Russiagate, Trump minaccia uso poteri presidenziali. Mueller evoca un mandato per interrogarlo
Il presidente Usa Donald Trump e il procuratore speciale Robert Mueller
Una parte dei repubblicani lamenta l'incompleta consegna da parte del Dipartimento di Giustizia di documenti sull'inchiesta. Diffuse le voci sul licenziamento di Rosenstein dal quale dipende il procuratore speciale che ora vorrebbe emettere un mandato per far apparire il presidente davanti al grand jury
2 minuti di lettura
WASHINGTON - "Un sistema truccato. Non vogliono consegnare documenti al Congresso. Di cosa hanno paura? Perché così tanti omissis? Perché questa 'giustizia' iniqua? Ad un certo punto non avrò altra scelta che usare i poteri garantiti alla presidenza ed essere coinvolto!". Come suo solito lo scrive in un tweet il presidente Usa Donald Trump, che a proposito del Russiagate minaccia così di usare i poteri presidenziali.
A Rigged System - They don’t want to turn over Documents to Congress. What are they afraid of? Why so much redacting? Why such unequal “justice?” At some point I will have no choice but to use the powers granted to the Presidency and get involved!
Da tempo una parte dei repubblicani lamenta l'incompleta consegna da parte del Dipartimento di Giustizia dei documenti sul Russiagate. In più di una occasione si sono diffuse voci sul licenziamento del viceministro della Giustizia Rod Rosenstein, dal quale dipende il procuratore speciale Robert Mueller.
Ed è proprioMuellerche ha evocato la possibilità di emettere un mandato per far interrogare il presidente americano davanti a un grand jury. Lo scrive il Washington Post, riferendo di un incontro all'inizio di marzo fra Mueller e gli avvocati del tycoon. Una mossa che potrebbe portare ad uno storico conflitto davanti alla Corte suprema Usa e che avrebbe fatto infuriare il presidente.
Nell'incontro di inizio marzo i legali di Trump hanno ribadito come il presidente non abbia alcun obbligo di parlare con gli investigatori federali ma Mueller, secondo il Wp, avrebbe risposto di avere un'altra opzione: emettere un mandato per far apparire il presidente davanti al grand jury.
Un monito che avrebbe suscitato una dura replica da John Dowd, all'epoca l'avvocato leader del team difensivo. "Questo non è un gioco. Stai facendo perdere tempo al presidente degli Stati Uniti", avrebbe detto Dowd prima di dimettersi.
Mueller comunque avrebbe fornito ai difensori di Trump informazioni più specifiche sull'interrogatorio. Dettagli con cui l'avvocato Jay Sekulow avrebbe compilato una lista di 49 domande che il team legale ritiene saranno fatte al tycoon.
Russiagate, "I love it!": Trump Jr pubblica le mail "scandalo"
Donald Trump jr. ha diffuso sul suo profilo Twitter lo scambio di email intercorso con Rob Goldstone, l'uomo che ha fatto da intermediario tra il figlio dell'attuale presidente degli Stati Uniti e l'avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya. Quest'ultima, il giorno successivo allo scambio di email avrebbe incontrato alla Trump Tower, Donald jr, il cognato Jared Kushner e l'allora capo della campagna elettorale per i repubblicani Paul Manafort. Al centro del colloquio: informazioni decisive per screditare la candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton.
A pubblicare l'elenco dei quesiti è stato lunedì scorso in esclusiva il New York Times che parla di almeno "quattro dozzine di domande". I punti interrogativi spaziano dai tweet di Trump ai suoi rapporti con la famiglia e i più fidati collaboratori. Ovviamente al centro dei quesiti il licenziamento del direttore dell'Fbi James Comey e del primo consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, nonché i rapporti con il ministro della Giustizia Jeff Sessions.
Ma nell'elenco di Mueller c'è anche il famigerato incontro del 2016 nella Trump Tower tra collaboratori di primissimo piano dell'allora candidato repubblicano, a partire dal primogenito Donald Junior, ed emissari di Mosca che avevano promesso notizie diffamanti sulla avversaria dem alle elezioni, Hillary Clinton.
Negli appunti del procuratore c'è anche spazio per gli affari del presidente e le sue discussioni con Michael Cohen, l'avvocato personale, su una possibile operazione immobiliare a Mosca. Sotto la lente anche il genero di Trump, Jared Kushner, marito della figlia Ivanka e consigliere, e il suo tentativo di stabilire una comunicazione privilegiata con il Cremlino nel periodo di transizione.
L'elenco dà sicuramente un'idea più chiara dell'ampio raggio dell'inchiesta condotta da Mueller che non si limita, dunque, alle ingerenze russe nelle elezioni americane ma apre anche alle implicazioni della condotta del presidente.