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Perché vogliono ucciderlo

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25 aprile 1978


ROMA. Sembra una terribile partita di poker, una partita con poste altissime: la vita d'un uomo, la stabilità d'un sistema politico. Ed ora col comunicato numero 8, le Brigate rosse hanno fatto il rilancio più pauroso. La vita di Moro contro la liberazione di tredici "prigionieri comunisti", altrimenti "trarremo immediatamente le debite conseguenze ed eseguiremo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato".

 Nel pronunciare il rilancio la voce dei terroristi (così come s'indovina dal linguaggio del comunicato 8) suona ancora una volta ferma, spietata. È il segno che il "piano" procede secondo le linee prestabilite, la prova che è qui, a questo punto, che le Br intendevano arrivare, e che nei quaranta giorni dacché il dramma è cominciato non ci sono stati nel loro campo dubbi o ripensamenti. Se hanno fatto il loro rilancio vertiginoso, se hanno chiesto un prezzo c…
25 aprile 1978


ROMA. Sembra una terribile partita di poker, una partita con poste altissime: la vita d'un uomo, la stabilità d'un sistema politico. Ed ora col comunicato numero 8, le Brigate rosse hanno fatto il rilancio più pauroso. La vita di Moro contro la liberazione di tredici "prigionieri comunisti", altrimenti "trarremo immediatamente le debite conseguenze ed eseguiremo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato".

 Nel pronunciare il rilancio la voce dei terroristi (così come s'indovina dal linguaggio del comunicato 8) suona ancora una volta ferma, spietata. È il segno che il "piano" procede secondo le linee prestabilite, la prova che è qui, a questo punto, che le Br intendevano arrivare, e che nei quaranta giorni dacché il dramma è cominciato non ci sono stati nel loro campo dubbi o ripensamenti. Se hanno fatto il loro rilancio vertiginoso, se hanno chiesto un prezzo che sanno di non poter ottenere, è perché vogliono toccare - con l'assassinio di Moro - il culmine dell'offensiva terroristica.

L'obiettivo tattico-strategico dell'azione del 16 marzo era quello d'esercitare una pressione violentissima, una spinta destabilizzante nei confronti del sistema politico, e prima di tutto del suo "perno" (come lo chiamano le Br), vale a dire la Dc. Ma l'obiettivo è solo in parte raggiunto.

 Certo, la pressione sulla Dc è divenuta da ieri sera terribile. Come in un oscuro gioco delle parti, il comunicato numero 8 riecheggia i concetti e le proporzioni del prigioniero.
"Se voi non intervenite", diceva Moro nella penultima lettera a Zaccagnini, "sarebbe scritta una pagina agghiacciante nella storia del paese. Il mio sangue ricadrebbe su voi, sul partito, sul paese". E nel loro comunicato di ieri sera, le Br incalzano: "La Dc e il suo governo hanno la possibilità di ottenere la sospensione della sentenza del Tribunale del Popolo, e di ottenere il rilascio di Aldo Moro...". Come dire che, al momento finale non dovranno esserci dubbi: la morte del presidente democristiano sarà stata "voluta", causata dal suo partito, che poteva salvarlo e non lo ha fatto.

Ma se è vero che i terroristi sono riusciti, con la lucida perfidia del loro ricatto, ad aprire molte ferite nelle coscienze dei dirigenti della Dc, è vero anche che il partito sembra deciso ad assolvere ai suoi doveri di partito costituzionale e di governo, doveri che impediscono di cedere al ricatto. Ed è per questo che le Br cercano ora di forzare - ieri col loro comunicato e con l'ultima lettera a Zaccagnini, domani, forse, con l'assassinio del prigioniero - gli equilibri interni della dc. Lo scopo è quello di scatenare la faida all'interno del partito (la faida cui Moro chiama apertamente i suoi amici nella lettera giunta ieri sera), e insieme incendiare, con l'omicidio d'uno dei suoi grandi protagonisti, la scena politica del paese.

Nello stesso tempo, componendo con tanta oculatezza la lista dei "prigionieri comunisti" da liberare in cambio della vita di Moro, le Br tentano di avviare un'operazione unificante delle frange "armate" dell'estrema sinistra. Ecco nella lista un personaggio come Notarnicola (anello di congiunzione tra criminalità comune e violenza politica), ecco i tre del gruppo "22 ottobre" (Rossi, Battaglia, Viel), ecco i "nappisti" (Delle Veneri, Abatangelo, Panizzari) quindi i "capi storici" del processo di Torino (Curcio, Ferrari, Franceschini, Ognibene, Besuschio), ed infine uno dell'ultima leva, il Piancon ferito a Torino nell'azione che provocò la morte della guardia carceraria Cotugno.

Come se il cervello delle Br tenesse presenti due piani d'azione: il colpo terroristico del "caso Moro" (cioè  la spinta destabilizzante al sistema), e insieme una sua pur nebulosa prospettiva politica di allargamento della base dell'organizzazione, di unificazione del movimento armato, il varo di quel "partito combattente" cui esortano gli slogan finali dei comunicati bieristi.
        
Altro passo importante dell'ultimo documento dei terroristi, è quello che si rivolge ai firmatari di vari appelli umanitari. Con logica agile, in tono apertamente sardonico, le Br lanciano un'altra sfida: "Ora queste insigni personalità hanno tredici nomi di altrettanti condannati a morte, e per la liberazione dei quali hanno la possibilità di appellarsi alla Dc e al suo governo in nome della stessa "umanità", "dignità cristiana" o altri "supremi ideali..." dimostrando così la loro imparzialità ed estraneità ad ogni calcolo politico".

Poche ore dopo l'arrivo del comunicato numero 8, ecco arrivare dal "carcere del popolo" l'ultima lettera di Moro, il più sconvolto e patetico dei messaggi dello statista. "...Chiedo che ai miei funerali non partecipino né autorità dello Stato né uomini di partito. Chiedo di essere accompagnato dai pochi che mi hanno veramente voluto bene...". Sono gli accenti di umana debolezza di chi si sente vicino ad una morte considerata ingiusta. Ma, insieme, Moro lancia accuse pesanti, parole rabbiose contro tutto e tutti: il vertice del partito, i singoli, e stavolta anche contro il Pci. Perché non si deve fare lo scambio di prigionieri? "Per la forza comunista entrata in campo e che dovrà fare i conti con tutti questi problemi anche in confronto della più umana posizione socialista?".

La lettera è databile a domenica scorsa. Anche se Moro non fa riferimento a grossi fatti avvenuti tra sabato e domenica (la lettera del Papa, l'intervento della Caritas), egli sembra riferirsi alla riunione notturna che la Dc tenne giovedì sera, dopo l'arrivo della penultima lettera a Zaccagnini: quella seduta, il "giuramento" di non cedere al ricatto, erano raccontati sul nostro giornale appunto domenica mattina.