L’Ue difende il patto con l’Iran e riapre il negoziato sulla Siria
Alberto D’ArgenioStanziati 4,4 miliardi per i rifugiati. Mogherini: Rouhani e Putin spingano Assad a trattare. Se Parigi apre agli Usa sul nucleare, le diplomazie europee si schierano con l’intesa che c’è
BRUXELLES. La comunità internazionale prova a riallacciare il dialogo sulla Siria e offre 4,4 miliardi di dollari per i milioni di rifugiati in fuga dalla guerra. Si chiude così la seconda conferenza sulla Siria ospitata a Bruxelles da Federica Mogherini con più di 80 delegazioni da tutto il mondo. "Le differenze tra le parti sono rimaste - ha spiegato l'Alto rappresentante Ue - ma su due o tre questioni si è trovato un terreno comune, in particolare sul fatto che non c'è soluzione militare per il conflitto ma serve la ripartenza del processo politico". Dunque puntare sul processo di Ginevra gestito dall'Onu e nel frattempo sostenere le popolazioni colpite dal conflitto. L'Europa ha messo sul piatto tre quarti dei 4,4 miliardi per quest'anno - cifra consistente ma inferiore ai 5,6 offerti nel 2017 - e dei 3,3 per il 2019 e gli anni seguenti.
Mogherini ha ammesso le difficoltà, ha parlato di "uno scambio teso…
Mogherini ha ammesso le difficoltà, ha parlato di "uno scambio teso…
BRUXELLES. La comunità internazionale prova a riallacciare il dialogo sulla Siria e offre 4,4 miliardi di dollari per i milioni di rifugiati in fuga dalla guerra. Si chiude così la seconda conferenza sulla Siria ospitata a Bruxelles da Federica Mogherini con più di 80 delegazioni da tutto il mondo. "Le differenze tra le parti sono rimaste - ha spiegato l'Alto rappresentante Ue - ma su due o tre questioni si è trovato un terreno comune, in particolare sul fatto che non c'è soluzione militare per il conflitto ma serve la ripartenza del processo politico". Dunque puntare sul processo di Ginevra gestito dall'Onu e nel frattempo sostenere le popolazioni colpite dal conflitto. L'Europa ha messo sul piatto tre quarti dei 4,4 miliardi per quest'anno - cifra consistente ma inferiore ai 5,6 offerti nel 2017 - e dei 3,3 per il 2019 e gli anni seguenti.
Mogherini ha ammesso le difficoltà, ha parlato di "uno scambio teso anche se rispettoso" tra gli interlocutori al tavolo e ha chiesto a Russia e Iran di "fare pressione" su Damasco affinché Assad "accetti di sedere al tavolo" dei negoziati. "Crediamo che la sola pace sostenibile sia legata a un processo politico sotto l'egida dell'Onu". Anche perché, ha aggiunto l'inviato speciale del Palazzo di Vetro, Staffan de Mistura, un'affermazione militare di Assad sarebbe "una vittoria di Pirro" per il regime e i suoi sostenitori, Russia e Iran, in quanto resterebbe il rischio di guerriglia permanente e di un ritorno dell'Isis.
La questione siriana non poteva che intrecciarsi con quella iraniana, all'indomani della bilaterale tra Trump e Macron nella quale il presidente francese si è detto pronto a rivedere l'accordo sul nucleare del 2015. Entro il 12 maggio Trump deve decidere se confermarlo o mandarlo all'aria: nei mesi scorsi ha più volte attaccato l'intesa firmata da Obama e in queste ore i segnali riservati che da Washington arrivano agli alleati non sono positivi, anche se ha abituato i partner a piroette dell'ultimo minuto. Macron ieri, pur precisando che "non possiamo uscire dall'accordo nucleare senza avere qualcosa di più concreto", ha ribadito che bisogna "lavorare a un'intesa più completa". Per i partner Ue è un tentativo di rassicurare Trump sulla volontà di andare incontro ai suoi timori su Teheran e salvare il protocollo del 2015, ritenuto cruciale per evitare un'escalation con la Repubblica islamica.
Tuttavia le diplomazie europee sanno che l'intesa non è modificabile, tanto che ieri Mogherini ha affermato: "Con l'Iran c'è già un accordo e per ora è l'unico. Sta funzionando, impedisce a Teheran di sviluppare armi nucleari e va mantenuto". Ciò non toglie che gli europei siano pronti a lavorare su altri temi, come l'espansionismo regionale dell'Iran e il suo programma missilistico. Da Teheran il presidente Rohani ha definito l'accordo non modificabile e Trump "un costruttore di torri" privo delle competenze per parlare di diritto internazionale.
Anche il Cremlino ha indicato che "non ci sono alternative" all'accordo del 2015. L'inviato Usa per la non proliferazione, Christopher Ford, ha precisato che Washington non vuole rinegoziare l'intesa, ma spera di restarci migliorandola. Anche il Regno Unito si è schierato su questa linea mentre più prudente è stata la Germania, che ha sottolineato l'importanza di mantenere in vita il testo attuale.
Mogherini ha ammesso le difficoltà, ha parlato di "uno scambio teso anche se rispettoso" tra gli interlocutori al tavolo e ha chiesto a Russia e Iran di "fare pressione" su Damasco affinché Assad "accetti di sedere al tavolo" dei negoziati. "Crediamo che la sola pace sostenibile sia legata a un processo politico sotto l'egida dell'Onu". Anche perché, ha aggiunto l'inviato speciale del Palazzo di Vetro, Staffan de Mistura, un'affermazione militare di Assad sarebbe "una vittoria di Pirro" per il regime e i suoi sostenitori, Russia e Iran, in quanto resterebbe il rischio di guerriglia permanente e di un ritorno dell'Isis.
La questione siriana non poteva che intrecciarsi con quella iraniana, all'indomani della bilaterale tra Trump e Macron nella quale il presidente francese si è detto pronto a rivedere l'accordo sul nucleare del 2015. Entro il 12 maggio Trump deve decidere se confermarlo o mandarlo all'aria: nei mesi scorsi ha più volte attaccato l'intesa firmata da Obama e in queste ore i segnali riservati che da Washington arrivano agli alleati non sono positivi, anche se ha abituato i partner a piroette dell'ultimo minuto. Macron ieri, pur precisando che "non possiamo uscire dall'accordo nucleare senza avere qualcosa di più concreto", ha ribadito che bisogna "lavorare a un'intesa più completa". Per i partner Ue è un tentativo di rassicurare Trump sulla volontà di andare incontro ai suoi timori su Teheran e salvare il protocollo del 2015, ritenuto cruciale per evitare un'escalation con la Repubblica islamica.
Tuttavia le diplomazie europee sanno che l'intesa non è modificabile, tanto che ieri Mogherini ha affermato: "Con l'Iran c'è già un accordo e per ora è l'unico. Sta funzionando, impedisce a Teheran di sviluppare armi nucleari e va mantenuto". Ciò non toglie che gli europei siano pronti a lavorare su altri temi, come l'espansionismo regionale dell'Iran e il suo programma missilistico. Da Teheran il presidente Rohani ha definito l'accordo non modificabile e Trump "un costruttore di torri" privo delle competenze per parlare di diritto internazionale.
Anche il Cremlino ha indicato che "non ci sono alternative" all'accordo del 2015. L'inviato Usa per la non proliferazione, Christopher Ford, ha precisato che Washington non vuole rinegoziare l'intesa, ma spera di restarci migliorandola. Anche il Regno Unito si è schierato su questa linea mentre più prudente è stata la Germania, che ha sottolineato l'importanza di mantenere in vita il testo attuale.