Esteri

Usa, giudice: "Trump non può bloccare chi lo critica su Twitter"

(ap)
Il comportamento del presidente rappresenta una violazione del diritto costituzionale alla libertà di espressione. Il caso era stato sollevato da alcuni cittadini e da un'organizzazione
2 minuti di lettura
WASHINGTON - Quando blocca su Twitter chi lo critica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump viola il primo emendamento della costituzione, quello che sancisce il diritto alla libertà di parola. Lo ha stabilito il giudice distrettuale di Manhattan Naomi Reice Buchwald con un provvedimento nel quale ordina al capo della Casa Bianca o a un suo subordinato di mettere fine a questa prassi che si configura come comportamento anticostituzionale.

"Una sentenza dichiarativa dovrebbe essere sufficiente perché nessun dirigente governativo, presidente incluso, è sopra la legge, e tutti i dirigenti governativi sono tenuti a seguire la legge", ha scritto il magistrato.

Il caso era stato sollevato lo scorso luglio dal Knight First Amendment Institute, un'organizzazione in difesa della libertà di espressione con base alla Columbia University, e da sette persone - tra le quali un attore newyorchese, un docente di sociologia nel Maryland, un poliziotto texano e una cantante di Seattle - che erano state bloccate da Trump dopo che lo avevano criticato. Il 'blocco' aveva impedito loro di continuare a vedere i tweet del presidente, che ha fatto di Twitter un pilastro della sua presidenza e vanta 52 milioni di follower, e di rispondere direttamente. Il giudice Buchwald sostiene che in questo modo è stato violato un diritto costituzionale dei ricorrenti.

Non è chiaro quante persone Trump abbia bloccato su Twitter, ma si tratterebbe di diverse centinaia. Tra quelli che sicuramente sono stati "cacciati" ci sono gli scrittori Stephen King e Anne Rice, l'attrice e autrice Rosie O'Donnell, la modella Chrissy Teigen, l'attrice Marina Sirtis e il comitato di azione politica dei reduci VoteVets.org.

Il Knight Institute ha espresso soddisfazione per la sentenza, definita come "una meticolosa applicazione dei principi del primo emendamento contro la censura governativa su una nuova piattaforma di comunicazione". "La pratica del presidente di bloccare i suoi detrattori su Twitter è perniciosa e incostituzionale", ha rimarcato Jameel Jaffer, direttore dell'organizzazione.

Il giudice Buchwald non ha emesso un'ingiunzione specifica per ordinare di "sbloccare" queste persone, ritenendo che spettasse al presidente farlo interpretando il suo giudizio. "Speriamo che la Casa Bianca applichi semplicemente la decisione della corte - ha detto un portavoce del Knight Institute, Ujala Sehgal, all'agenzia France Presse - se non lo farà, siamo pronti a intraprendere azioni legali".

Il dipartimento della Giustizia, che rappresenta Trump in questo caso, si è limitato a ribadire il proprio "rispettoso disaccordo" con la sentenza e a precisare che ha "allo studio le prossime mosse".

C'è poi chi ritiene che l'effetto della decisione di Buchwald andrà ben oltre la presidenza del milionario newyorkese. La pensa così Eugene Volokh, professore di Diritto alla University of California Los Angeles: "Si applicherà a moltissimi esponenti e funzionari governativi in tutto il Paese".