Esteri

Cuba, la successione lenta per guidare l'isola del dopo Castro

Si apre oggi all'Avana la prima sessione della nuova Assemblea del Poder popular: 605 deputati eletti, senza opposizione e in lista unica. Comincia la transizione fra l'ultima generazione dei barbudos e un gruppo di nuovi dirigenti. Il Parlamento potrebbe nominare il nuovo presidente del Paese. L'attuale vice di Raúl, Miguel Díaz-Canel, è l'unico candidato

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Quella che si apre oggi all'Avana con la prima sessione della nuova Assemblea del Poder popular - 605 deputati eletti,  senza opposizione e in lista unica, all'inizio di marzo - vuole essere una successione lenta, ordinata, e pilotata fra l'ultima generazione dei barbudos, generali ormai ultraottantenni che fecero la guerriglia sulla Sierra Maestra con Fidel Castro, e un gruppo di nuovi dirigenti poco più che cinquantenni, nati nei primi anni della rivoluzione castrista.

Oggi e domani il parlamento cubano nominerà il nuovo presidente del Paese - dovrebbe essere l'attuale vice di Raúl, Miguel Díaz-Canel (57 anni), unico candidato - un nuovo primo vice presidente e altri cinque vice più i 23 componenti del Consiglio di Stato. Raúl Castro rimarrà però segretario generale del partito comunista fino al 2021, l'anno in cui compirà novant'anni, e da lì vigilerà sulla successione grazie anche al fatto che per la Costituzione cubana - articolo 5 - è il "Partito" che sceglie, decide e guida le sorti del Paese.

Nonostante ciò è ovvio che si tratterà per l'isola di un passaggio storico e dell'inizio della fine dell'era Castro. Tra i nuovi dirigenti ha molti poteri l'unico figlio maschio di Raúl, Alejandro, che assiste il padre e dirige l'intelligence cubana ma non è ancora chiaro quale sarà il suo ruolo nei prossimi anni. Mentre offuscata sembra per ora l'altra stella di famiglia, Mariela, divenuta famosa per le sue battaglie a favore dei diritti civili della comunità gay. Dopo Fidel e Raúl, i timori per l'immagine internazionale che avrebbe prodotto un ricambio dinastico alla coreana, hanno consigliato altre strade.

Nei prossimi anni gli uomini più forti di Cuba saranno, insieme a Díaz-Canel, l'attuale ministro degli esteri Bruno Rodriguez e, probabilmente, l'uomo che ha guidato la stagione delle riforme economiche, Marino Murrillo. Le sfide, dopo che Raúl ha provato a tracciare un futuro in salsa vietnamita - partito unico nel libero mercato - del socialismo statalista cubano, saranno soprattutto in economia. Dall'attesa unificazione monetaria (pesos e cuc), agli stipendi di Stato che sono ancora inferiori a 30 dollari, agli investimenti esteri che tardano, fino alla trasformazione dell'ingombrante sistema delle industrie di Stato che producono solo inefficienza, debiti e corruzione.