Scaini (Msf): “Il vaccino da solo non basta, per sconfiggere Ebola aiutiamo l’Africa”
Giampaolo Cadalanu , di GIAMPAOLO CADALANUSarà responsabile di un centro di isolamento e trattamento per i contagiati in Congo. "Dopo l'epidemia del 2014 - dice - stavolta la macchina sanitaria si è messa in moto immediatamente. Il virus ha colpito popolazioni senza tutela adeguata, una vergogna del genere umano. Se l'Occidente è a rischio? Ha mezzi tecnologici adeguati"
Il vaccino non basta a fermare Ebola: è la convinzione di Roberto Scaini, vicepresidente di Medici senza Frontiere e veterano dell'epidemia del 2015, è in partenza per il Congo (RDC), dove sarà responsabile di un centro di isolamento e trattamento per i contagiati.
Dottor Scaini, basteranno le vaccinazioni a fermare il contagio?
"E' importante sottolineare che non sarà una campagna di massa, ma solo quella che viene definita una vaccinazione ad anello, riguarderà cioè i contatti dei malati e i contatti dei contatti, un obiettivo ben definito e ristretto. In ogni caso non esistono abbastanza dosi per vaccinare tutti".
Questo non vuol dire che il farmaco non sia efficace.
"Al contrario, funziona bene. Di norma farmaci o vaccini sperimentali non possono essere usati se non con una autorizzazione specifica dell'Oms per casi di emergenza: questo è un o di essi".
E allora qual è il p…
Dottor Scaini, basteranno le vaccinazioni a fermare il contagio?
"E' importante sottolineare che non sarà una campagna di massa, ma solo quella che viene definita una vaccinazione ad anello, riguarderà cioè i contatti dei malati e i contatti dei contatti, un obiettivo ben definito e ristretto. In ogni caso non esistono abbastanza dosi per vaccinare tutti".
Questo non vuol dire che il farmaco non sia efficace.
"Al contrario, funziona bene. Di norma farmaci o vaccini sperimentali non possono essere usati se non con una autorizzazione specifica dell'Oms per casi di emergenza: questo è un o di essi".
E allora qual è il p…
Il vaccino non basta a fermare Ebola: è la convinzione di Roberto Scaini, vicepresidente di Medici senza Frontiere e veterano dell'epidemia del 2015, è in partenza per il Congo (RDC), dove sarà responsabile di un centro di isolamento e trattamento per i contagiati.
Dottor Scaini, basteranno le vaccinazioni a fermare il contagio?
"E' importante sottolineare che non sarà una campagna di massa, ma solo quella che viene definita una vaccinazione ad anello, riguarderà cioè i contatti dei malati e i contatti dei contatti, un obiettivo ben definito e ristretto. In ogni caso non esistono abbastanza dosi per vaccinare tutti".
Questo non vuol dire che il farmaco non sia efficace.
"Al contrario, funziona bene. Di norma farmaci o vaccini sperimentali non possono essere usati se non con una autorizzazione specifica dell'Oms per casi di emergenza: questo è un o di essi".
E allora qual è il problema?
"Il vaccino è solo uno dei pilastri dell'intervento: bisogna anche isolare le persone che sono state contagiate, rintracciarne i contatti, fare un'indagine epidemiologica, divulgare le norme igieniche... E' la lezione imparata con l'epidemia del 2014: bisogna far conoscere i rischi di contagio e le modalità di protezione. Il virus è molto labile, basta un po' di acqua e cloro per sconfiggerlo. Se tutti questo mancasse la vaccinazione non sarebbe sufficiente".
La strategia "ad anello" può fermare la diffusione fra le persone. Ma sappiamo che all'origine la malattia colpisce animali. Qual è il meccanismo del contagio?
"Non sappiamo se l'uomo può contagiare altri animali e diffondere il virus. Conosciamo abbastanza bene come funziona la diffusione interumana, sappiamo che persone considerate positive conservano tracce di virus nei liquidi corporei. Ma per ora la conoscenza dei meccanismi di contagio è abbastanza limitata. Sappiamo che esiste un serbatoio naturale del virus, i pipistrelli frugivori. E poi sappiamo anche che il virus ha colpito popolazioni che non godevano di tutela adeguata".
Intende dire i Paesi poveri? Come per la malaria?
"Proprio così. E' un dato di fatto, una vergogna del genere umano. Nel 2015 si è cominciato a cercare i rimedi quando Ebola è diventato affare nostro, cioè con il primo paziente negli Stati Uniti. Prima, non importava a nessuno".
Il ministro della Sanità congolese dice che ci sono due persone guarite. Che cosa vuol dire? E' una definizione credibile?
"Certo. Ne ho viste centinaia, con i miei occhi. Non sono guarite grazie a un trattamento medico specifico, ma perché al virus si sopravvive. La strategia è semplice: servono terapie di supporto per dare tempo all'organismo di reagire. Il sistema immunitario del corpo umano è in grado di farlo, anche con virus che raggiungono tassi di mortalità elevatissimi, come Ebola nel 2014, che era attorno al 56 per cento. Altre volte ha raggiunto l'80 per cento. Ma se non ci fosse questo meccanismo, la razza umana si sarebbe estinta".
Non esiste una terapia specifica?
"No. Si sta studiando, ma per ora non c'è un farmaco, solo terapie di supporto. Il vaccino ha un ruolo completamente diverso. Il problema è che a volte i sintomi sono poco chiari, magari i pazienti si disidratano con quella che può apparire anche solo una gastroenterite".
Ma un eventuale contagio in Occidente è da considerare una catastrofe?
"Abbiamo possibilità tecnologiche che in Africa non possono essere applicate. Di quelli che sono arrivati malati, anche in Italia, nessuno è morto. Ricordo che io in Africa ero solo con 18 malati. In Italia un solo contagiato era seguito dall'intero ospedale Spallanzani. Così io vedevo trenta morti al giorno, l'ammalato dello Spallanzani è sopravvissuto".
Per una volta, l'Oms non sembra pessimista, non ha voluto nemmeno dichiarare l'emergenza internazionale. Come mai?
"Ebola rimane una malattia endemica, ma stavolta siamo intervenuti tutti insieme tempestivamente. Anche qui, è la lezione imparata nel 2104: allora l'allarme era stato dato a marzo, la macchina della sanità è partita ad agosto. Ora, con l'allarme l'8 maggio, dopo due settimane tutto è già in moto".
Dottor Scaini, basteranno le vaccinazioni a fermare il contagio?
"E' importante sottolineare che non sarà una campagna di massa, ma solo quella che viene definita una vaccinazione ad anello, riguarderà cioè i contatti dei malati e i contatti dei contatti, un obiettivo ben definito e ristretto. In ogni caso non esistono abbastanza dosi per vaccinare tutti".
Questo non vuol dire che il farmaco non sia efficace.
"Al contrario, funziona bene. Di norma farmaci o vaccini sperimentali non possono essere usati se non con una autorizzazione specifica dell'Oms per casi di emergenza: questo è un o di essi".
E allora qual è il problema?
"Il vaccino è solo uno dei pilastri dell'intervento: bisogna anche isolare le persone che sono state contagiate, rintracciarne i contatti, fare un'indagine epidemiologica, divulgare le norme igieniche... E' la lezione imparata con l'epidemia del 2014: bisogna far conoscere i rischi di contagio e le modalità di protezione. Il virus è molto labile, basta un po' di acqua e cloro per sconfiggerlo. Se tutti questo mancasse la vaccinazione non sarebbe sufficiente".
La strategia "ad anello" può fermare la diffusione fra le persone. Ma sappiamo che all'origine la malattia colpisce animali. Qual è il meccanismo del contagio?
"Non sappiamo se l'uomo può contagiare altri animali e diffondere il virus. Conosciamo abbastanza bene come funziona la diffusione interumana, sappiamo che persone considerate positive conservano tracce di virus nei liquidi corporei. Ma per ora la conoscenza dei meccanismi di contagio è abbastanza limitata. Sappiamo che esiste un serbatoio naturale del virus, i pipistrelli frugivori. E poi sappiamo anche che il virus ha colpito popolazioni che non godevano di tutela adeguata".
Intende dire i Paesi poveri? Come per la malaria?
"Proprio così. E' un dato di fatto, una vergogna del genere umano. Nel 2015 si è cominciato a cercare i rimedi quando Ebola è diventato affare nostro, cioè con il primo paziente negli Stati Uniti. Prima, non importava a nessuno".
Il ministro della Sanità congolese dice che ci sono due persone guarite. Che cosa vuol dire? E' una definizione credibile?
"Certo. Ne ho viste centinaia, con i miei occhi. Non sono guarite grazie a un trattamento medico specifico, ma perché al virus si sopravvive. La strategia è semplice: servono terapie di supporto per dare tempo all'organismo di reagire. Il sistema immunitario del corpo umano è in grado di farlo, anche con virus che raggiungono tassi di mortalità elevatissimi, come Ebola nel 2014, che era attorno al 56 per cento. Altre volte ha raggiunto l'80 per cento. Ma se non ci fosse questo meccanismo, la razza umana si sarebbe estinta".
Non esiste una terapia specifica?
"No. Si sta studiando, ma per ora non c'è un farmaco, solo terapie di supporto. Il vaccino ha un ruolo completamente diverso. Il problema è che a volte i sintomi sono poco chiari, magari i pazienti si disidratano con quella che può apparire anche solo una gastroenterite".
Ma un eventuale contagio in Occidente è da considerare una catastrofe?
"Abbiamo possibilità tecnologiche che in Africa non possono essere applicate. Di quelli che sono arrivati malati, anche in Italia, nessuno è morto. Ricordo che io in Africa ero solo con 18 malati. In Italia un solo contagiato era seguito dall'intero ospedale Spallanzani. Così io vedevo trenta morti al giorno, l'ammalato dello Spallanzani è sopravvissuto".
Per una volta, l'Oms non sembra pessimista, non ha voluto nemmeno dichiarare l'emergenza internazionale. Come mai?
"Ebola rimane una malattia endemica, ma stavolta siamo intervenuti tutti insieme tempestivamente. Anche qui, è la lezione imparata nel 2104: allora l'allarme era stato dato a marzo, la macchina della sanità è partita ad agosto. Ora, con l'allarme l'8 maggio, dopo due settimane tutto è già in moto".