✕
Oliver North nel 1986 (afp)

Chi è "Ollie" North, dal traffico d’armi alla guida della NRA

Trent'anni fa fu al centro dell'Iran-contras, lo scandalo che fece tremare la Casa Bianca. Così un marine riconvertito in trafficante è diventato una star, anche grazie alla tv
2 minuti di lettura
Si chiama Oliver Laurence North, ma per gli americani meno giovani è semplicemente Ollie. Sono passati tre decenni da quando quello sconosciuto tenente colonnello dei ‘marines’ divenne uno dei volti più conosciuti d’America, l’uomo-chiave dell’Irangate, lo scandalo che fece tremare l’ultima Casa Bianca di Ronald Reagan. Sono passati trent’anni e Ollie - dopo tre condanne (poi annullate in appello) e una più recente carriera da ‘opinionista’ della tv conservatrice Fox News - è stato chiamato a guidare la National Rifle Association, la potente lobby delle armi.

Ci voleva uno come lui, che fu per metà America un eroe e per l’altra metà un traditore, per affrontare la prima grave crisi della Nra, seguita alla strage nella high-school di Parkland (Florida), che con i suoi 17 morti ha dato vita al più grande movimento di proteste giovanili negli Stati Uniti dagli anni Sessanta. &ldq…
Si chiama Oliver Laurence North, ma per gli americani meno giovani è semplicemente Ollie. Sono passati tre decenni da quando quello sconosciuto tenente colonnello dei ‘marines’ divenne uno dei volti più conosciuti d’America, l’uomo-chiave dell’Irangate, lo scandalo che fece tremare l’ultima Casa Bianca di Ronald Reagan. Sono passati trent’anni e Ollie - dopo tre condanne (poi annullate in appello) e una più recente carriera da ‘opinionista’ della tv conservatrice Fox News - è stato chiamato a guidare la National Rifle Association, la potente lobby delle armi.

Ci voleva uno come lui, che fu per metà America un eroe e per l’altra metà un traditore, per affrontare la prima grave crisi della Nra, seguita alla strage nella high-school di Parkland (Florida), che con i suoi 17 morti ha dato vita al più grande movimento di proteste giovanili negli Stati Uniti dagli anni Sessanta. “È la notizia più avvincente per i nostri iscritti da quando era stato eletto presidente Charlton Heston. Ollie è un guerriero leggendario per la libertà americana, un bravo comunicatore e un leader capace, di questi tempi nessuno è meglio preparato di lui a prestare servizio come nostro presidente”, ha esultato l’amministratore delegato  dell’organizzazione Wayne LaPierre. 

Ufficiale dei ‘marines’ e insieme trafficante d’armi. Quando l’America scoprì che uno dei presidenti più amati di sempre trattava in segreto con gli ayatollah di Teheran la lacerazione fu profonda e lo scandalo Iran-Contras divenne per mesi il pasto quotidiano per i media e per l’opinione pubblica. Lo schema era semplice: la fornitura di armi americane all’Iran in cambio della liberazione di prigionieri statunitensi in Libano, in mano agli Hezbollah, le milizie armate filo-iraniane finanziate e sostenute (lo sono ancora oggi) dagli ayatollah. A negoziare con Ollie (e con il suo capo, l’allora consigliere per la Sicurezza Nazionale Robert McFarlane) da parte iraniana c’era anche un giovane funzionario che avrebbe fatto carriera: l’attuale presidente Hassan Rouhani. 

Per l'Irangate fu incriminato nel 1989 con l'accusa di aver ostacolato il Congresso durante la sua inchiesta, distruggendo anche dei documenti governativi e incassando tangenti. Ma due anni dopo, tra molte polemiche, ottimi avvocati e diversi ricorsi in appello venne scagionato dalle accuse. Le indagini avevano dimostrato come i soldi ricavati dalle armi vendute all’Iran - illegalmente, in aperta violazione dell’embargo voluto proprio da Reagan - venissero usati per finanziare segretamente i ‘contras’ del Nicaragua, le milizie (organizzate e finanziate segretamente anche dalla Cia) che combattevano il governo rivoluzionario sandinista e filocubano del Nicaragua. Uno scandalo che fece vacillare l’immagine dello stesso Ronald Reagan.

Le udienze pubbliche (e trasmesse in diretta tv) davanti al Congresso fecero di Ollie una vera e propria star. Col suo portamento e il suo atteggiamento da militare integerrimo (cosa che non era) venne celebrato dalla destra repubblicana e dall’America conservatrice come un sincero patriota. Che, in qualche modo anticipando i tempi di oggi, sostenne che la violazione delle leggi era tutto sommato meno importante rispetto alle “nobili intenzioni” che North perseguiva. “Il problema non è rispettare o meno la legge, ma fermare il comunismo in America Centrale”, disse allora Pat Buchanan, direttore della comunicazione della Casa Bianca di Reagan. Nell’America di Donald Trump un ‘eroe’ come Ollie ha ancora molto da dire.