L’appello di Waldheim
Sandro Viola , di SANDRO VIOLAContestato da La Malfa e dal Pci
27 aprile 1978
ROMA. Due interrogativi pesano da ieri sull'ultimo sviluppo del "caso Moro" e cioè l'appello di Kurt Waldheim "ai membri delle Brigate Rosse". Il primo riguarda la sostanza del messaggio, la possibilità o meno che esso implichi un "riconoscimento" politico-diplomatico del gruppo terrorista. Il secondo verte sul come e quando il Segretario generale dell'Onu ha preso l'iniziativa: si è trattato d'una decisione autonoma, nata e subito realizzata al Palazzo di vetro, o essa è stata "suggerita" da Roma?
Cominciamo dal secondo dei due quesiti. Una serie di elementi in nostro possesso ci consente di affermare che l'iniziativa è stata caldeggiata da Roma, dai gruppi più solidi ed influenti del "partito della trattativa": la famiglia Moro, i suoi instancabili amici, il vertice del Psi. Questi gruppi si stanno muovendo da alcuni giorni lungo due direttrici: …
ROMA. Due interrogativi pesano da ieri sull'ultimo sviluppo del "caso Moro" e cioè l'appello di Kurt Waldheim "ai membri delle Brigate Rosse". Il primo riguarda la sostanza del messaggio, la possibilità o meno che esso implichi un "riconoscimento" politico-diplomatico del gruppo terrorista. Il secondo verte sul come e quando il Segretario generale dell'Onu ha preso l'iniziativa: si è trattato d'una decisione autonoma, nata e subito realizzata al Palazzo di vetro, o essa è stata "suggerita" da Roma?
Cominciamo dal secondo dei due quesiti. Una serie di elementi in nostro possesso ci consente di affermare che l'iniziativa è stata caldeggiata da Roma, dai gruppi più solidi ed influenti del "partito della trattativa": la famiglia Moro, i suoi instancabili amici, il vertice del Psi. Questi gruppi si stanno muovendo da alcuni giorni lungo due direttrici: …
27 aprile 1978
ROMA. Due interrogativi pesano da ieri sull'ultimo sviluppo del "caso Moro" e cioè l'appello di Kurt Waldheim "ai membri delle Brigate Rosse". Il primo riguarda la sostanza del messaggio, la possibilità o meno che esso implichi un "riconoscimento" politico-diplomatico del gruppo terrorista. Il secondo verte sul come e quando il Segretario generale dell'Onu ha preso l'iniziativa: si è trattato d'una decisione autonoma, nata e subito realizzata al Palazzo di vetro, o essa è stata "suggerita" da Roma?
Cominciamo dal secondo dei due quesiti. Una serie di elementi in nostro possesso ci consente di affermare che l'iniziativa è stata caldeggiata da Roma, dai gruppi più solidi ed influenti del "partito della trattativa": la famiglia Moro, i suoi instancabili amici, il vertice del Psi. Questi gruppi si stanno muovendo da alcuni giorni lungo due direttrici: una è quella che ha condotto all'Onu, all'appello di Waldheim; l'atra sono le iniziative che la segreteria socialista, con l'ausilio d'una "équipe" di giuristi, ha attualmente allo studio. Ambedue i tentativi mirano a solvere con le Br una trattativa su un terreno per così dire intermedio: non quello dello scambio di "prigionieri" proposto dai terroristi, ma neppure quello delle organizzazioni umanitarie (il terreno, quest'ultimo, indicato dalla Dc, dal governo e dalle altre forme politiche che rifiutano il cedimento dello Stato).
Mentre a tutt'oggi un alone confuso, e comunque di segretezza, circonda i progetti dell'on. Craxi, il retroscene dell'appello di Waldheim sembra più chiaro. Alla disperata ricerca della strada che consentisse di salvare la vita al presidente della Dc, la famiglia e gli amici avevano individuato da tempo il tema del "riconoscimento" (cui Moro stesso, nelle sue lettere pubbliche e private, ha fatto vari cenni) d'una forma cioè di "ufficializzazione" del gruppo terrorista. Su questa stessa pista, e con la credibilità che gli viene dal fatto di parlare continuamente con Renato Curcio, si è messo da molti giorni l'avvocato Guiso, uno dei difensori di fiducia al processo di Torino. Ed è così (Guiso è socialista) che il tema del riconoscimento è diventato comune ai gruppi più mobili del "partito della trattativa".
Beninteso, non c'era alcuna possibilità che il riconoscimento venisse dal governo italiano e dalle forze politiche che ne costituiscono la base parlamentare. Non restava quindi che tentare la strada d'una ufficializzazione di altro tipo: appunto, il passo d'una istanza sovranazionale che internazionalizzasse il problema della guerriglia in Italia, la presenza delle Brigate rosse come "gruppo combattente".
Da qui la spinta a muoversi in direzione dell'Onu e del suo Segretario generale. Quali canali sono stati usati per "caldeggiare" l'appello di Waldheim? Non bisogna dimenticare, infatti che il Segretario generale aveva già fatto, nell'ambito del "caso Moro", la sua parte. Un appello generico il 17 aprile (lanciato soprattutto per non restare in silenzio dopo che l'ambasciatore americano all'Onu, Young, ne aveva fatto uno il giorno prima), e un secondo, anche più caloroso, il 22. Così bisognava convincere Waldheim ad un ulteriore e più circostanziato intervento, qualcosa che servisse alle Br per considerare aperta quella strada che viene definita dall'"olpizzazione", vale a dire il processo attraverso il quale l'Olp di Yasser Arafat ha ottenuto tra il '70 e il '74, di avere i suoi osservatori negli organismi internazionali.
Le fonti che abbiamo consultato al Palazzo di vetro di New York e a Roma (fonti per nostra esperienza del tutto attendibili) indicano due canali attraverso i quali potrebbe essere passata la richiesta a Waldheim d'un nuovo intervento. L'ufficio delle Nazioni Unite a Roma diretto dal dr. Giorgio Pagnanelli (funzionario dell'Onu per molti anni a New York, e da due anni in Italia). E la sezione dell'Onu a Ginevra dove lavora da qualche mese l'ambasciatore Cottafavi con la carica di Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite: Cottafavi è stato per vari anni (sia a Palazzo Chigi, sia alla Farnesina) consigliere diplomatico di Aldo Moro.
La tesi che la spinta all'appello di Waldheim sia venuta da Roma, è condivisa anche in certi settori della Farnesina. Il ministero degli Esteri si divideva ieri sera in due partiti
I funzionari più vicini al ministro Forlani consideravano l'iniziativa di Waldheim "coerente" e in linea con "sentimenti generalmente condivisi" ma in altri uffici del ministero, la valutazione era diversa: le parole del Segretario generale dell'Onu venivano valutate come "compromettenti", e "sicuramente" sollecitate da Roma.
La cosa certa è che il massaggio di Waldheim ha messo in agitazione i partiti politici più decisamente contrari a qualsiasi tipo di trattativa ufficiale con le Br e prima degli altri il Pci e i Pri. I repubblica che durante tutto il giorno (attraverso le dichiarazioni dei dirigenti e il fondo del loro giornale) avevano avanzato riserve molto nette al passo di Waldheim, hanno finito in serata con l'inviare al Segretario generale un telegramma di critica aperta.
Più discreti ma altrettanto decisi, i comunisti avevano consultato ieri mattina Andreotti per sentire se nell'iniziativa di Waldheim non ci fosse per caso una partecipazione del governo. Andreotti li ha rassicurati, escludendo di essere stato a conoscenza delle intenzioni del Segretario dell'Onu. E poiché, intanto s'erano diffuse voci insistenti secondo le quali l'onorevole Craxi aveva progettato di chiedere a Waldheim di venire in Italia per seguire la vicenda, i comunisti si sono detti fermamente contrari ad una simile eventualità. E Andreotti si è dichiarato d'accordo.
Repubblicani e comunisti vedono infatti nell'appello di Waldheim i prodromi d'un riconoscimento internazionale della situazione delineata da Moro nelle sue lettere: una guerriglia, o guerra civile, attorno alla quale organismi come l'Onu non possono far altro che constatare l'esistenza di due "parti combattenti". Certo, altre forze politiche (il Psdi) e alcuni politologi escludono che nell'appello ci sia una forma di riconoscimento. Ma è innegabile che le frasi di Waldheim suonino ambigue, specie in una circostanza in cui il governo del paese in questione ha adottato una linea fermissima di rifiuto di qualsiasi cedimento.
Non bisogna dimenticare che attorno ai primi d'aprile il governo aveva fatto comprendere al Vaticano di non essere affatto favorevole ad una iniziativa "ufficiale" della Segreteria di stato per il rilascio di Moro, proprio perché si preoccupava che ciò potesse apparire come una forma di riconoscimento internazionale delle Br. E l'appello di Waldheim, almeno in quella parte che accomuna - come dice l'"Unità" - i terroristi "alle forze mondiali del progresso", è sicuramente suonato come ancora più imbarazzante dell'eventuale passo della Santa sede, entità internazionale ma a fisionomia più religiosa che politica.
ROMA. Due interrogativi pesano da ieri sull'ultimo sviluppo del "caso Moro" e cioè l'appello di Kurt Waldheim "ai membri delle Brigate Rosse". Il primo riguarda la sostanza del messaggio, la possibilità o meno che esso implichi un "riconoscimento" politico-diplomatico del gruppo terrorista. Il secondo verte sul come e quando il Segretario generale dell'Onu ha preso l'iniziativa: si è trattato d'una decisione autonoma, nata e subito realizzata al Palazzo di vetro, o essa è stata "suggerita" da Roma?
Cominciamo dal secondo dei due quesiti. Una serie di elementi in nostro possesso ci consente di affermare che l'iniziativa è stata caldeggiata da Roma, dai gruppi più solidi ed influenti del "partito della trattativa": la famiglia Moro, i suoi instancabili amici, il vertice del Psi. Questi gruppi si stanno muovendo da alcuni giorni lungo due direttrici: una è quella che ha condotto all'Onu, all'appello di Waldheim; l'atra sono le iniziative che la segreteria socialista, con l'ausilio d'una "équipe" di giuristi, ha attualmente allo studio. Ambedue i tentativi mirano a solvere con le Br una trattativa su un terreno per così dire intermedio: non quello dello scambio di "prigionieri" proposto dai terroristi, ma neppure quello delle organizzazioni umanitarie (il terreno, quest'ultimo, indicato dalla Dc, dal governo e dalle altre forme politiche che rifiutano il cedimento dello Stato).
Mentre a tutt'oggi un alone confuso, e comunque di segretezza, circonda i progetti dell'on. Craxi, il retroscene dell'appello di Waldheim sembra più chiaro. Alla disperata ricerca della strada che consentisse di salvare la vita al presidente della Dc, la famiglia e gli amici avevano individuato da tempo il tema del "riconoscimento" (cui Moro stesso, nelle sue lettere pubbliche e private, ha fatto vari cenni) d'una forma cioè di "ufficializzazione" del gruppo terrorista. Su questa stessa pista, e con la credibilità che gli viene dal fatto di parlare continuamente con Renato Curcio, si è messo da molti giorni l'avvocato Guiso, uno dei difensori di fiducia al processo di Torino. Ed è così (Guiso è socialista) che il tema del riconoscimento è diventato comune ai gruppi più mobili del "partito della trattativa".
Beninteso, non c'era alcuna possibilità che il riconoscimento venisse dal governo italiano e dalle forze politiche che ne costituiscono la base parlamentare. Non restava quindi che tentare la strada d'una ufficializzazione di altro tipo: appunto, il passo d'una istanza sovranazionale che internazionalizzasse il problema della guerriglia in Italia, la presenza delle Brigate rosse come "gruppo combattente".
Da qui la spinta a muoversi in direzione dell'Onu e del suo Segretario generale. Quali canali sono stati usati per "caldeggiare" l'appello di Waldheim? Non bisogna dimenticare, infatti che il Segretario generale aveva già fatto, nell'ambito del "caso Moro", la sua parte. Un appello generico il 17 aprile (lanciato soprattutto per non restare in silenzio dopo che l'ambasciatore americano all'Onu, Young, ne aveva fatto uno il giorno prima), e un secondo, anche più caloroso, il 22. Così bisognava convincere Waldheim ad un ulteriore e più circostanziato intervento, qualcosa che servisse alle Br per considerare aperta quella strada che viene definita dall'"olpizzazione", vale a dire il processo attraverso il quale l'Olp di Yasser Arafat ha ottenuto tra il '70 e il '74, di avere i suoi osservatori negli organismi internazionali.
Le fonti che abbiamo consultato al Palazzo di vetro di New York e a Roma (fonti per nostra esperienza del tutto attendibili) indicano due canali attraverso i quali potrebbe essere passata la richiesta a Waldheim d'un nuovo intervento. L'ufficio delle Nazioni Unite a Roma diretto dal dr. Giorgio Pagnanelli (funzionario dell'Onu per molti anni a New York, e da due anni in Italia). E la sezione dell'Onu a Ginevra dove lavora da qualche mese l'ambasciatore Cottafavi con la carica di Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite: Cottafavi è stato per vari anni (sia a Palazzo Chigi, sia alla Farnesina) consigliere diplomatico di Aldo Moro.
La tesi che la spinta all'appello di Waldheim sia venuta da Roma, è condivisa anche in certi settori della Farnesina. Il ministero degli Esteri si divideva ieri sera in due partiti
I funzionari più vicini al ministro Forlani consideravano l'iniziativa di Waldheim "coerente" e in linea con "sentimenti generalmente condivisi" ma in altri uffici del ministero, la valutazione era diversa: le parole del Segretario generale dell'Onu venivano valutate come "compromettenti", e "sicuramente" sollecitate da Roma.
La cosa certa è che il massaggio di Waldheim ha messo in agitazione i partiti politici più decisamente contrari a qualsiasi tipo di trattativa ufficiale con le Br e prima degli altri il Pci e i Pri. I repubblica che durante tutto il giorno (attraverso le dichiarazioni dei dirigenti e il fondo del loro giornale) avevano avanzato riserve molto nette al passo di Waldheim, hanno finito in serata con l'inviare al Segretario generale un telegramma di critica aperta.
Più discreti ma altrettanto decisi, i comunisti avevano consultato ieri mattina Andreotti per sentire se nell'iniziativa di Waldheim non ci fosse per caso una partecipazione del governo. Andreotti li ha rassicurati, escludendo di essere stato a conoscenza delle intenzioni del Segretario dell'Onu. E poiché, intanto s'erano diffuse voci insistenti secondo le quali l'onorevole Craxi aveva progettato di chiedere a Waldheim di venire in Italia per seguire la vicenda, i comunisti si sono detti fermamente contrari ad una simile eventualità. E Andreotti si è dichiarato d'accordo.
Repubblicani e comunisti vedono infatti nell'appello di Waldheim i prodromi d'un riconoscimento internazionale della situazione delineata da Moro nelle sue lettere: una guerriglia, o guerra civile, attorno alla quale organismi come l'Onu non possono far altro che constatare l'esistenza di due "parti combattenti". Certo, altre forze politiche (il Psdi) e alcuni politologi escludono che nell'appello ci sia una forma di riconoscimento. Ma è innegabile che le frasi di Waldheim suonino ambigue, specie in una circostanza in cui il governo del paese in questione ha adottato una linea fermissima di rifiuto di qualsiasi cedimento.
Non bisogna dimenticare che attorno ai primi d'aprile il governo aveva fatto comprendere al Vaticano di non essere affatto favorevole ad una iniziativa "ufficiale" della Segreteria di stato per il rilascio di Moro, proprio perché si preoccupava che ciò potesse apparire come una forma di riconoscimento internazionale delle Br. E l'appello di Waldheim, almeno in quella parte che accomuna - come dice l'"Unità" - i terroristi "alle forze mondiali del progresso", è sicuramente suonato come ancora più imbarazzante dell'eventuale passo della Santa sede, entità internazionale ma a fisionomia più religiosa che politica.