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(afp)

Bernice, la figlia di Martin Luther King: “Una nuova fase per il movimento dei diritti civili”

A 50 anni dall’assassinio del reverendo, parla la figlia: “Con BlackLivesMatter assistiamo a un nuovo risveglio”. Obama? “Un presidente nero non è la soluzione ai problemi”. Trump? “Un’opportunità, la prova del lavoro che c’è da fare”
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"Una nuova fase per il movimento dei diritti civili si è aperta cinque anni fa: con l'uccisione dell'adolescente nero Trayvon Martin da parte di un vigilante di quartiere in Florida, che fu all'origine del movimento BlackLivesMatter. Il nome di quel movimento è legittimo: ancora oggi in questo paese non si dà lo stesso valore alle vite dei neri e a quelle dei bianchi". Chi parla è Bernice King, la figlia di Martin Luther King Jr, a 50 anni dall'assassinio. Di questa intervista esclusiva che le ho fatto ad Atlanta, nel King Center che tiene viva la memoria di suo padre, una parte è uscita sabato su D-La Repubblica delle Donne. In questa parte inedita, Bernice affronta per la prima volta in modo diretto il significato del movimento che eredita e aggiorna le battaglie degli anni Sessanta.
"Gli esempi di doppio standard sono sotto i nostri occhi - prosegue Bernice - basta guardare alla reazione diversa delle istituzioni qua…
"Una nuova fase per il movimento dei diritti civili si è aperta cinque anni fa: con l'uccisione dell'adolescente nero Trayvon Martin da parte di un vigilante di quartiere in Florida, che fu all'origine del movimento BlackLivesMatter. Il nome di quel movimento è legittimo: ancora oggi in questo paese non si dà lo stesso valore alle vite dei neri e a quelle dei bianchi". Chi parla è Bernice King, la figlia di Martin Luther King Jr, a 50 anni dall'assassinio. Di questa intervista esclusiva che le ho fatto ad Atlanta, nel King Center che tiene viva la memoria di suo padre, una parte è uscita sabato su D-La Repubblica delle Donne. In questa parte inedita, Bernice affronta per la prima volta in modo diretto il significato del movimento che eredita e aggiorna le battaglie degli anni Sessanta.
"Gli esempi di doppio standard sono sotto i nostri occhi - prosegue Bernice - basta guardare alla reazione diversa delle istituzioni quando un certo tipo di tossicodipendenza colpisce i neri oppure i bianchi: dal crack alla cocaina, tutto cambia se le vittime sono bianche. Lo stesso vale per il sistema giudiziario e penale, che infierisce su di noi afroamericani in modo sproporzionato. Abbiamo coniato i reati di driving while black, walking while black (guidare, camminare, essendo nero), nel senso che i controlli di polizia sono molto più frequenti per noi, e molto più aggressivi: l'afroamericano che viene fermato per un controllo lo sbattono subito a terra".

Di BlackLivesMatter (BLM) a volte si sottolineano le differenze rispetto al movimento dei diritti civili guidato da suo padre negli anni Sessanta: differenze generazionali e di linguaggio, in BLM prevalgono i giovani, ma anche di cultura e strategia, inclusa qualche ambiguità sulla violenza o il ruolo meno importante delle chiese e dell'ispirazione religiosa. Lei sembra invece privilegiare la continuità.
"Grazie a BLM oggi ci sono più bianchi che riconoscono almeno l'esistenza di questi problemi: la disparità nel valore delle vite, nell'atteggiamento della polizia e del sistema giudiziario-penale. Questo è un parallelo evidente con l'azione di mio padre. Assistiamo, oggi come 50 anni fa, ad un nuovo risveglio. E al tempo stesso siamo consapevoli che il cambiamento non arriva di colpo. Proprio come allora".

Inevitabilmente ci s'interroga sull'effetto-Obama. Avere avuto per otto anni il primo presidente afroamericano è sembrato inizialmente il simbolo di una svolta e di un progresso evidente; poi la causa di un rigetto e di un riflusso. Un passo avanti, due passi indietro?
"Da Obama a Trump, è evidente che è scattata una potente reazione. Certo l'elezione di Obama fu a decenni di distanza una delle tante conseguenze positive dell'azione di mio padre. E al tempo stesso siamo stati colti impreparati, sorpresi, dalla forza della contro-reazione. Ora noi dobbiamo essere molto attenti, a non reagire al rigurgito di razzismo con lo stesso odio. La contro-reazione dobbiamo usarla come un'opportunità per cambiare la gente. C'è un problema più generale che travalica le divisioni partitiche tra democratici e repubblicani, c'è una polarizzazione ancora più profonda, l'America sta degenerando, sta scivolando verso un clima di relazioni letteralmente in-umane. In troppi furono preda di un facile ottimismo quando venne eletto Obama..."

Cosa avrebbe detto suo padre, di fronte all'elezione di un presidente afroamericano?
"Mio padre non era mai stato interessato all'emancipazione dei singoli individui. Un presidente nero non è la soluzione dei problemi economici di fondo. In un certo senso la doppia vittoria di Obama per due mandati ci ha distratto, ci ha fatto perdere concentrazione per otto anni, rispetto alle sfide vere. Del resto quegli otto anni sono stati difficili anche per Obama: era circondato da tanta diffidenza dei bianchi".

E come avrebbe reagito suo padre di fronte all'elezione di Trump?
"Trattandola come un'opportunità. E' la prova dell'immenso lavoro che ci rimane da fare. Un lavoro che deve andare al cuore delle persone. Mio padre era lo specialista del cuore".

(HANNO COLLABORATO MANUELA CAVALIERI E DONATELLA MULVONI)