Indonesia, le lacrime del ragazzo kamikaze prima di farsi esplodere
Raimondo Bultrini , di RAIMONDO BULTRINILa testimonianza di un conoscente della famiglia suicida - padre, madre e quattro figli - che si è autosterminata con tre stragi in altrettante chiese della città giavanese di Surabaya in Indonesia: Firman Oepriarto piangeva prima di consegnarsi al suo atroce destino
BANGKOK - E' stato un testimone che lo conosceva bene a rivelare un toccante dettaglio delle ultime ore del sedicenne Firman Oepriarto, secondo dei quattro figli e figlie della coppia che tra le mura domestiche ha pianificato tre stragi in altrettante chiese della città giavanese di Surabaya in Indonesia. L'addetto alla sicurezza del complesso dove viveva la famiglia di commercianti di Dita Oepriarto, 47, e sua moglie Puji, 42 anni, ha ricordato alla stampa locale che il suo "fratellino" Firman, come lo chiamava amichevolmente il custode Hery, piangeva a dirotto mentre si recava alla prima preghiera del mattino nella locale moschea assieme al padre e al fratello diciottenne Yusof Fadhil, con il quale salirà di lì a poco in moto per andare a farsi esplodere davanti a una chiesa cattolica cittadina.
LEGGI Il terrorismo nel ritratto di famiglia
Hery ricorda l'assenza del solito sorriso col quale Firman lo salutava sempre e vide che stava piang…
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Hery ricorda l'assenza del solito sorriso col quale Firman lo salutava sempre e vide che stava piang…
BANGKOK - E' stato un testimone che lo conosceva bene a rivelare un toccante dettaglio delle ultime ore del sedicenne Firman Oepriarto, secondo dei quattro figli e figlie della coppia che tra le mura domestiche ha pianificato tre stragi in altrettante chiese della città giavanese di Surabaya in Indonesia. L'addetto alla sicurezza del complesso dove viveva la famiglia di commercianti di Dita Oepriarto, 47, e sua moglie Puji, 42 anni, ha ricordato alla stampa locale che il suo "fratellino" Firman, come lo chiamava amichevolmente il custode Hery, piangeva a dirotto mentre si recava alla prima preghiera del mattino nella locale moschea assieme al padre e al fratello diciottenne Yusof Fadhil, con il quale salirà di lì a poco in moto per andare a farsi esplodere davanti a una chiesa cattolica cittadina.
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Hery ricorda l'assenza del solito sorriso col quale Firman lo salutava sempre e vide che stava piangendo mentre suo padre Dita gli accarezzava la testa e gli dava una pacca sulle spalle, ma lui "continuava a piangere più forte", riferisce a Channel news Asia. Hery era andato a sua volta in moschea presto per pregare e si sedette vicino a loro, così ha potuto udire nettamente due frasi sussurrate dal padre al figlio. "Sii paziente, sii sincero". Ma pare che nemmeno questo consolasse Firman. Per non essere invadente Hery restò in silenzio. A preghiere finite vide il suo giovane amico, suo padre e il fratello alzarsi per andare a casa. Firman - dice Hery - "non piangeva più", aveva forse capito che era finita per sempre la speranza di farsi esonerare da quella missione, né poteva contare più su sua madre che lo aveva allevato con tutto l'amore e ora era d'accordo a mandarlo a morire.
Poche ore dopo accadde ciò che è ormai su tutte le cronache del mondo, Firman è saltato in aria con Yusof nell'unica chiesa cattolica delle tre colpite, Santa Maria, uccidendo la prima delle due vittime, un cattolico di nome Aloysius che cercò di fermare con il suo corpo i fratelli imbottiti di esplosivo. In totale, compreso il "martirio" delle sorelline Fadhila e Famela assieme alla mamma, la famiglia Oepriarto ha ucciso 12 persone prima di sterminarsi. Altri due consistenti nuclei familiari li hanno anticipati e seguiti nel presunto paradiso dei martiri: la prima per un errore nella preparazione delle bombe che hanno dilaniato dentro la loro casa quasi tutti i 6 componenti; la seconda dopo un assalto al quartier generale della polizia di Surabaya. In questa impresa che ha provocato una decina di feriti ma senza vittime, si è salvata miracolosamente una delle bambine suicide forzate di 8 anni.
In tutto sono 3 su 10 i minorenni sopravvissuti che potranno chiarire a modo loro a investigatori e psicologi come sia stato possibile convincerli a morire con tanta determinazione. Si potrà sapere se ognuno di loro aveva pianto come Firman, o come avrebbe fatto qualsiasi bambino al mondo fortunato a non nascere in una delle tre - o tante - famiglie pronte ad andare all'altro mondo per portarsi dietro il maggior numero di "infedeli". "Non siamo ancora certi - ha detto un anonimo investigatore ai media - ma i figli di tutte le coppie suicide potrebbero essersi conosciuti e aver visto insieme scene di attentati suicidi compiuti da bambini". Secondo lo psicologo Noor Huda Ismail "in una società patriarcale come l'Indonesia - ha detto a CNA - è molto difficile per un bambino sfuggire all'influenza di un padre. Questi piccoli erano molto indifesi".
Ora gli investigatori fanno i conti con l'esercito di ritorno degli ex militanti che hanno combattuto o sono semplicemente stati in Siria, ufficialmente ben 1200 negli ultimi anni del conflitto mediorientale, oltre 2000 secondo fonti non governative, molti con rispettiva prole. Tra questi nessuno può calcolare il numero di aspiranti suicidi che potrebbero non sentirsela, come impossibile attenuante del loro fanatismo, di lasciare al mondo i figli senza di loro.
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Hery ricorda l'assenza del solito sorriso col quale Firman lo salutava sempre e vide che stava piangendo mentre suo padre Dita gli accarezzava la testa e gli dava una pacca sulle spalle, ma lui "continuava a piangere più forte", riferisce a Channel news Asia. Hery era andato a sua volta in moschea presto per pregare e si sedette vicino a loro, così ha potuto udire nettamente due frasi sussurrate dal padre al figlio. "Sii paziente, sii sincero". Ma pare che nemmeno questo consolasse Firman. Per non essere invadente Hery restò in silenzio. A preghiere finite vide il suo giovane amico, suo padre e il fratello alzarsi per andare a casa. Firman - dice Hery - "non piangeva più", aveva forse capito che era finita per sempre la speranza di farsi esonerare da quella missione, né poteva contare più su sua madre che lo aveva allevato con tutto l'amore e ora era d'accordo a mandarlo a morire.
Poche ore dopo accadde ciò che è ormai su tutte le cronache del mondo, Firman è saltato in aria con Yusof nell'unica chiesa cattolica delle tre colpite, Santa Maria, uccidendo la prima delle due vittime, un cattolico di nome Aloysius che cercò di fermare con il suo corpo i fratelli imbottiti di esplosivo. In totale, compreso il "martirio" delle sorelline Fadhila e Famela assieme alla mamma, la famiglia Oepriarto ha ucciso 12 persone prima di sterminarsi. Altri due consistenti nuclei familiari li hanno anticipati e seguiti nel presunto paradiso dei martiri: la prima per un errore nella preparazione delle bombe che hanno dilaniato dentro la loro casa quasi tutti i 6 componenti; la seconda dopo un assalto al quartier generale della polizia di Surabaya. In questa impresa che ha provocato una decina di feriti ma senza vittime, si è salvata miracolosamente una delle bambine suicide forzate di 8 anni.
In tutto sono 3 su 10 i minorenni sopravvissuti che potranno chiarire a modo loro a investigatori e psicologi come sia stato possibile convincerli a morire con tanta determinazione. Si potrà sapere se ognuno di loro aveva pianto come Firman, o come avrebbe fatto qualsiasi bambino al mondo fortunato a non nascere in una delle tre - o tante - famiglie pronte ad andare all'altro mondo per portarsi dietro il maggior numero di "infedeli". "Non siamo ancora certi - ha detto un anonimo investigatore ai media - ma i figli di tutte le coppie suicide potrebbero essersi conosciuti e aver visto insieme scene di attentati suicidi compiuti da bambini". Secondo lo psicologo Noor Huda Ismail "in una società patriarcale come l'Indonesia - ha detto a CNA - è molto difficile per un bambino sfuggire all'influenza di un padre. Questi piccoli erano molto indifesi".
Ora gli investigatori fanno i conti con l'esercito di ritorno degli ex militanti che hanno combattuto o sono semplicemente stati in Siria, ufficialmente ben 1200 negli ultimi anni del conflitto mediorientale, oltre 2000 secondo fonti non governative, molti con rispettiva prole. Tra questi nessuno può calcolare il numero di aspiranti suicidi che potrebbero non sentirsela, come impossibile attenuante del loro fanatismo, di lasciare al mondo i figli senza di loro.