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Donald Trump e Justin Trudeau (reuters)

La rabbia di Donald affonda il G7, l’Europa lo attacca ma teme sui dazi

Il presidente sconfessa le conclusioni del vertice. Merkel: "Deprimente, ora guardiamo al Giappone" Le distanze su commerci, Russia e clima aumentano. E Putin sorride: "Per il prossimo G8 li invito a Mosca"
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CHARLEVOIX. "Donald Trump ha distrutto la credibilità del G7, ci vorranno vent'anni per ricostruirla". Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, va dritto al punto. La cancelliera Angela Merkel rincara: "Il ritiro via tweet è ovviamente deludente e anche un po' deprimente". I canadesi increduli per ora si limitano a dire che il premier canadese Justin Trudeau in pubblico non ha affermato nulla di più di quanto aveva detto in faccia a The Donald. Gli europei fanno sapere di rimanere impegnati al comunicato finale del vertice di Charlevoix sperando di limitare i danni sui dazi. Il presidente francese Emmanuel Macron invita Trump "ad essere serio". Il presidente russo Vladimir Putin se la ride e dice che se vogliono, lui i grandi della terra li aspetta tutti a Mosca.

Insomma, il mondo è in subbuglio dopo che Trump direttamente dall'Air Force One a colpi di furiosi tweet ha affondato - fatto senza precedenti - il G…
CHARLEVOIX. "Donald Trump ha distrutto la credibilità del G7, ci vorranno vent'anni per ricostruirla". Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, va dritto al punto. La cancelliera Angela Merkel rincara: "Il ritiro via tweet è ovviamente deludente e anche un po' deprimente". I canadesi increduli per ora si limitano a dire che il premier canadese Justin Trudeau in pubblico non ha affermato nulla di più di quanto aveva detto in faccia a The Donald. Gli europei fanno sapere di rimanere impegnati al comunicato finale del vertice di Charlevoix sperando di limitare i danni sui dazi. Il presidente francese Emmanuel Macron invita Trump "ad essere serio". Il presidente russo Vladimir Putin se la ride e dice che se vogliono, lui i grandi della terra li aspetta tutti a Mosca.

Insomma, il mondo è in subbuglio dopo che Trump direttamente dall'Air Force One a colpi di furiosi tweet ha affondato - fatto senza precedenti - il G7 che aveva appena lasciato. Settimane di negoziati tra sherpa buttati, due giorni e una notte di discussioni tra leader cancellati, i rapporti interni all'Occidente ancora più burrascosi.

Il comunicato sconfessato
Riavvolgendo il nastro, venerdì e sabato i Grandi della terra si sono riuniti nel Quebec per il G7 organizzato da Trudeau. Si sapeva che sarebbe stata una riunione ad alta tensione, e così è stato. Nel chiuso dei lavori i leader hanno litigato, negoziato duramente, usato metodi "rudi" (copyright di Trudeau). Ma alla fine sono riusciti a salvare la faccia, come lo scorso anno a Taormina, con un comunicato congiunto che Trump fino all'ultimo ha messo in dubbio, ma poi ha accettato su insistenza dei partner (praticamente un G6 contro gli Usa). Un pannicello per tenere la fondamentale unità di facciata, ma che sui dazi lasciava una flebile speranza agli europei.

La guerra commerciale
Partendo proprio dalle tariffe, il primo giugno Trump ha aggiunto Europa, Canada e Messico alla Cina nella lista dei cattivi con dazi su alluminio e acciaio. Tanto Trudeau, quanto l'Unione e il Messico, hanno messo in campo le contromisure. Ma il timore è che Trump anziché smorzare i toni possa dare il via a una serie di altre sanzioni gettando il pianeta nella spirale da guerra commerciale che danneggerebbe tutti. Così nel comunicato faticosamente negoziato i leader del G7 affermavano di essere "contro il protezionismo" e si impegnavano a "riformare il Wto". Il modo per tenere vivo il dialogo transatlantico con l'impegno di lanciare nuovi colloqui tecnici e politici.

La spaccatura su Russia e Iran
Ma spaccatura c'è stata anche sul clima, con Trump che non ha sottoscritto la parte sull'ambiente delle conclusioni del G7, e sulla Russia: se il tycoon (seguito da un ondivago Conte) vuole riammettere Putin al G8 (da qui la battuta dello Zar sull'invito al Cremlino) gli europei fino al rispetto della pace di Minsk non ne vogliono sapere. Nel testo finale passa la linea Ue e anzi, i 7 affermano di essere pronti a inasprire le sanzioni se necessario. Anche sull'Iran restano le divisioni, con Trump che ha affondato l'accordo sul nucleare e gli europei che continuano a sostenerlo e a Charlevoix passa un testo duro su missili e ruolo destabilizzante di Teheran, ma sul programma nucleare c'è solo il generico impegno affinché l'atomo iraniano resti pacifico.

Lo sgarbo di Trump
Così sabato mattina Trump ha abbandonato il resort sulle rive del San Lorenzo ed è decollato verso Singapore per incontrare Kim Jong-un. Gli altri leader si sono alternati in sala stampa, dove il più esplicito è stato il padrone di casa. Trudeau ha definito un "insulto" i dazi Usa ai partner. Quando le luci a La Malbaie si spegnavano e i leader erano già in volo verso le rispettive capitali, è esplosa la furia di Trump che da 10mila metri via Twitter ha accusato il premier canadese di essere "debole e disonesto", ha annunciato che gli Usa toglieranno la firma al comunicato finale e ha minacciato i temutissimi (per gli europei) dazi sulle auto.

Il monito all'Italia
Il resto del mondo è rimasto sbigottito, a caldo solo l'Europa ha reagito affermando di sentirsi ancora vincolata dalle conclusioni del G7 (appiglio per tenere vivo il dialogo sui dazi). Ieri quindi Macron sarcastico ha sottolineato che la diplomazia "non può essere dettata da dichiarazioni usa e getta" e ha invitato Trump ad essere "serio". Merkel, guardando soprattutto al mercato dell'auto, dice di essere delusa: "È deprimente, ma l'Europa deve prendere meglio il suo destino nelle proprie mani e difendere da sola i suoi valori, nel caso con il Giappone". Poi una stoccata a Conte: "Il tweet sulla Russia? Sarebbe stato bello parlarne prima". Ma gli Usa non stemperano i toni e anzi la Casa Bianca ha accusato ancora Trudeau di avere "pugnalato alle spalle Trump". Con la diplomazia nel caos è la Germania a ricordare che "la risposta all'America First è l'Europa unita". Monito rivolto soprattutto all'Italia gialloverde dopo l'atteggiamento di Conte (filo Trump e Putin) al G7. Tanto che ieri il segretario generale della Nato, Stoltenberg, è atterrato a Roma per incontrare il ministro Moavero e oggi vedrà lo stesso Conte. Ma l'Unione non sembra in grado di rilanciarsi visto che ieri i ministri finanziari di Francia e Germania - Scholz e Le Maire - in vista del summit Ue di fine giugno non sono riusciti ad andare oltre una comune volontà di riformare l'eurozona, rimanendo distanti sulla sostanza.