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Nicholas Koshkosh, 23 anni, graffitaro e tatuatore 

Rivoluzioni notturne (e private) dei ragazzi di Mosca

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Vive in un ambiente conservatore e complesso, ma la nuova generazione non intende farsi schiacciare. E usa residui del passato sovietico per creare un futuro diverso
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Di cosa stiamo parlando

Vladimir Putin ha appena inaugurato il suo quarto mandato da presidente della Russia: ancora una volta all'insegna della repressione di ogni forma di dissenso. Sotto la sua guida il Paese si è rafforzato dal punto di vista del prestigio internazionale e dell'economia, ma si è isolato, in una gara di potere che ricalca i vecchi blocchi della Guerra fredda. Cresciuta all'ombra di Putin, la giovane generazione russa cerca sfogo nel mondo delle arti: guardando all'Occidente per ispirazione ma cercando una via diversa verso l'affermazione

Kira Pievskaja, 27 anni, modella e fotografa, nello studio di Nicholas Koshkosh a Milutinsky Squat, comunità d’artisti in un palazzo occupato a Mosca 

MOSCA. Nel cortile c'è una statua di Lenin, seduto e pensoso. Sasha Filippovskaja ci passa accanto senza dargli neppure un'occ…

Di cosa stiamo parlando

Vladimir Putin ha appena inaugurato il suo quarto mandato da presidente della Russia: ancora una volta all'insegna della repressione di ogni forma di dissenso. Sotto la sua guida il Paese si è rafforzato dal punto di vista del prestigio internazionale e dell'economia, ma si è isolato, in una gara di potere che ricalca i vecchi blocchi della Guerra fredda. Cresciuta all'ombra di Putin, la giovane generazione russa cerca sfogo nel mondo delle arti: guardando all'Occidente per ispirazione ma cercando una via diversa verso l'affermazione

Kira Pievskaja, 27 anni, modella e fotografa, nello studio di Nicholas Koshkosh a Milutinsky Squat, comunità d’artisti in un palazzo occupato a Mosca 

MOSCA. Nel cortile c'è una statua di Lenin, seduto e pensoso. Sasha Filippovskaja ci passa accanto senza dargli neppure un'occhiata. Caschetto biondo platino e pelliccia ecologica color rosa, s'infila veloce nella porta dello stabilimento in mattoncini che odora ancora di vernice fresca. "Sono contenta che inaugurino questo locale. Gli spazi per i rave chiudono spesso. Non ne restano molti", dice irradiata dalla luce rossa che si riverbera sulle pareti piastrellate e sulle imponenti vetrate della fabbrica Pluton trasformata in club musicale. Fino a una trentina d'anni fa questo caseggiato era tutto uno sferragliare: si producevano magnetron, dispositivi per radar e apparecchi a microonde. Oggi è tornato a rimbombare, ma al posto dei macchinari c'è un palco dove il dj Alien Delon, il duo Tsvetochnyui15 e la band post-punk GlintShake si alternano davanti a un cordone di giovani con i giacconi ancora addosso e un cocktail in mano. Non ballano. Qualcuno tutt'al più ondeggia il capo o ticchetta il piede per tenere il tempo.



Due ragazze in una strada della capitale russa 
I giovani moscoviti vivranno pure in un ambiente politicamente impegnativo e conservatore, ma trovano sempre modi all'avanguardia per esprimersi. Spesso le loro idee risplendono nei posti più grigi: fabbriche, depositi, cartiere abbandonate con il crollo dell'Urss, relitti di un'epoca che non conoscono. O cambiano il volto dei quartieri residenziali. In un continuo divenire, dove le abitudini mutano più in fretta dei cliché. Alla vodka oggi i giovani preferiscono la birra o il vino, ai blini i crudi di pesce e al folk il rap. E domani sarà già tutto diverso.
"Mosca è la nuova Berlino. Anzi, è meglio di Berlino. Perché non è un brand, ma una scuola", sentenzia Stepan Kazaryan, sciarpa al collo e drink in mano, i 30 superati da poco. Quattro anni fa ha inaugurato il Festival Bol'(Dolore), rassegna di musica russa underground. "New wave, grunge, hip hop, jazz. Non importa il genere, ma l'attitudine". La stessa filosofia di Pluton, il progetto che ha lanciato insieme ad altri due partner all'interno degli oltre 50mila metri quadri di ArtPlay, l'ex fabbrica di manometri nei pressi della stazione Kurskaja convertita in centro del design. Una cittadella dentro la città che di notte non dorme e di giorno è un dedalo di cafè, negozietti e studi d'architettura. "È il mio posto preferito. Mi piace perdermi nelle gallerie o partecipare agli eventi. E poi studio qui, alla Scuola britannica di arte e design. Sogno di andare a lavorare in Europa". Olga Sukhanova, basco verde e tondi occhiali neri, 20 anni, siede nel dehors di un ristorante vegetariano. I mattoncini rossi dell'ex fabbrica sono stati coperti da numeri giganti che aiutano a orientarsi e da graffiti a tutta parete che ricordano il mercato londinese di Camden Town o la SoHo newyorchese.
ArtPlay e Flakon, due strutture ricavate da ex fabbriche e diventate il cuore di mille attività 
 Alina Nasibiullina, 28 anni, attrice 
"Mode e fenomeni già esplosi altrove da noi arrivano con ritardo. Ci abbiamo messo un po' a capire che siamo liberi di fare qualsiasi cosa. Se prima copiavamo lo stile di vita altrui, ora cerchiamo la nostra strada". Kira Pievskaja è nata a San Pietroburgo nel marzo 1991. Pochi mesi dopo, la bandiera sovietica sopra il Cremlino veniva sostituita dal tricolore russo. Capelli color carota e pelle diafana, è modella e fotografa. "Così posso osservare il mondo della moda da dentro e da fuori". La Russia è la patria dei selfie, anche estremi: giovani in bilico sui cornicioni pur di ottenere un follower in più su Instagram. "Spesso creiamo un soffitto che non superiamo. Le donne, ad esempio, s'impongono il limite di essere belle e nulla di più". Se c'è qualcuno che non s'impone limiti, è il suo fidanzato, quattro anni più giovane: Nicholas Koshkosh.

Disegna la sua arte sui muri, sulle tele e sul suo corpo. Su una guancia ha tatuato "My sorrow", sull'altra "Namaste". E ancora scritte e figure stilizzate. "La mia generazione è figlia di Internet. Siamo pronti a tutto. E siamo dei pionieri. Le esperienze che viviamo sono una prima volta per la Russia". Nicholas parla immerso nel fumo di una sigaretta nel suo studio all'ultimo piano di Milutinsky Squat, un palazzo occupato vicino a Chistye Prudy nel cuore di Mosca. Il parquet bianco è tutto impiastricciato di colori ad olio e cosparso di tele, bombolette e tubetti. "Questa zona ospita artisti da sempre. Ci hanno abitato Illja Kabakov e Viktor Pivovarov. Io espongo le mie opere alla galleria Art4, ma voglio trasferirmi a Berlino. Il mercato di Mosca non è vivace e gli spazi sono cari. Per questo studio pago più di 20mila rubli (260 euro)".
Una delle attività nate all'interno di ArtPlay e Flakon, due strutture ricavate da ex fabbriche 
Biciclette a Flakon, ex fabbrica di flaconcini riconvertita 
Giovani ballano nell’ex fabbrica Pluton, trasformata in club musicale. Anche l’area di Pluton fa parte di Artplay 
Giovani ballano nell’ex fabbrica Pluton, trasformata in club musicale. Anche l’area di Pluton fa parte di Artplay 
Alla domanda di affitti a buon mercato risponde Flakon, vecchia fabbrica di flaconcini per profumi trasformata nel 2008 in un alveare di negozi e studi creativi. L'a.d. Eldar Kerimov aveva 25 anni. "Era un'area diroccata. Ora straripa di vita. C'è una sola regola: create quello che volete". Ci fa strada, in tuta e berretto, tra le diverse realtà. C'è la parete dei graffiti che cambiano ogni mese e il "Market" con il negozio di streetwear Diktatura o la linea Zaporozhets Heritage ispirata alla macchina sovietica Zaz.

È in posti come questo che si forma la nuova generazione di creativi che sta trasformando il volto della capitale e dando impulso a nuovi settori. Come la tecnologia. Arrivato nella capitale da Cheljabinsk, Urali meridionali, Maksim Kuznetsov, classe 1991, crea software per il colosso informatico Yandex. Un vero e proprio nerd, auricolari al collo e portatile argentato sotto braccio, frasi infarcite d'inglese. Mette subito le mani avanti: "Non faccio molta vita sociale. Partecipo ai meet-up per appassionati del linguaggio di programmazione PyCon e amo gli escape game e le city quest (cacce al tesoro)". Lavorare nel mondo del "Google russo" gli piace, ma non gli basta. "In Russia si rischia il carcere per una battuta su un social. E se vuoi avviare un'attività ti scontri con la burocrazia. Ammiro chi ci prova. Io non ne sono capace. Per questo vorrei tornare a Londra dove ho seguito un master". 

Andare via è un ritornello comune tra i nipoti dell'homo sovieticus e figli della perestrojka. Amano il loro Paese, ma non hanno confini e non si accontentano. Sognano il mondo, ma spesso se ne sentono tagliati fuori. Come Olga, Nicholas e Maksim, anche Nastja Velikorodnaja vagheggia l'Europa. "Vorrei vivere ad Amsterdam. Ci sono già stata. L'adoro". Con Alina Nasibiullina e Marina Vasilieva, fa parte della compagnia del teatro sperimentale Praktika, una piccola sala ricavata in un garage non lontano dagli Stagni del Patriarca. Poco più che ventenni, sneakers ai piedi, sorseggiano uno Spritz su una panca all'ingresso del Nude, uno dei bar che ha trasformato il quartiere art nouveau dell'élite moscovita in uno dei nuovi centri della rumorosa e ribelle gioventù. "Un posto alla moda", lo definisce Alina, di Novosibirsk, capoluogo siberiano. Alterna sguardi seri a larghi sorrisi. Nella capitale è arrivata dieci anni fa. "Una ragazza qualsiasi di provincia che voleva dare una svolta alla sua vita".

Con il marito Dmitrij Kuznetsov, nome d'arte "Husky", uno dei nuovi volti del rap russo, vive in affitto in un appartamento sul kolzò da 50mila rubli al mese (660 euro). "Faccio una vita un po' bohème, da artista. Pratico tanto sport: yoga, corsa. E ogni tanto prendo un drink con gli amici. Oggi c'è un così bel sole che sarebbe stato uno spreco non approfittarne". Non appena si affaccia la primavera, la gioventù si catapulta fuori in monopattino o skate e i marciapiedi si riempiono di tavolini dei bar e di musica. Marina viene da Pskov. Aver recitato nel film candidato all'Oscar Loveless non le ha cambiato la vita. Divide le spese dell'affitto con un vecchio compagno di studi e si barcamena tra diversi progetti cinematografici e teatrali. Vorrebbe lasciare la Russia, ma si sente "vincolata al territorio". Nastja annuisce: "Restare o partire? Me lo chiedo spesso". Lo sguardo perso, come se scrutasse la sua linea d'ombra. Poi l'ultimo brindisi prima dello spettacolo. Il futuro può aspettare.