Robin Hood Foundation, dove gli speculatori si lavano la coscienza e risparmiano sulle tasse
Alberto Flores D'Arcais , di ALBERTO FLORES D'ARCAISLa storia paradossale della “charity” ideata da un gruppo di manager di hedge fund, che fin dall’inizio non ha avuto scopi solo fiscali ma anche quello di finanziare le proteste contro le ingiustizie e le diseguaglianze di Wall Street: a partire da quelle perpetrate dai fondi stessi
Quando, lunedì 14 maggio, Paul Tudor Jones si è presentato vestito da perfetto Robin Hood (calzamaglia, stivali e un bel cappello verde) nel grande salone del Javits Center di Manhattan è partito un lungo applauso. Per il trentesimo anniversario della Robin Hood Foundation, la charity che il miliardario-filantropo Jones (uno dei re degli hedge fund) ha fondato per "combattere la povertà a New York", il tradizionale gala era stato preparato particolarmente in grande. Sul palco Jennifer Lopez ha cantato "Jenny from the Block", un inno per non dimenticare le sue umili origini portoricane, mentre lo stesso Jones si è esibito in "He Is not Heavy, He's My Brother", uno dei grandi successi degli Hollies (famosa band degli anni Sessanta) spiegando che le parole della canzone hanno un preciso significato ("chiunque tenda la mano per chiedere aiuto è di famiglia, se pensi ai poveri come a sconosciuti non potranno m…
Quando, lunedì 14 maggio, Paul Tudor Jones si è presentato vestito da perfetto Robin Hood (calzamaglia, stivali e un bel cappello verde) nel grande salone del Javits Center di Manhattan è partito un lungo applauso. Per il trentesimo anniversario della Robin Hood Foundation, la charity che il miliardario-filantropo Jones (uno dei re degli hedge fund) ha fondato per "combattere la povertà a New York", il tradizionale gala era stato preparato particolarmente in grande. Sul palco Jennifer Lopez ha cantato "Jenny from the Block", un inno per non dimenticare le sue umili origini portoricane, mentre lo stesso Jones si è esibito in "He Is not Heavy, He's My Brother", uno dei grandi successi degli Hollies (famosa band degli anni Sessanta) spiegando che le parole della canzone hanno un preciso significato ("chiunque tenda la mano per chiedere aiuto è di famiglia, se pensi ai poveri come a sconosciuti non potranno mai essere tua sorella o tuo fratello"). In platea miliardari e Vip di ogni genere, da Bill Gates a Steven Cohen, da Michael Bloomberg a David Tepper, da Oprah Winfrey a Catherina Zeta-Jones (con Michael Douglas). E a fare da contorno varie stelle di sport e spettacolo.
Uno dei tavoli dei principi di Wall Street lo aveva preso Daniel Loeb, altro miliardario-filantropo che insieme a Paul Tudor Jones è diventato protagonista di uno dei più letti (tra i broker newyorchesi) articoli del Wall Street Journal. Di che cosa si tratta? Di una curiosa coincidenza: una parte dei milioni di dollari che Jones e Loeb hanno donato alla Robin Hood Foundation sono finiti nella tasche di gruppi e organizzazioni (come Hedge Clippers o Strong Economy fo All) che sono nemici giurati degli hedge fund e i cui attivisti contestano pubblicamente (e a volte al limite della legalità) i manager della grande finanza. Poco importa se siano o meno filantropi.
Ne sa qualcosa proprio Loeb, che nell'estate del 2015, mentre si trovava nella sua bella villa degli Hamptons - dove la concentrazione di seconde case dei miliardari è così alta che una strada viene chiamata Billionaire Lane - si è trovato di fronte ai cancelli una folla di vocianti contestatori. Si erano organizzati bene, autobus noleggiati per l'occasione, cartelli preparati con cura e addirittura un paio di aerei che volavano avanti e indietro sopra le ville dei miliardari con striscioni decisamente poco ambigui: "Hedge Funds = Inequality!". Una manifestazione anti-capitalista che ha richiamato l'attenzione di media e polizia, con Loeb che non si aspettava nulla di simile. E chissà cosa avrebbe pensato tre anni fa se solo avesse saputo che i soldi (tanti) per quella protesta ben organizzata arrivavano in parte anche dalle sue tasche.
Finanziatore a sua insaputa insomma. È tutto piuttosto semplice e perfettamente legale. La Robin Hood Foundation raccoglie milioni di dollari da tutti i gestori di hedge fund. Sin da quando venne fondata nel 1988 - da Jones e da Peter Borish (altro investitore e trader, leader del Quad Group con sede a Wall Street) - questa charity che aveva deciso di coniugare "investimenti e filantropia", ebbe un grande successo. Partendo da uno dei principi più cari (e giusti) dell'America capitalista (dare indietro una parte di quanto ricevuto) Jones spiegò che aveva deciso di investire nella nuova organizzazione no-profit, investimento che com'è noto garantiva cospicui vantaggi fiscali, quanto accumulato nell'ormai storico crollo di Wall Street del 27 ottobre 1987 (il Black Monday) giocando al ribasso.
Una novità quella dei miliardari della finanza in guerra contro la povertà che coinvolse anche il mondo di Hollywood (nel consiglio di amministrazione della Robin Hood Foundation sedevano Gwyneth Paltrow e Harvey Weinstein). Nel 2009 George Soros donò alla fondazione 50 milioni di dollari, dopo l'uragano Sandy (2012) venne organizzato un concerto con i Rolling Stones, Shakira, John Legend, Black Eyed Peas, Lady Gaga. Nei tradizionali gala annuali si sono esibite band come The Who e Aerosmith. Un anno fa a capo della Robin Hood Foundation è stato nominato Wes Moore, cresciuto in una povera famiglia del Bronx, capitano d'aviazione e poi manager a Citigroup: una vita-emblema degli obiettivi della fondazione.
Ecco dunque che anche Loeb - siamo nel 2010 - inizia a fare la sua parte, con una donazione di 1,2 milioni di dollari cui negli anni ne seguiranno molti altri. I soldi servono per sostenere quelle che la Foundation definisce come "organizzazioni che aiutano i newyorkesi in difficoltà": centri di comunità, fornitori di servizi sanitari, programmi di mentorship. Una parte di queste sovvenzioni - 11 milioni di dollari - finisce nelle casse di gruppi e organizzazioni (alcune para-sindacali) come Coalition for the Homeless e Make The Road NY. Gruppi "di lavoro e di difesa" delle classi più deboli e dei senzatetto i cui militanti sono a loro volta parte di altri gruppi "contro le ruberie dei capitalisti" e soprattutto contro gli hedge fund, individuati come il male assoluto del capitalismo. I gruppi più attivi sono appunto Strong Economy For All e Hedge Clippers: quelli che hanno organizzato (oltre a diverse altre iniziative di lotta) la famosa contestazione davanti la villa agli Hamptons. Al gala di lunedì 14 maggio nel giro di due minuti sono stati raccolti ben 15 milioni di dollari. Le donazioni sono continuate per tutta la serata, ma, rompendo una tradizione, dopo quei 15 milioni iniziali (di cui 4 solo dalla Pepsi) il conteggio non è più stato reso pubblico. E qualche maligno pensa - chissà poi perché - che la scelta sia dovuta a quanto era stato appena raccontato dal Wall Street Journal.
Uno dei tavoli dei principi di Wall Street lo aveva preso Daniel Loeb, altro miliardario-filantropo che insieme a Paul Tudor Jones è diventato protagonista di uno dei più letti (tra i broker newyorchesi) articoli del Wall Street Journal. Di che cosa si tratta? Di una curiosa coincidenza: una parte dei milioni di dollari che Jones e Loeb hanno donato alla Robin Hood Foundation sono finiti nella tasche di gruppi e organizzazioni (come Hedge Clippers o Strong Economy fo All) che sono nemici giurati degli hedge fund e i cui attivisti contestano pubblicamente (e a volte al limite della legalità) i manager della grande finanza. Poco importa se siano o meno filantropi.
Ne sa qualcosa proprio Loeb, che nell'estate del 2015, mentre si trovava nella sua bella villa degli Hamptons - dove la concentrazione di seconde case dei miliardari è così alta che una strada viene chiamata Billionaire Lane - si è trovato di fronte ai cancelli una folla di vocianti contestatori. Si erano organizzati bene, autobus noleggiati per l'occasione, cartelli preparati con cura e addirittura un paio di aerei che volavano avanti e indietro sopra le ville dei miliardari con striscioni decisamente poco ambigui: "Hedge Funds = Inequality!". Una manifestazione anti-capitalista che ha richiamato l'attenzione di media e polizia, con Loeb che non si aspettava nulla di simile. E chissà cosa avrebbe pensato tre anni fa se solo avesse saputo che i soldi (tanti) per quella protesta ben organizzata arrivavano in parte anche dalle sue tasche.
Finanziatore a sua insaputa insomma. È tutto piuttosto semplice e perfettamente legale. La Robin Hood Foundation raccoglie milioni di dollari da tutti i gestori di hedge fund. Sin da quando venne fondata nel 1988 - da Jones e da Peter Borish (altro investitore e trader, leader del Quad Group con sede a Wall Street) - questa charity che aveva deciso di coniugare "investimenti e filantropia", ebbe un grande successo. Partendo da uno dei principi più cari (e giusti) dell'America capitalista (dare indietro una parte di quanto ricevuto) Jones spiegò che aveva deciso di investire nella nuova organizzazione no-profit, investimento che com'è noto garantiva cospicui vantaggi fiscali, quanto accumulato nell'ormai storico crollo di Wall Street del 27 ottobre 1987 (il Black Monday) giocando al ribasso.
Una novità quella dei miliardari della finanza in guerra contro la povertà che coinvolse anche il mondo di Hollywood (nel consiglio di amministrazione della Robin Hood Foundation sedevano Gwyneth Paltrow e Harvey Weinstein). Nel 2009 George Soros donò alla fondazione 50 milioni di dollari, dopo l'uragano Sandy (2012) venne organizzato un concerto con i Rolling Stones, Shakira, John Legend, Black Eyed Peas, Lady Gaga. Nei tradizionali gala annuali si sono esibite band come The Who e Aerosmith. Un anno fa a capo della Robin Hood Foundation è stato nominato Wes Moore, cresciuto in una povera famiglia del Bronx, capitano d'aviazione e poi manager a Citigroup: una vita-emblema degli obiettivi della fondazione.
Ecco dunque che anche Loeb - siamo nel 2010 - inizia a fare la sua parte, con una donazione di 1,2 milioni di dollari cui negli anni ne seguiranno molti altri. I soldi servono per sostenere quelle che la Foundation definisce come "organizzazioni che aiutano i newyorkesi in difficoltà": centri di comunità, fornitori di servizi sanitari, programmi di mentorship. Una parte di queste sovvenzioni - 11 milioni di dollari - finisce nelle casse di gruppi e organizzazioni (alcune para-sindacali) come Coalition for the Homeless e Make The Road NY. Gruppi "di lavoro e di difesa" delle classi più deboli e dei senzatetto i cui militanti sono a loro volta parte di altri gruppi "contro le ruberie dei capitalisti" e soprattutto contro gli hedge fund, individuati come il male assoluto del capitalismo. I gruppi più attivi sono appunto Strong Economy For All e Hedge Clippers: quelli che hanno organizzato (oltre a diverse altre iniziative di lotta) la famosa contestazione davanti la villa agli Hamptons. Al gala di lunedì 14 maggio nel giro di due minuti sono stati raccolti ben 15 milioni di dollari. Le donazioni sono continuate per tutta la serata, ma, rompendo una tradizione, dopo quei 15 milioni iniziali (di cui 4 solo dalla Pepsi) il conteggio non è più stato reso pubblico. E qualche maligno pensa - chissà poi perché - che la scelta sia dovuta a quanto era stato appena raccontato dal Wall Street Journal.