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La protesta delle studentesse dell'Università cattolica di Santiago del Cile (reuters)

La nuova onda femminista dell’America Latina

Atenei occupati e proteste contro il machismo. Dal Cile all'Argentina le donne si organizzano e rivendicano parità e fine delle discriminazioni
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RIO DE JANEIRO. Un giorno in Cile, quello dopo in Argentina. C’è un vasto movimento di donne, marcatamente femminista più che femminile, che scuote in queste settimane i due paesi. La regione australe dell’America Latina sembra aver preso la guida di una forte protesta su temi che rievocano quelli del movimento che caratterizzò gli Anni 70 in Europa. Il machismo è ancora molto radicato nel costume e nella mentalità. Fa parte della vita quotidiana, nei rapporti tra uomo e donna, traspare sui media e si ascolta spesso nei dibattiti alla radio.

In Cile, il movimento femminista è nato in modo spontaneo nelle università. Oltre una trentina di atenei è occupata da due settimane, con cortei sempre più folti che si snodano a Santiago e in molte altre città del Paese. La principale richiesta sono provvedimenti che garantiscano la parità di genere. La scorsa settimana, al culmine della protesta che aveva p…
RIO DE JANEIRO. Un giorno in Cile, quello dopo in Argentina. C’è un vasto movimento di donne, marcatamente femminista più che femminile, che scuote in queste settimane i due paesi. La regione australe dell’America Latina sembra aver preso la guida di una forte protesta su temi che rievocano quelli del movimento che caratterizzò gli Anni 70 in Europa. Il machismo è ancora molto radicato nel costume e nella mentalità. Fa parte della vita quotidiana, nei rapporti tra uomo e donna, traspare sui media e si ascolta spesso nei dibattiti alla radio.

In Cile, il movimento femminista è nato in modo spontaneo nelle università. Oltre una trentina di atenei è occupata da due settimane, con cortei sempre più folti che si snodano a Santiago e in molte altre città del Paese. La principale richiesta sono provvedimenti che garantiscano la parità di genere. La scorsa settimana, al culmine della protesta che aveva portato solo a Santiago 150mila donne e uomini, la maggioranza giovani, un bacino elettorale importante di 2 milioni di persone, il presidente ha compiuto un passo inedito per il Cile. Ha proposto una serie di disegni di legge di riforma costituzionale che garantiscano la parità di genere.

Sebastián Piñera ha voluto attribuirsi l’iniziativa ammettendo di aver commesso lui stesso molti errori. «Dobbiamo fissare un prima e un dopo nella forma in cui trattiamo le nostre donne», ha detto. Il presidente ha accolto uno dei punti centrali della protesta femminista: inserire nelle scuole una nuova educazione non sessista. Con libri di testo e materie specifiche e la possibilità di denunciare atteggiamenti e aggressioni discriminatori.

In Argentina, Paese dove da dieci anni è legale l’unione tra due sessi, resta in vigore il divieto di aborto. Adesso il tema è in pieno dibattito alla Camera. Lo ha imposto Mauricio Macri, scosso da un movimento femminista che anche qui invade le piazze. Le resistenze della Chiesa e della destra argentina sono state incrinate dall’ennesimo caso di violenza nei confronti di una bimba di 10 anno stuprata dal suo patrigno e rimasta incinta. La legge apre all’aborto solo in caso di violenza e di rischio della madre. Non pone limiti al tempo di gestazione. Ma nella provincia dove è avvenuto il turpe caso vige ancora il decreto che fissa a 12 settimane il periodo in cui è autorizzato un intervento. Il governatore, il peronista Juan Manuel Urtubey, ha deciso di derogare il provvedimento che lui stesso aveva firmato cinque anni fa.