliciti ed anche espliciti contenuti di polemica nei confronti della sinistra "costituzionale", era riuscito a mobilitare centomila persone. Una forza che le Br valutano seriamente come un possibile, importante apporto alla loro lotta.
In conclusione il gruppo terroristico ha non solo, come dice il comunicato, "imparato a combattere", ma ora mira a porsi decisamente come "partito".