✕

L’Ue morbida con l’Italia, ma per poco

Nelle Raccomandazioni economiche la Commissione non ci chiede una manovra bis anche se mancano 5,3 miliardi. Nel 2019, però, vuole una correzione da 10,6 miliardi. Altrimenti partirà l’aumento dell’l’Iva
2 minuti di lettura
È la sala stampa europea a testimoniare l'avvento del "caso Italia" a Bruxelles. Al briefing sulle raccomandazioni economiche della Commissione Ue, la prima raffica di domande dei media internazionali è tutta per il nostro Paese. Sul podio il vice di Juncker, l'ex premier lettone Valdis Dombrovskis, e il commissario Pierre Moscovici: fanno di tutto per evitare polemiche con Salvini e Di Maio, lanciano messaggi tanto velati da fare i salti mortali per non nominare la correzione da 5,3 miliardi necessaria a sistemare i conti 2018. D'altra parte questa è la linea Juncker: non provocare scontri che rinforzerebbero l'anima antiUe della nuova maggioranza, cercare buoni rapporti con il gabinetto grillo-leghista per coinvolgerlo nelle decisioni europee ed evitare mosse sconsiderate capaci di mettere a rischio l'Italia e di conseguenza la moneta unica. Magari lasciando il lavoro sporco ai mercati e agli altri governi europei. Poi, al più…
È la sala stampa europea a testimoniare l'avvento del "caso Italia" a Bruxelles. Al briefing sulle raccomandazioni economiche della Commissione Ue, la prima raffica di domande dei media internazionali è tutta per il nostro Paese. Sul podio il vice di Juncker, l'ex premier lettone Valdis Dombrovskis, e il commissario Pierre Moscovici: fanno di tutto per evitare polemiche con Salvini e Di Maio, lanciano messaggi tanto velati da fare i salti mortali per non nominare la correzione da 5,3 miliardi necessaria a sistemare i conti 2018. D'altra parte questa è la linea Juncker: non provocare scontri che rinforzerebbero l'anima antiUe della nuova maggioranza, cercare buoni rapporti con il gabinetto grillo-leghista per coinvolgerlo nelle decisioni europee ed evitare mosse sconsiderate capaci di mettere a rischio l'Italia e di conseguenza la moneta unica. Magari lasciando il lavoro sporco ai mercati e agli altri governi europei. Poi, al più tardi in autunno, se Lega e 5S avranno davvero imboccato una politica sfascia conti, allora per tutelare l'eurozona sarà scontro totale.

In generale il clima economico in Europa è buono, la crescita è la migliore dell'ultimo decennio e proprio ieri Bruxelles ha chiuso, dopo nove anni, la procedura sul deficit francese segnando "il ritorno alla normalità". Solo la Spagna resta in infrazione, ma dovrebbe sistemare i conti entro l'anno. In questo quadro di ritrovata serenità è l'Italia di Salvini e Di Maio che rischia di riportare l'Europa nel cuore della tempesta. Un caso da maneggiare con la massima cautela.

Gli europei fanno di tutto per non dare l'impressione di influenzare la formazione del governo ("si fa a Roma, non a Bruxelles") e con un gioco di prestigio confezionato con il Tesoro chiudono la partita sui conti 2017, evitando l'apertura di una procedura sul debito. Sul 2018 invece "l'aggiustamento appare inadeguato". All'appello mancano 5,3 miliardi, ma Bruxelles per non disturbare il lavoro di Mattarella evita di chiedere una manovra bis. Si vedrà la prossima primavera se il buco sarà chiuso (con un provvedimento volontario del nuovo esecutivo o grazie a un miglioramento dei dati) o se l'Italia incapperà in una procedura di infrazione, molto pericolosa per la nostra tenuta sui mercati. Per il 2019 invece Bruxelles chiede una correzione del deficit (per far scendere il debito) di 10,6 miliardi (0,6% del Pil), a meno di non far scattare l'Iva.

"Il messaggio politico è chiaro - afferma Dombrovskis - l'Italia deve continuare a ridurre il debito, che è il secondo più alto dopo la Grecia". Moscovici invece fa il poliziotto buono: "Lavoreremo con il prossimo governo attraverso dialogo, rispetto e mutua comprensione". E sarà giudicato non sugli annunci, "ma in base ai suoi atti". E qui si nasconde il vero timore europeo, ovvero che la gestione dell'enorme debito italiano (viaggia intorno al 130% del Pil) sia affrontata con "risposte credibili". Insomma, andare contro alle regole Ue non serve a danneggiare gli eurocrati, come da propaganda populista, ma innanzitutto fa male alla popolazione perché per l'Italia rappresentano l'unico argine contro la sfiducia dei mercati. Nel caso il nuovo governo dovesse far esplodere deficit e debito con misure senza coperture, sarebbero i cittadini a patirne.

Quelli italiani se si dovesse tornare a uno scenario in stile 2011; quelli di tutta Europa se la situazione assumesse connotati greci (l'Italia è troppo grande per essere salvata ed è capace di far crollare l'euro). Non a caso Bruxelles segnala che eventuali entrate fiscali impreviste dovranno andare a ridurre il debito. Al di là dei conti, le ricette di Bruxelles per la nostra economia partono dalle pensioni, con la richiesta di ricavare "considerevoli risparmi" ricalcolando quelle d'oro non interamente coperte dai contributi. Sottinteso: la Fornero non va toccata visto che già oggi la spesa previdenziale (15% del Pil) è tra le più alte della Ue. Inoltre Roma deve continuare a ridurre i crediti deteriorati delle banche, spostare il carico delle tasse dal lavoro ai consumi, rafforzare la lotta al sommerso, aumentare la concorrenza nei servizi, accorciare la durata dei processi e combattere la corruzione.