
Kollam non è la sola città e villaggio sul mare o sui grandi fiumi alle prese con questo problema. Ma qui la comunità dei pescatori rappresentata da Peter Mathias ha deciso dopo anni di impotenza e tonnellate di rifiuti al giorno accumulati di andare direttamente dalla ministra del turismo. Per coincidenza era nativa di Kollam e quando Mathias gli ha esposto le cifre del disastro, e dei pesci che morivano mangiando plastica, delle uova nei fondali avvolte da reti e sacchetti, per non parlare degli effetti economici su migliaia di famiglie, la ministra J. Mercykutty Amma ha preso il suo tempo però si è rivelata di parola.
In pochi mesi ha messo in contatto diverse agenzie governative e indipendenti per cercare la migliore soluzione di riciclaggio e dopo avere aperto l’impianto vi sono state messe a lavorare con stipendi di 5 benvenuti dollari al giorno soprattutto donne, così da bilanciare un settore della pesca altrimenti dominato dai maschi.
La storia della parziale ma significativa sconfitta della plastica a Kollam è stata raccontata dal National Geographic portando all’attenzione del mondo un progetto che non è limitato a questo porto del Kerala, ma ad altri dove le comunità si sono organizzate insieme per ripulire le coste e le rive. Dal 2009 – riferisce la rivista - il gruppo ambientalista nordamericano KIMO recluta pescatori nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Svezia e nelle Isole Faroe per un programma simile chiamato Fishing for Litter, "a pesca di rifiuti”.
Il programma di Kollam è diventato ormai un modello e ha il suo punto di forza nella coesione della popolazione locale per migliorare l’ambiente e le loro stesse condizioni di vita. Il fatto che succeda in Kerala e non in altre parti dell’India alle prese con lo stesso fenomeno della plastica può essere spiegato dal livello di sensibilità maggiore di una popolazione tra le più letterate del Continente, di molto al di sopra della media degli altri Stati grazie alle campagne dei vari governi comunisti per l’educazione di massa.