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(ap)

Camporini: “È un test privo di effetti militari ha soltanto un valore politico”

L'analisi dell'ex capo di Stato maggiore della Difesa e vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali sull'offensiva
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Non ci sono dubbi che l'attacco in Siria serva soltanto alle opinioni pubbliche: per Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa e vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali, l'offensiva di Trump e alleati è priva di effetti militari significativi.

Generale, quest'attacco sembra più un gesto dimostrativo che l'inizio di una guerra. È d'accordo?
"Assolutamente sì. Questo deriva anche dalle costrizioni politiche: dovendo evitare ogni incidente con i russi, sono state fornite tutte le informazioni al Cremlino, e questo ha consentito ai siriani di mettere al riparo gli assetti di valore. Nell'obiettivo restavano poche infrastrutture che sono state colpite, senza nessuna diminuzione delle capacità operative dell'avversario. Questo di norma è lo scopo di un'operazione militare, ma stavolta l'obiettivo non è stato nemmeno cercato. Se pure fossero stati distrutti alcuni deposi…
Non ci sono dubbi che l'attacco in Siria serva soltanto alle opinioni pubbliche: per Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa e vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali, l'offensiva di Trump e alleati è priva di effetti militari significativi.

Generale, quest'attacco sembra più un gesto dimostrativo che l'inizio di una guerra. È d'accordo?
"Assolutamente sì. Questo deriva anche dalle costrizioni politiche: dovendo evitare ogni incidente con i russi, sono state fornite tutte le informazioni al Cremlino, e questo ha consentito ai siriani di mettere al riparo gli assetti di valore. Nell'obiettivo restavano poche infrastrutture che sono state colpite, senza nessuna diminuzione delle capacità operative dell'avversario. Questo di norma è lo scopo di un'operazione militare, ma stavolta l'obiettivo non è stato nemmeno cercato. Se pure fossero stati distrutti alcuni depositi di armi chimiche, come rivendicano gli Usa, questo non ridurrà le capacità di Assad nel colpire chi gli si oppone".

Come mai l'attacco è partito senza attendere l'arrivo di una squadra navale?
"Aspettare una squadra navale avrebbe voluto dire fare un'operazione in grande stile, cioè sfidare anche l'aviazione russa, con rischi militari elevatissimi, perché Mosca sta applicando la dottrina strategica che in Occidente si chiama A2AD, cioè Anti-Access and Area Denial".

Di che cosa si tratta?
"Grazie ai sistemi anti aerei e anti intrusione si costruiscono "bolle" impenetrabili dove l'avversario non può penetrare. Queste bolle possono essere estese anche fuori dal proprio territorio, impedendo di fatto l'arrivo dell'avversario sul campo di battaglia. Per battere questa dottrina servirebbe l'impegno di tutte le forze disponibili, non è detto che basti neanche l'impiego di due portaerei, che sarebbero a rischio".

Trump e alleati non sono voluti arrivare a questo.
"Non era opportuno irritare Mosca, ma non era nemmeno necessario: Trump, Macron e alleati volevano soltanto dimostrare alla comunità internazionale che non intendono tollerare l'uso di armi chimiche. O almeno, queste sono le ragioni ufficiali".

E quelle reali?
"Bisognava dare all'Arabia Saudita e a Israele la prova che le dichiarazioni sull'abbandono dell'interesse strategico americano nella regione mediorientale non erano così drammatiche e che l'Occidente è sempre presente per sostenere i suoi alleati".