Jansa, il nemico degli immigrati: anche in Slovenia la svolta sovranista
Andrea Tarquini , di ANDREA TARQUINIChi è il vincitore delle elezioni nel piccolo Paese confinante con l'Italia. E soprattutto quali legami ha con Orbán, il leader ungherese che in Europa soffia sul vento populista e nazionalista
Cominciò come pacifista nella Yugoslavia creata da Tito, adesso il suo idolo è il premier ungherese Viktor Orbán. Fu fu il leader dell´ala destra della secessione slovena dalla Yugoslavia, odiava in segreto persino il padre della secessione, l´eurocomunista Milan Kucan amico di Berlinguer che ingenuo lo chiamò al suo fianco. Poi fu più volte nella polvere piú volte sugli altari, tra incarichi di ministro della Difesa e premier e condanne per corruzione. Oggi Janez Jansa è tornato alla guida della Slovenia e sembra destinato a restarci sull´onda della paura dei migranti e della voglia di sovranismo. Ma soprattutto ha vinto con le spalle coperte dai finanziamenti indiretti che il popolarissimo sovranista Orbán, ormai vero leader delle neodestre euroscettiche e nemico numero uno di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, gli ha fatto concedere per far campagna e vincere.
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Cominciò come pacifista nella Yugoslavia creata da Tito, adesso il suo idolo è il premier ungherese Viktor Orbán. Fu fu il leader dell´ala destra della secessione slovena dalla Yugoslavia, odiava in segreto persino il padre della secessione, l´eurocomunista Milan Kucan amico di Berlinguer che ingenuo lo chiamò al suo fianco. Poi fu più volte nella polvere piú volte sugli altari, tra incarichi di ministro della Difesa e premier e condanne per corruzione. Oggi Janez Jansa è tornato alla guida della Slovenia e sembra destinato a restarci sull´onda della paura dei migranti e della voglia di sovranismo. Ma soprattutto ha vinto con le spalle coperte dai finanziamenti indiretti che il popolarissimo sovranista Orbán, ormai vero leader delle neodestre euroscettiche e nemico numero uno di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, gli ha fatto concedere per far campagna e vincere.
Jansa, nuovo uomo forte della Slovenia dopo l'affermazione elettorale, il pacifista divenuto ultrà al grido di "Slovenia al primo posto", è nato il 17 settembre 1958 da una famiglia profondamente cattolica. Si laureó con una tesi sulla Difesa, ma poi affrontò un processo dei tribunali federali yugoslavi per aver criticato l´esercito federale, e scontò tra le proteste di tutte le anime libere dello Stato di Tito 18 mesi di carcere. Poi venne il crollo dello Stato creato dal Maresciallo, con lo scontro senza ritorno tra il nazionalismo panserbo (e quindi antititoista) dell´uomo forte di Belgrado Slobodan Milosevic, che voleva una Yugoslavia centralista e non piú federale, e le voglie d´indipendenza e revival nazionalisti delle altre repubbliche.
La guerra della piccola Slovenia contro il potente VJ (esercito yugoslavo) fu breve perché i generali-colombe di Belgrado non erano stati ancora epurati da Milosevic, e perché Milan Kucan seppe muoversi bene sulla scena internazionale. Jansa approfittò degli entusiasmi per far carriera. Ministro della Difesa di Kucan nella conquista dell´indipendenza (1990-1994), poi fu al governo due volte con posizioni da falco nazionalista. La prima volta dal 2004 al 2008. La seconda volta dal 2013 al 2014. Poi inciampó su una brutta buccia di banana. La "Frankfurter Allgemeine" scoprí che aveva, scrisse il giornale, intascato tangenti dall´industria militare finlandese in cambio di acquisti di materiale militare. Si fece un buon anno di prigione, nel breve radioso periodo di leadership europeista riformatrice e modernizzatrice dal 2013 al 2014 che in Slovenia fu incarnato da una donna, la giovane premier europeista e liberal Alenka Bratusek. Fu una primavera troppo breve. Le vecchie camarillas di ex comunisti burocrati e oligarchi rovesciarono Alenka, e alla lunga condannarono il centrosinistra sloveno al declino.
Poi venne la crisi delle maree di migranti, uno shock per la pacifica Slovenia sulla rotta tra Balcani ed Europa. E Janez Jansa consigliato da Ornbán colse subito la palla al balzo per riciclarsi nonostante la macchia sulla fedina penale. Si fece paladino del no all´ondata di invasori, della difesa della propria identità. Seppe con talento innegabile divenire capo di un´opposizione assertiva, capace di convincere per il passato di eroe indipendentista del leader ma soprattutto con messaggi di paura verso i migranti e verso la perdita di sovranità che secondo lui potrebbe venire da Bruxelles. Consigli di Orbán e a quanto si dice generosi aiuti degli oligarchi ungheresi e dei membri del sistema di potere ungherese che fa capo al premier hanno costruito il resto.
Adesso Jansa ce l´ha fatta, "mi auguro che il voto di oggi sia il primo passo per mettere al primo posto gli sloveni e la loro sicurezza", ha detto dichiarandosi vincitore. Vedremo quali saranno i prossimi passi, quali limitazioni e strappi allo Stato di diritto e ai valori europei verranno a breve nella bella Lubiana. Budapest insegna ispira e aiuta, Varsavia nazionalconservatrice è il modello di ricambio. Il richiamo della foresta di paure di migranti e ogni alieno straniero, musulmano o membro della Commissione europea, quel richiamo degli ululati di Orbán amico e ammiratore di Putin ed Erdogan, ha riportato in Slovenia un´altra vittoria. L´ululato è sempre piú forza-guida vincente a livello europeo.
Jansa, nuovo uomo forte della Slovenia dopo l'affermazione elettorale, il pacifista divenuto ultrà al grido di "Slovenia al primo posto", è nato il 17 settembre 1958 da una famiglia profondamente cattolica. Si laureó con una tesi sulla Difesa, ma poi affrontò un processo dei tribunali federali yugoslavi per aver criticato l´esercito federale, e scontò tra le proteste di tutte le anime libere dello Stato di Tito 18 mesi di carcere. Poi venne il crollo dello Stato creato dal Maresciallo, con lo scontro senza ritorno tra il nazionalismo panserbo (e quindi antititoista) dell´uomo forte di Belgrado Slobodan Milosevic, che voleva una Yugoslavia centralista e non piú federale, e le voglie d´indipendenza e revival nazionalisti delle altre repubbliche.
La guerra della piccola Slovenia contro il potente VJ (esercito yugoslavo) fu breve perché i generali-colombe di Belgrado non erano stati ancora epurati da Milosevic, e perché Milan Kucan seppe muoversi bene sulla scena internazionale. Jansa approfittò degli entusiasmi per far carriera. Ministro della Difesa di Kucan nella conquista dell´indipendenza (1990-1994), poi fu al governo due volte con posizioni da falco nazionalista. La prima volta dal 2004 al 2008. La seconda volta dal 2013 al 2014. Poi inciampó su una brutta buccia di banana. La "Frankfurter Allgemeine" scoprí che aveva, scrisse il giornale, intascato tangenti dall´industria militare finlandese in cambio di acquisti di materiale militare. Si fece un buon anno di prigione, nel breve radioso periodo di leadership europeista riformatrice e modernizzatrice dal 2013 al 2014 che in Slovenia fu incarnato da una donna, la giovane premier europeista e liberal Alenka Bratusek. Fu una primavera troppo breve. Le vecchie camarillas di ex comunisti burocrati e oligarchi rovesciarono Alenka, e alla lunga condannarono il centrosinistra sloveno al declino.
Poi venne la crisi delle maree di migranti, uno shock per la pacifica Slovenia sulla rotta tra Balcani ed Europa. E Janez Jansa consigliato da Ornbán colse subito la palla al balzo per riciclarsi nonostante la macchia sulla fedina penale. Si fece paladino del no all´ondata di invasori, della difesa della propria identità. Seppe con talento innegabile divenire capo di un´opposizione assertiva, capace di convincere per il passato di eroe indipendentista del leader ma soprattutto con messaggi di paura verso i migranti e verso la perdita di sovranità che secondo lui potrebbe venire da Bruxelles. Consigli di Orbán e a quanto si dice generosi aiuti degli oligarchi ungheresi e dei membri del sistema di potere ungherese che fa capo al premier hanno costruito il resto.
Adesso Jansa ce l´ha fatta, "mi auguro che il voto di oggi sia il primo passo per mettere al primo posto gli sloveni e la loro sicurezza", ha detto dichiarandosi vincitore. Vedremo quali saranno i prossimi passi, quali limitazioni e strappi allo Stato di diritto e ai valori europei verranno a breve nella bella Lubiana. Budapest insegna ispira e aiuta, Varsavia nazionalconservatrice è il modello di ricambio. Il richiamo della foresta di paure di migranti e ogni alieno straniero, musulmano o membro della Commissione europea, quel richiamo degli ululati di Orbán amico e ammiratore di Putin ed Erdogan, ha riportato in Slovenia un´altra vittoria. L´ululato è sempre piú forza-guida vincente a livello europeo.