BERLINO - Niente fughe in avanti della Germania, nessun respingimento automatico al confine dei profughi già registrati in altri Paesi europei. Almeno, per ora. È tregua tra Angela Merkel e il suo ministro dell'Interno, Horst Seehofer, che ha accettato di dare tempo alla cancelliera per negoziare accordi bilaterali e un'intesa europea sui rifugiati fino alla fine del mese.
"Nessun automatismo", ha sottolineato Merkel poco fa, aggiungendo anche che "la possibilità di un dialogo dovrebbe essere garantita, tra la cancelliera e il suo ministro dell'Interno". Ma Seehofer, che ha parlato quasi negli stessi minuti, ha stigmatizzato gli "scandalosi" arrivi in Germania di migranti con il divieto di ingresso. Per loro lo stop varrà da subito. Per tutti gli altri, ossia per chi è già stato registrato in altei Paesi come l'Italia o la Grecia, il rimpatrio è solo rinviato. Almeno nella testa del capo della Csu, che aspetta la cancelliera al varco degli eventuali progressi ottenuti in Europa.
La cancelliera dovrà dunque usare al massimo le sue doti diplomatiche da stasera, quando incontrerà per la prima volta Giuseppe Conte. Senza risultati soddisfacenti, all'inizio di luglio la Germania rischia la crisi di governo. Il capo della Csu ha espresso l'intenzione di attuare comunque i respingimenti, nella sua facoltà di ministro dell'Interno; una forzatura che costringerebbe la cancelliera a cacciarlo, aprendo una crisi di governo al buio.
Una Merkel messa sotto tutela dal leader della Csu non è affatto una buona notizia per Roma, perché dal presidente del Consiglio italiano Merkel tenterà secondo indiscrezioni di ottenere un impegno bilaterale a riprendersi dei profughi già registrati nel nostro Paese. E un rafforzamento di Frontex ed Europol. In cambio, la cancelliera potrebbe accettare una riforma degli accordi di Dublino, confermare l'istituzione di hot spot in paesi che confinano con la Ue, sulla falsariga di quanto già avvenuto in Turchia dal 2015. E forse introdurre anche tagli ai fondi europei per i Paesi come l'Ungheria o la Polonia che continuano a rifiutarsi di accettare le quote di rifugiati concordate con la Ue.
Seehofer, però, si è garantito stamane il mandato unanime dei vertici del suo partito, la Csu, per il suo 'masterplan' sui migranti che prevede tra le altre cose il rifiuto di fare entrare profughi già registrati in altri Paesi della Ue, un principio rigorosamente e comprensibilmente rifiutato da Merkel.
"Nessun automatismo", ha sottolineato Merkel poco fa, aggiungendo anche che "la possibilità di un dialogo dovrebbe essere garantita, tra la cancelliera e il suo ministro dell'Interno". Ma Seehofer, che ha parlato quasi negli stessi minuti, ha stigmatizzato gli "scandalosi" arrivi in Germania di migranti con il divieto di ingresso. Per loro lo stop varrà da subito. Per tutti gli altri, ossia per chi è già stato registrato in altei Paesi come l'Italia o la Grecia, il rimpatrio è solo rinviato. Almeno nella testa del capo della Csu, che aspetta la cancelliera al varco degli eventuali progressi ottenuti in Europa.
La cancelliera dovrà dunque usare al massimo le sue doti diplomatiche da stasera, quando incontrerà per la prima volta Giuseppe Conte. Senza risultati soddisfacenti, all'inizio di luglio la Germania rischia la crisi di governo. Il capo della Csu ha espresso l'intenzione di attuare comunque i respingimenti, nella sua facoltà di ministro dell'Interno; una forzatura che costringerebbe la cancelliera a cacciarlo, aprendo una crisi di governo al buio.
Una Merkel messa sotto tutela dal leader della Csu non è affatto una buona notizia per Roma, perché dal presidente del Consiglio italiano Merkel tenterà secondo indiscrezioni di ottenere un impegno bilaterale a riprendersi dei profughi già registrati nel nostro Paese. E un rafforzamento di Frontex ed Europol. In cambio, la cancelliera potrebbe accettare una riforma degli accordi di Dublino, confermare l'istituzione di hot spot in paesi che confinano con la Ue, sulla falsariga di quanto già avvenuto in Turchia dal 2015. E forse introdurre anche tagli ai fondi europei per i Paesi come l'Ungheria o la Polonia che continuano a rifiutarsi di accettare le quote di rifugiati concordate con la Ue.
Seehofer, però, si è garantito stamane il mandato unanime dei vertici del suo partito, la Csu, per il suo 'masterplan' sui migranti che prevede tra le altre cose il rifiuto di fare entrare profughi già registrati in altri Paesi della Ue, un principio rigorosamente e comprensibilmente rifiutato da Merkel.