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Irlanda, l'assalto al seggio degli espatriati: "Torniamo per abrogare la legge che vieta l'aborto"

Boom dei cittadini andati all'estero che tornano a casa soltanto per il referendum popolare sulla norma che vieta l'interruzione di gravidanza in qualsiasi caso. L'incertezza sull'esito della consultazione

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DUBLINO – Se uno è già stato qualche volta in Irlanda, in questi giorni c’è una cosa che nota subito appena sbarcato all’aeroporto: mai viste file così al controllo passaporti. La ragione salta fuori leggendo le cronache del referendum di stamane sull’aborto: si prevede che circa 35mila espatriati irlandesi stiano tornando in patria per votare. Provengono soprattutto dalla vicina Gran Bretagna, dove i cittadini dell’Isola di Smeraldo sono il terzo maggior gruppo etnico straniero dopo polacchi e romeni, e dagli Stati Uniti, da sempre meta della loro immigrazione. E gli irlandesi che tornano a casa, venendo da Paesi in cui il diritto d’aborto già esiste, oggi voteranno nella stragrande maggioranza sì all’abrogazione dell’articolo della Costituzione (l’Ottavo Emendamento) che vieta l’aborto praticamente in qualsiasi circostanza, incluso stupro, incesto e grave anomalia del feto.
 
Molti raccontano sui social network il viaggio che hanno fatto per venire a votare, tanto che è stato coniato perfino un hashtag, #HomeToVote, per accomunare l’esperienza. C’è chi ha fatto un volo di 13 ore da Buenos Aires, come Ciaran Gaffney, che posta una foto di sé alla partenza dall’Argentina in cui indossa un maglione con la scritta “Repeal”, ovvero cancella, abroga l’emendamento in questione, dunque sì al diritto d’aborto. Chi viene da ancora più lontano, come una coppia arrivata dal Vietnam. E chi, proveniente da più vicino, fa solo una scappata di 24 ore: vengo, voto e vado via. “E’ il referendum più importante nella storia di questo Paese, certo che sono tornata a votare”, afferma l’elettrice in questione. Alcuni esibiscono indumenti o distintivi rivelatori di come voteranno. Anche se, nel caso della felpa con lo slogan “Repeal”, Ciaran ammette: “La gente mi guarda e non capisce di che cosa si tratta”.
 
Con il risultato del referendum che potrebbe essere assai incerto, i "sì" in leggero vantaggio ma i no in rimonta secondo i sondaggi, è possibile che il voto degli espatriati abbia un peso rilevante sull’esito della consultazione popolare. In base alla legge irlandese possono votare soltanto i cittadini che risiedono all’estero da non più di un anno e mezzo. Per questo, fra gli immigrati da lungo corso negli Usa, che dunque non voteranno, è partita una colletta per pagare il viaggio a chi ha diritto di partecipare al voto ma non aveva necessariamente i soldi per il biglietto aereo. E’ un modo, dicono, di partecipare anche questo.