Israele, l’ambasciatore Usa: “Niente indagini su violazioni diritti umani”
Marco Ansaldo , dal nostro inviato MARCO ANSALDOL'inviato di Trump nella nuova sede di Gerusalemme blocca le procedure del dipartimento di Stato che vincolano gli aiuti militari a verifiche sull'uso della forza e altri parametri umanitari
ISTANBUL - L'ambasciatore di Donald Trump a Gerusalemme blocca le indagini su Israele per eventuali violazioni sui diritti umani. La polemica scoppia a Washington, ma in Medio Oriente ne arrivano gli effetti. E i leader palestinesi hanno un argomento in più da brandire, soprattutto dopo gli oltre cento morti registrati per le manifestazioni avvenute nelle ultime settimane nella Striscia di Gaza.
Una e-mail del diplomatico americano David Friedman, 59 anni, vicinissimo al capo della Casa Bianca, dimostra che gli Usa si oppongono a inchieste esterne sul comportamento dell'esercito israeliano. "Israele è una democrazia le cui Forze armate non sono implicate in violazioni dei diritti umani - si legge nel messaggio dell'ambasciatore, che una fonte ha mostrato al magazine americano Politico - ha un robusto sistema di investigazione e di procedimento nelle rare circostanze che si verifichino comportamenti non appropriati. Sarebbe contro gli interessi naz…
Una e-mail del diplomatico americano David Friedman, 59 anni, vicinissimo al capo della Casa Bianca, dimostra che gli Usa si oppongono a inchieste esterne sul comportamento dell'esercito israeliano. "Israele è una democrazia le cui Forze armate non sono implicate in violazioni dei diritti umani - si legge nel messaggio dell'ambasciatore, che una fonte ha mostrato al magazine americano Politico - ha un robusto sistema di investigazione e di procedimento nelle rare circostanze che si verifichino comportamenti non appropriati. Sarebbe contro gli interessi naz…
ISTANBUL - L'ambasciatore di Donald Trump a Gerusalemme blocca le indagini su Israele per eventuali violazioni sui diritti umani. La polemica scoppia a Washington, ma in Medio Oriente ne arrivano gli effetti. E i leader palestinesi hanno un argomento in più da brandire, soprattutto dopo gli oltre cento morti registrati per le manifestazioni avvenute nelle ultime settimane nella Striscia di Gaza.
Una e-mail del diplomatico americano David Friedman, 59 anni, vicinissimo al capo della Casa Bianca, dimostra che gli Usa si oppongono a inchieste esterne sul comportamento dell'esercito israeliano. "Israele è una democrazia le cui Forze armate non sono implicate in violazioni dei diritti umani - si legge nel messaggio dell'ambasciatore, che una fonte ha mostrato al magazine americano Politico - ha un robusto sistema di investigazione e di procedimento nelle rare circostanze che si verifichino comportamenti non appropriati. Sarebbe contro gli interessi nazionali (americani, ndr)" fare dei passi che limitino l'accesso di Israele alle forniture militari, "specialmente in un momento di guerra".
Di recente il Dipartimento di Stato ha chiesto alle proprie ambasciate di controllare con attenzione l'assistenza militare data ai Paesi del Medio Oriente. Lo scopo è quello di non violare norme interne molto sensibili nel fornire sostegno a entità armate accusate di avere perpetrato abusi. Alcuni deputati del Partito Democratico hanno presentato interpellanze su possibili infrazioni dell'esercito israeliano - che riceve annualmente 3,1 miliardi di dollari dagli Stati Uniti - verso i palestinesi.
Ad aprile, maggio e giugno il massacro avvenuto a Gaza, dove migliaia di civili (tra cui molti membri di Hamas) tentando di sfondare la barriera in cui sono rinchiusi da ogni lato, sono stati colpiti dal fuoco dei soldati. Friedman ha rigettato l'accusa che Israele abbia fatto uso eccessivo della forza.
Friedman è cresciuto a Long Island in una comunità di ebrei ortodossi, e divenuto poi un legale esperto in bancarotta rappresentando Trump quando il tycoon ebbe problemi con alcuni casinò ad Atlantic City. I suoi detrattori lo accusano di non essere un diplomatico di carriera. Chi lo conosce lo apprezza invece per il suo esprimersi in modo molto franco, la possibilità di comunicazione diretta con il presidente, e l'avere avuto un ruolo nient'affatto secondario nel recente spostamento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme.
Una e-mail del diplomatico americano David Friedman, 59 anni, vicinissimo al capo della Casa Bianca, dimostra che gli Usa si oppongono a inchieste esterne sul comportamento dell'esercito israeliano. "Israele è una democrazia le cui Forze armate non sono implicate in violazioni dei diritti umani - si legge nel messaggio dell'ambasciatore, che una fonte ha mostrato al magazine americano Politico - ha un robusto sistema di investigazione e di procedimento nelle rare circostanze che si verifichino comportamenti non appropriati. Sarebbe contro gli interessi nazionali (americani, ndr)" fare dei passi che limitino l'accesso di Israele alle forniture militari, "specialmente in un momento di guerra".
Di recente il Dipartimento di Stato ha chiesto alle proprie ambasciate di controllare con attenzione l'assistenza militare data ai Paesi del Medio Oriente. Lo scopo è quello di non violare norme interne molto sensibili nel fornire sostegno a entità armate accusate di avere perpetrato abusi. Alcuni deputati del Partito Democratico hanno presentato interpellanze su possibili infrazioni dell'esercito israeliano - che riceve annualmente 3,1 miliardi di dollari dagli Stati Uniti - verso i palestinesi.
Ad aprile, maggio e giugno il massacro avvenuto a Gaza, dove migliaia di civili (tra cui molti membri di Hamas) tentando di sfondare la barriera in cui sono rinchiusi da ogni lato, sono stati colpiti dal fuoco dei soldati. Friedman ha rigettato l'accusa che Israele abbia fatto uso eccessivo della forza.
Friedman è cresciuto a Long Island in una comunità di ebrei ortodossi, e divenuto poi un legale esperto in bancarotta rappresentando Trump quando il tycoon ebbe problemi con alcuni casinò ad Atlantic City. I suoi detrattori lo accusano di non essere un diplomatico di carriera. Chi lo conosce lo apprezza invece per il suo esprimersi in modo molto franco, la possibilità di comunicazione diretta con il presidente, e l'avere avuto un ruolo nient'affatto secondario nel recente spostamento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme.