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Marines americani durante l'esercitazione militare Baltops 2018, nel Baltico 

L’Italia ora preoccupa la Nato

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Nato: stop all'Italia su Mosca, alta tensione per il vertice Ue

Segretario dell'Alleanza e ambasciatrice Usa premono sul governo: non rompa il fronte anti Putin. Test decisivo il Consiglio di fine giugno, Roma porrà il veto a rinnovo misure?

dal nostro corrispondente Alberto D'Argenio

BRUXELLES. Alleanza atlantica e Unione europea in fibrillazione per le prossime mosse del governo di Giuseppe Conte sulla Russia. Il dossier planerà sul tavolo del Consiglio europeo il 28 e 29 giugno. Dopo che il neo premier italiano nel discorso per la fiducia ha affermato di voler togliere le sanzioni Ue contro Mosca, a Bruxelles e nelle capitali (non solo europee) tutti sono con il fiato sospeso: il capo del governo italiano al suo debutto in Europa giocherà davvero la carta pro Putin? Al momento nessuno ha indizi sulla decisione - ma di timori ce ne sono eccome - sostanzialmente perché lo stesso governo italiano non ha ancora deciso se partire subito con il ge…

Nato: stop all'Italia su Mosca, alta tensione per il vertice Ue

Segretario dell'Alleanza e ambasciatrice Usa premono sul governo: non rompa il fronte anti Putin. Test decisivo il Consiglio di fine giugno, Roma porrà il veto a rinnovo misure?

dal nostro corrispondente Alberto D'Argenio

BRUXELLES. Alleanza atlantica e Unione europea in fibrillazione per le prossime mosse del governo di Giuseppe Conte sulla Russia. Il dossier planerà sul tavolo del Consiglio europeo il 28 e 29 giugno. Dopo che il neo premier italiano nel discorso per la fiducia ha affermato di voler togliere le sanzioni Ue contro Mosca, a Bruxelles e nelle capitali (non solo europee) tutti sono con il fiato sospeso: il capo del governo italiano al suo debutto in Europa giocherà davvero la carta pro Putin? Al momento nessuno ha indizi sulla decisione - ma di timori ce ne sono eccome - sostanzialmente perché lo stesso governo italiano non ha ancora deciso se partire subito con il gesto eclatante che spaccherebbe l'Europa rendendola impotente di fronte allo Zar del Cremlino.

Di fronte a questa incertezza è già partito il pressing nei confronti del governo gialloverde. Il segretario generale della Nato, il norvegese Jens Stoltenberg, dal quartier generale di Bruxelles ha esortato l'Italia a non giocare d'azzardo sul tavolo europeo. "Con la Russia dobbiamo mantenere il dialogo politico, ma le sanzioni economiche sono importanti", ha affermato aggiungendo di non vedere l'ora di lavorare con Conte. Le sanzioni europee contro la Russia sono scattate dopo il conflitto in Ucraina e mirano alla piena attuazione degli accordi di Minsk del 2014. "L'Italia è uno dei nostri più forti alleati ma sulla Russia crediamo che le sanzioni vadano mantenute fino a quando Mosca non cambierà il suo comportamento altrimenti manderemmo un pessimo segnale al Cremlino", aggiungeva l'ambasciatrice americana alla Nato, Kay Bailey Hutchinson.
(ap)
Sono solo le prime pressioni su Roma, ma se Conte non chiarirà le sue intenzioni in vista del summit Ue di fine mese il pressing (specialmente da Washington) salirà a dismisura. Per questo i grandi della mondo, a partire da Trump ma anche Merkel e Macron, chiederanno spiegazioni al premier italiano già domani e sabato nel chiuso del G7 di Charlevoix, in Canada.

L'Europa ha tre set di sanzioni contro la Russia. Le più importanti colpiscono ampi settori della sua economia e scadono il 31 luglio. Vengono rinnovate ogni sei mesi in modo non automatico ma, come aveva chiesto l'allora premier Matteo Renzi, a valle di una discussione tra leader Ue per verificare lo stato di Minsk. Discussione che si terrà appunto al vertice europeo del 28 e 29 giugno. Il rinnovo deve arrivare con decisione unanime dei leader, o meglio per consenso. Ecco dunque che Conte potrebbe mettere il veto facendo saltare l'impianto europeo. La discussione al vertice di Bruxelles sarà aperta da Merkel e Macron. Anche Grecia, Ungheria, Bulgaria e Cipro vantano legami speciali con il Cremlino, ma finora non si sono mai spinte a mettere il veto sulle sanzioni. Su fronte opposto gli acerrimi nemici della Russia: Baltici e Polonia. Pure Francia e Germania finora hanno tenuto il punto delle sanzioni. Una clamorosa spaccatura europea favorita dall'Italia renderebbe l'Unione più debole di fronte a Mosca e al resto del mondo. Esattamente il gioco di Putin.  
(ap)
(afp)

Strappi su Cremlino ed Europa: gaffe e rischi d’isolamento del nuovo governo gialloverde

Se il governo Conte intende iniziare a smontare il sistema di sanzioni alla Russia deve capire come reagiranno gli alleati
di VINCENZO NIGRO
Per scrivere il suo discorso programmatico, quello di martedì al Senato in cui ha annunciato che lavorerà contro le sanzioni alla Russia, il premier Giuseppe Conte si è affidato alle profonde integrazioni del sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Ma anche a una serie di sue consultazioni, fra cui una telefonata con l'ambasciatore d'Italia a Mosca, Pasquale Terracciano. Il diplomatico gli ha confermato cosa siano e come pesino sui rapporti dell'Europa con la Russia le sanzioni. Furono decise dalla Ue nel 2014 dopo l'invasione dell'Ucraina e l'occupazione della Crimea. Il problema però è che Conte non ha fatto telefonate né a Bruxelles né a Washington: e se il governo vuole davvero iniziare a smontare quelle sanzioni deve capire bene come reagiranno gli alleati "privilegiati", ovvero gli Usa e l'Europa. Alleati che hanno già reagito, di fatto trascurando l'idea italiana.

Dice un ambasciatore che ha servito a Mosca, ama la Russia ma rimane con i piedi per terra: "Se l'Italia volesse potrebbe fare una cosa semplicissima. Le sanzioni si rinnovano ogni 6 mesi, serve l'unanimità: se vogliamo, basta mettere il veto e le sanzioni saltano. Ma salta anche del tutto la politica estera italiana...saremmo spaventosamente isolati".

Ieri nel dibattito alla Camera la pd Lia Quartapelle lo ha chiesto brutalmente a Conte: "Presidente, il suo annuncio di un cambio di posizione ha scatenato gli applausi dei senatori leghisti e dell'M5s: ma perché vi piace tanto l'idea di un'Italia isolata in Europa e più vicina a Putin? Forse tra i partiti di governo c'è qualcuno che deve restituire un favore a Mosca?". E' una cosa che Marco Minniti, fino a poche ore fa ministro dell'Interno, dice quasi tremando ai suoi collaboratori: "Spero soltanto che nessuno abbia mai preso un solo rublo di finanziamento dai russi...".

In Transatlantico Guido Crosetto, Fratelli d'Italia, per qualche ora possibile ministro della Difesa nel governo giallo-verde, spiega l'attenzione alla Russia di Putin con una ragione geopolitica strategica: "Bisogna abolire le sanzioni semplicemente perché strategicamente non possiamo abbandonare la Russia all'abbraccio della Cina. Da parte della Nato è un errore strategico insistere nell'antagonizzare Mosca".
 
Fabrizio Cicchitto, ex deputato di Forza Italia e dell'Ncd, nello scorso parlamento è stato presidente della Commissione Esteri: "Tentiamo di caprici: nel 2014 le sanzioni sono state inventate dalla Merkel come alternativa a un'azione militare dopo l'invasione della Crimea e dell'Est dell'Ucraina. Se il governo italiano inserisce nel primo discorso del premier una dichiarazione del genere, questo conferma una cosa soltanto: Putin ha una influenza sui partiti del governo che noi non conosciamo fino in fondo".
 
Guglielmo Picchi, deputato della Lega esperto di politica estera, ha un parere opposto: "La nostra è una scelta politica libera e soprattutto equilibrata. Non vogliamo stravolgere l'Europa, ma portarla a ragionare sulla mancanza di efficacia di queste sanzioni e sul vicolo cieco in cui ci siamo ficcati". Alla domanda "siete pronti a mettere il veto a Bruxelles?", Picchi risponde con cautela: "Vogliamo costruire una politica, vogliamo ridurre l'impatto delle sanzioni sulle piccole e medie imprese europee, non cerchiamo colpi di teatro".

L'ex ambasciatore a Mosca con cui abbiamo parlato spiega che "l'essenza della diplomazia è proprio questa, avviare dei processi politici che siano guidati da una visione, che siano costruiti con coerenza, coinvolgendo e non antagonizzando. La mia domanda è questa: non lo hanno fatto Prodi e Berlusconi, il governo Conte saprà e vorrà fare questo?".

Quale è il rischio? Un altro diplomatico vede una deriva isolamento dell'Italia molto rapida, e pericolosa: "Se Salvini è entrato in difficoltà perfino con la piccola Tunisia, senza capire che offendendo la Tunisia rischia di innescare una reazione anti-italiana che potrebbe diventare non gestibile dai partiti politici tunisini, beh allora c'è da iniziare ad essere preoccupati". Sembrava che la politica estera potesse essere un problema lontano per il primo governo dei populisti d'Italia: forse i problemi arriveranno prima del previsto.
 
(afp)

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Manfred Weber: "L'Italia ci pensi bene: su Russia e conti Rischia di spaccare l'Ue"

Il capogruppo del Ppe all'Europarlamento sui rapporti tra Europa e governo gialloverde: "L'Unione è un partner non un nemico"
dal nostro corrispondente Alberto D'Argenio

BRUXELLES. "Mi auguro che l'Italia rifletta bene sulla posizione da assumere sulle sanzioni alla Russia: l'Europa si spaccherebbe e diventerebbe più debole", nel confronto con Putin e sullo scacchiere internazionale. Manfred Weber è rimasto in silenzio durante la crisi italiana. Ma ora il capogruppo del Ppe all'Europarlamento parla dei rapporti tra Europa e giallo-verdi. Weber guida la prima forza politica a Strasburgo e il suo pensiero rispecchia quello dei governi di centrodestra, maggioranza in Europa. Apre al dialogo con il premier Conte, ma avverte: Roma deve valutare bene il da farsi su Russia e deficit.

Come giudica il governo Conte?
"Quello che conta è lavorare in Europa assieme al nuovo esecutivo italiano. Tutto il Ppe vuole cooperare con Roma".

Non teme una maggioranza sempre pronta ad accusare l'Ue?
"Bruxelles è importante ma non è così potente da poterle dare le colpe di tutto quello che non funziona. Basta prendersela con l'Europa, Bruxelles non è un nemico ma un partner".

L'Italia dice di voler togliere le sanzioni Ue alla Russia.
"Il fatto che Putin abbia incontrato Sebastian Kurz a Vienna dimostra che dialogare con Mosca è giusto e necessario, così come ritengo giusto parlare di tutte le opzioni".

Anche al fine delle sanzioni?
"La proposta italiana merita di essere esaminata, ma bisogna decidere tutti insieme. Anche l'Austria ha assicurato che non metterà il veto al rinnovo delle sanzioni perché queste decisioni si prendono per consenso. Mi auguro che l'Italia valuti bene il da farsi altrimenti spaccherebbe l'Europa".

Il Ppe ritiene che le sanzioni vadano confermate?
"Secondo noi è troppo presto per toglierle. Ad esempio, in Spagna abbiamo visto come la propaganda russa e le sue fake news abbiano soffiato sulla questione catalana come avevano fatto sulla Brexit".

Il contratto Di Maio-Salvini prevede decine di miliardi di spese: teme che i conti italiani possano andare fuori controllo?
"L'Italia ha dimostrato di poter lavorare assieme all'Europa mantenendo il deficit sotto al 3% e chi governa deve ricordare che le decisioni prese a Roma toccano, per esempio, anche i cittadini finlandesi, sloveni o belgi".

Quindi se il debito italiano sbanda rischia tutta l'eurozona.
"Il nuovo ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha detto che non esiste un dibattito sull'uscita dalla moneta unica, un segnale di stabilità. Noi ci fidiamo, vuol dire che sa che le regole dell'eurozona vanno rispettate. È importante è che tutti sappiano che non possiamo fare nuovi debiti".

L'Italia chiede nuove regole.
"Ho un'idea che vorrei fosse discussa al summit di fine mese: propongo al governo italiano di fare una lista di investimenti da [/DOMANDA]finanziare subito con soldi europei in quanto progetti prioritari dell'Efsi, il Fondo Ue per gli investimenti. Lo stesso andrebbe fatto con altri paesi come Grecia e Spagna. Sarebbe il segnale che la Ue aiuta i suoi partner".

A proposito di aiuto, l'Italia lamenta scarsa solidarietà sui migranti.
"Salvini ha il nostro sostegno quando afferma che i confini esterni vanno controllati meglio. Anche su questo punto ho una proposta per il vertice del 28 e 29 giugno: mandare in Italia 2.000 agenti dei vari Stati membri che sotto il coordinamento di Frontex aiutino a controllare le frontiere marittime del vostro Paese".

Non trova paradossale che Salvini si allei con Orbán e gli altri di Visegrad quando sono loro ad affondare la condivisione Ue nella gestione dei flussi?
"Salvini deve dire a Orbán che l'Italia ha diritto a chiedere solidarietà e che anche i Visegrad devono aiutare i paesi del Sud".

Ieri il belga Theo Francken ha parlato di respingimenti, vecchio pallino della Lega. Posto che sono illegali, per lei sarebbero moralmente accettabili?
"No, bisogna dare la possibilità ai rifugiati, come i siriani, di arrivare in Europa, un continente cattolico e ben attrezzato. Dopodiché i rifugiati vanno ospitati, i migranti illegali invece devono essere rimpatriati il più velocemente possibile".
(ap)
(afp)
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Il timore strategico è lo scambio di dati (riservati) coi russi

di GIAMPAOLO CADALANU
Per la Nato un'apertura dell'Italia verso Mosca, con la cancellazione delle sanzioni, è un'ipotesi infausta. Questo governo - ritengono a Bruxelles - è fin troppo legato alla Federazione russa.

Il punto più dolente sembrano essere i collegamenti fra la Lega e Russia unita, il partito di Vladimir Putin, con una collaborazione che sulla carta apre scenari inquietanti, perché parla anche di "scambio di informazioni" a vari livelli, oltre che di scambi commerciali. Mosca insiste a sottolineare che la collaborazione è trasparente e servirà a migliorare i rapporti fra Russia e Unione europea, ma per gli Stati maggiori dell'Alleanza queste rassicurazioni non sembrano bastare.

In parte sono gli stessi argomenti inseriti nel patto di coalizione del governo austriaco a fine 2017, con il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache che garantisce per la coesione della Ue. Ma in ambito militare, naturalmente, le preoccupazioni sono più profonde.

Un altro elemento è la collaborazione accademica della neoministra Elisabetta Trenta con centri studi russi: la Difesa però sottolinea che gli stessi canali sono attivati anche da istituzioni come la Columbia University.
(afp)

Ma il nodo è più globale: la riapertura completa dei canali commerciali indicherebbe una spaccatura nell'Alleanza, molto sgradita perché si affiancherebbe ai problemi spinosi legati alla politica militare della Turchia. Ankara ha sconvolto i pianificatori della Nato acquistando sistemi antiaerei russi: ovviamente il problema non è di mercato, ma di sicurezza delle informazioni. E se Washington sembra decisa persino a fermare l'acquisto degli F-35 da parte della Turchia, per queste esigenze di sicurezza, per i comandi Nato non potersi fidare appieno dell'Italia sarebbe una catastrofe, anche perché le nostre Forze armate i caccia Jsf ce li hanno già e ne hanno appena ordinati otto nuovi. In altri termini, il valore di un'alleanza militare dipende com'è ovvio dalla sua coesione: per indebolirla, dice un analista esperto di questi temi, basta soltanto il sospetto di possibili falle nella sicurezza.

In più, ci sono considerazioni politiche. Per citare le parole che l'ex segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen ha usato con questo giornale appena la settimana scorsa, "bisogna immaginare che segnale manderemmo ad altri autocrati e dittatori: sarebbe come dir loro che possono ridisegnare illegalmente i confini nazionali e la punizione sarebbe limitata nel tempo a pochi anni. La natura stessa dell'ordine mondiale creato dopo la Seconda guerra mondiale sarebbe in discussione".
(ap)
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