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Recep Tayyip Erdogan ispeziona la guardia militare d'onore turca (ap)

Anders Fogh Rasmussen: “Nato e Turchia devono lavorare insieme”

L'ex segretario dell'Alleanza sulle fratture con Ankara dopo la crisi in Medio Oriente e il contrasto sull'acquisto di armamenti russi. "Forzarli verso Est non è nostro interesse strategico"
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La Turchia non può fare a meno della Nato, né la Nato può fare a meno della Turchia. Per Anders Fogh Rasmussen, segretario generale dell'Alleanza atlantica dal 2009 al 2014, la crisi fra Ankara e Bruxelles troverà presto una soluzione.

Dottor Rasmussen, la Turchia sembra ogni giorno meno entusiasta del suo ruolo nell'Alleanza. Il problema è la leadership di Erdogan, o Ankara si sta rivelando un alleato inaffidabile?
"Dal punto di vista della sicurezza, noi abbiamo bisogno della Turchia tanto quanto la Turchia ha bisogno di noi. Ha il secondo esercito più grande della Nato, e la sua posizione la rende un ponte tra l'Occidente e il Medio Oriente e l'Asia centrale. I legami commerciali e di investimento della Turchia sono con l'Occidente e non esistono altre organizzazioni che possano dare alla Turchia la stessa sicurezza della Nato. E dal punto di vista dell'Alleanza, forzare la Turchia verso est non è nel no…
La Turchia non può fare a meno della Nato, né la Nato può fare a meno della Turchia. Per Anders Fogh Rasmussen, segretario generale dell'Alleanza atlantica dal 2009 al 2014, la crisi fra Ankara e Bruxelles troverà presto una soluzione.

Dottor Rasmussen, la Turchia sembra ogni giorno meno entusiasta del suo ruolo nell'Alleanza. Il problema è la leadership di Erdogan, o Ankara si sta rivelando un alleato inaffidabile?
"Dal punto di vista della sicurezza, noi abbiamo bisogno della Turchia tanto quanto la Turchia ha bisogno di noi. Ha il secondo esercito più grande della Nato, e la sua posizione la rende un ponte tra l'Occidente e il Medio Oriente e l'Asia centrale. I legami commerciali e di investimento della Turchia sono con l'Occidente e non esistono altre organizzazioni che possano dare alla Turchia la stessa sicurezza della Nato. E dal punto di vista dell'Alleanza, forzare la Turchia verso est non è nel nostro interesse strategico. Quindi, qualunque siano le nostre divergenze, è nell'interesse di entrambe le parti lavorarci e risolverle".

La Turchia comprerà le batterie antiaeree russe S-400 e minaccia di acquistare i caccia Su-57 se non potrà avere gli F-35. Mettere insieme i diversi sistemi d'arma sarebbe un grosso problema per la Nato. Esiste una soluzione tecnica o l'unica strada è politica? 
"Un sistema antiaereo russo non sarebbe compatibile con i sistemi Nato, la sua integrazione nell'architettura della difesa aerea Nato è una questione spinosa. Ma vale la pena notare che la Turchia ha anche firmato un accordo con la Francia e l'Italia per joint venture di armamenti, incluso un sistema di difesa aerea".

Com'è cambiato il confronto con la Russia dopo la fine della Guerra Fredda? Esiste un modo di convivere?
"Nel 2002, come premier danese, ero a Roma alla prima riunione del Consiglio Nato-Russia. Era un onore vedere i vecchi rivali diventare partner. Sfortunatamente, da allora il comportamento della Russia è cambiato. Ha annesso illegalmente la Crimea, conduce una guerra nell'Ucraina orientale. Le azioni in Siria e il bombardamento delle città hanno causato una catastrofe umanitaria che ha peggiorato la crisi migratoria. Vorrei avere un rapporto migliore con la Russia, ma Putin comprende solo il linguaggio della forza".

In Italia si parla di rimuovere le sanzioni alla Russia. Che ne pensa?
"Sono molto preoccupato. L'idea che le sanzioni danneggino l'economia è senz'altro esagerata: la quota di commercio persa dall'Italia è inferiore alla media Ue. E poi, che messaggio mandiamo agli altri dittatori e autocrati? Che si può ridisegnare i confini e la punizione durerà appena pochi anni? In questo modo si metterebbe in discussione l'ordine creato dopo la Seconda guerra mondiale".

Ma qual è il ruolo della Nato oggi?
"E' rilevante come sempre in passato. Il mondo è in fiamme, e la Nato è la miglior polizza di assicurazione: Questo non vuol dire che non si debba adattare alle nuove necessità, per esempio in termini di prontezza e di aiuto ai Paesi amici nella lotta al terrorismo".

Che cosa serve nella lotta al terrorismo?
"Bisogna concentrarsi nell'addestramento di forze locali in quelle aree come l'Iraq dove il terrorismo ha origine. Credo che servano fondi miliardari per questo addestramento e un quartier generale per la formazione".

Negli ultimi anni abbiamo visto i membri della Nato prendere decisioni per intervenire militarmente in regioni difficili: Libia, Africa Subahariana, Siria-Iraq. I caccia decollavano spesso prima ancora che fosse indetta una riunione dell'Alleanza. La Nato è abbastanza flessibile per far fronte alle nuove sfide (conflitti asimmetrici, guerre civili con interessi occidentali coinvolti e così via)?
"L'intervento in Libia era una missione a guida Nato, e il processo decisionale è durato sei giorni. Era necessario perché Gheddafi stava massacrando la sua stessa gente. Ci saranno occasioni in cui la Nato agirà come un organismo unico, e altre in cui i suoi membri prenderanno decisioni unilaterali o multilaterali al di fuori dell'Alleanza. Ma con l'automazione e l'intelligenza artificiale Nato e Alleati avranno bisogno processi decisionali più veloci. In passato, potevamo permetterci il lusso di prendere decisioni importanti in giorni o settimane; in futuro potremmo avere a disposizione solo minuti o secondi".