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Ecco perché Underwood (ma Barbara) è il nuovo incubo di Trump

Quando un mese fa ha giurato come nuovo Attorney General dello Stato di New York, Barbara Dale Underwood non è riuscita a trattenere una piccola commozione. Dopo una vita dedicata alla giustizia, per questa donna di 74 anni - nata, maggiore di tre sorelle, in una cittadina dell’Indiana e cresciuta nel New Jersey - è arrivato il premio forse più insperato ma sicuramente più giusto. Ora con l'inchiesta sulla Fondazione Trump la attendono mesi difficili
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NEW YORK - Quando un mese fa ha giurato come nuovo Attorney General dello Stato di New York, Barbara Dale Underwood non è riuscita a trattenere una piccola commozione. Dopo una vita dedicata alla giustizia, per questa donna di 74 anni - nata, maggiore di tre sorelle, in una cittadina dell’Indiana e cresciuta nel New Jersey - è arrivato il premio forse più insperato ma sicuramente più giusto.
Non l’aspettano mesi facili. Ha raccolto la difficile eredità di un procuratore popolare come Eric Schneiderman, per sette anni alla guida di una delle poltrone giudiziarie più importanti (e più difficili) degli Stati Uniti, travolto nell’anno del #metoo dalle pesanti accuse di mole…
NEW YORK - Quando un mese fa ha giurato come nuovo Attorney General dello Stato di New York, Barbara Dale Underwood non è riuscita a trattenere una piccola commozione. Dopo una vita dedicata alla giustizia, per questa donna di 74 anni - nata, maggiore di tre sorelle, in una cittadina dell’Indiana e cresciuta nel New Jersey - è arrivato il premio forse più insperato ma sicuramente più giusto.
Non l’aspettano mesi facili. Ha raccolto la difficile eredità di un procuratore popolare come Eric Schneiderman, per sette anni alla guida di una delle poltrone giudiziarie più importanti (e più difficili) degli Stati Uniti, travolto nell’anno del #metoo dalle pesanti accuse di molestie sessuali violente contro quattro donne (cosa di cui si proclama innocente). Paracadutata, senza aspettarselo, da un giorno all’altro in un ufficio che aveva sempre visto alla guida solo gli uomini e che ha sul tavolo alcuni dossier decisamente scottanti: come l’indagine sulle molestie sessuali di un altro big della giustizia newyorchese, quel Cyrus Vance Jr, figlio di un Segretario di Stato e oggi a capo della procura distrettuale di Manhattan; come la vicenda di Harvey Weinstein (arrestato proprio da Vance) o come la dozzina di cause che sono in corso contro la Casa Bianca e l’Amministrazione Trump.

Ieri Barbara Underwood è altrettanto improvvisamente diventata la donna da ‘prima pagina’. Perché è stata lei a presentare di primo mattino a un tribunale della Grande Mela la denuncia contro il presidente degli Stati Uniti e i suoi tre figli per “ripetuti comportamenti illegali” legati ai milioni di dollari spesi dalla Trump Foundation (che è una charity, un’organizzazione no profit). Un’indagine che si è trovata sul tavolo, iniziata dal suo predecessore sul finire del 2016 dopo un articolo del Washington Post e durata per lunghi venti mesi.

“È una professionista”. Così il Governatore di New York Andrew Cuomo (che è stato a sua volta Attorney General prima di Schneiderman) ha presentato Barbara Underwood al momento del giuramento. E che lo sia sono tutti d’accordo, amici, avversari, media. Una vita professionale tutta dedicata al sistema giudiziario, iniziata con gli studi al college ad Harvard, seguita dalla Law School di Georgetown e diventata carriera a tempo pieno dopo l’incontro con Thurgood Marshall, il primo afro-americano a diventare giudice (venne nominato da Lyndon Johnson nel 1967) di quella Corte Suprema che negli anni Settanta riuscì ad abolire anche la pena di morte.
In quel biennio passato come ‘clerk’, la allora giovane assistente legale di Marshall racconta di aver imparato molto di più che in tutti gli anni universitari e il primo giudice afro-americano continuò a farle da ‘mentore’ anche negli anni successivi. Quelli che l’hanno vista insegnare (per quasi dieci anni) a Yale e poi alla Brooklyn Law School e alla New York University School of Law. Dalle prestigiose scuole della Grande Mela il salto alle cariche pubbliche è stato quasi naturale. Prima donna a diventare Solicitor General (la persona che rappresenta il governo federale di fronte alla Corte Suprema), poi chiamata a New York con lo stesso incarico, posizione che ha mantenuto con gli ultimi due Attorney General dello Stato. 

“Il lavoro di questo ufficio è di fondamentale importanza, il nostro ufficio non è mai stato più forte di oggi e questa è una squadra di dipendenti pubblici di straordinario talento, dedicati e instancabili, che faranno in modo che il nostro lavoro continui senza interruzioni”. Così disse Barbara dopo il giuramento. Con quella squadra adesso ha sfidatoThe Donald e la Casa Bianca.