Passa per il Niger l’altra via per i migranti verso l’Europa
Raffaella Scuderi , dalla nostra inviata RAFFAELLA SCUDERIL’alto commissario Onu a Niamey, dove vengono accolti i profughi evacuati dalla Libia in attesa di asilo
NIAMEY - "No istruzione, no università, no libertà, no giustizia, no indipendenza, no diritti umani, no democrazia, no libertà di espressione". È l'elenco dei no. "Arresti sommari, stupri, gravidanze e parti senza un padre, torture, vendita". È l'elenco dei sì. Parole pronunciate da una rappresentante di migranti provenienti da Eritrea, Somalia, Etiopia e Sudan, nel discorso di benvenuto a Filippo Grandi, alto commissario Onu per i rifugiati.
Grandi ha scelto il Niger, paese dell'Africa occidentale, perché qui, in questa terra che lambisce il deserto del Sahara, rossa come ogni cosa che sfiora, percorso obbligato per migliaia di persone che scappano dall'inferno e sognano l'Europa, l'accoglienza è un modello da imparare ed esportare. "Caro alto commissario - continua il discorso di benvenuto - siamo stati costretti a lasciare le nostre case alla ricerca di una vita migliore. Sulla…
Grandi ha scelto il Niger, paese dell'Africa occidentale, perché qui, in questa terra che lambisce il deserto del Sahara, rossa come ogni cosa che sfiora, percorso obbligato per migliaia di persone che scappano dall'inferno e sognano l'Europa, l'accoglienza è un modello da imparare ed esportare. "Caro alto commissario - continua il discorso di benvenuto - siamo stati costretti a lasciare le nostre case alla ricerca di una vita migliore. Sulla…
NIAMEY - "No istruzione, no università, no libertà, no giustizia, no indipendenza, no diritti umani, no democrazia, no libertà di espressione". È l'elenco dei no. "Arresti sommari, stupri, gravidanze e parti senza un padre, torture, vendita". È l'elenco dei sì. Parole pronunciate da una rappresentante di migranti provenienti da Eritrea, Somalia, Etiopia e Sudan, nel discorso di benvenuto a Filippo Grandi, alto commissario Onu per i rifugiati.
Grandi ha scelto il Niger, paese dell'Africa occidentale, perché qui, in questa terra che lambisce il deserto del Sahara, rossa come ogni cosa che sfiora, percorso obbligato per migliaia di persone che scappano dall'inferno e sognano l'Europa, l'accoglienza è un modello da imparare ed esportare. "Caro alto commissario - continua il discorso di benvenuto - siamo stati costretti a lasciare le nostre case alla ricerca di una vita migliore. Sulla strada per il futuro ci hanno torturato e venduto". Un minuto di silenzio. "Ora in Niger siamo felici, lontani dall'orrore. Ringraziamo l'Unhcr, le ong, il governo e il popolo nigerini per essersi presi cura di noi". Se possiamo ascoltare queste parole, assistere alla presenza di vite umane, spezzate sì, ma ora protette e al sicuro, è anche grazie al corridoio umanitario creato da Unhcr con i loro corrispondenti in Libia e Niger e con la Ong Coopi che si occupa di sanare le ferite nascoste nella psiche dei migranti.
L'11 novembre 2017, quando ormai era chiaro cosa stesse accadendo in Libia, è stata inaugurata una corsia preferenziale di emergenza per i rifugiati più vulnerabili: l'Etm, Emergency evacuation transit mechanism. Il processo è semplice: identificazione nei centri di detenzione libici, messa in protezione sotto l'ala dell'Unhcr e immediata evacuazione in Niger, dove possono attendere in condizioni sicure mentre i loro casi sono analizzati e presentati per il reinsediamento in paesi terzi. È un percorso non facile, ma si sta migliorando e Filippo Grandi è determinato a renderlo sempre più veloce e snello, visti i risultati sorprendenti: a oggi sono state evacuate dalla Libia 1.334 persone e 1.020 sono partite per il Niger, dichiarato ufficialmente "paese di transito".
A Niamey ora si trovano 995 rifugiati e richiedenti asilo, 312 sono le persone arrivate direttamente in Italia e 2 quelle mandate in Romania. Il procedimento è temporaneo e non vuole far diventare il Niger un Paese di reinsediamento, il Paese non ne avrebbe la capacità. L'accoglienza di cui il Niger si fa portavoce è sì sostenuta da finanziamenti importanti, ma il corridoio umanitario Etm è tutto a carico di Unhcr. Quindi il Niger è realmente un esempio straordinario di solidarietà.
"Le condizioni in Libia stanno peggiorando - racconta Vincent Cochetet, inviato speciale Unhcr nel Mediterraneo centrale, presente a Niamey - Stiamo facendo l'impossibile. Noi evacuiamo ma le prigioni libiche si riempiono di nuovo. Dobbiamo assolutamente investire nei Paesi di transito".
Grandi ha scelto il Niger, paese dell'Africa occidentale, perché qui, in questa terra che lambisce il deserto del Sahara, rossa come ogni cosa che sfiora, percorso obbligato per migliaia di persone che scappano dall'inferno e sognano l'Europa, l'accoglienza è un modello da imparare ed esportare. "Caro alto commissario - continua il discorso di benvenuto - siamo stati costretti a lasciare le nostre case alla ricerca di una vita migliore. Sulla strada per il futuro ci hanno torturato e venduto". Un minuto di silenzio. "Ora in Niger siamo felici, lontani dall'orrore. Ringraziamo l'Unhcr, le ong, il governo e il popolo nigerini per essersi presi cura di noi". Se possiamo ascoltare queste parole, assistere alla presenza di vite umane, spezzate sì, ma ora protette e al sicuro, è anche grazie al corridoio umanitario creato da Unhcr con i loro corrispondenti in Libia e Niger e con la Ong Coopi che si occupa di sanare le ferite nascoste nella psiche dei migranti.
L'11 novembre 2017, quando ormai era chiaro cosa stesse accadendo in Libia, è stata inaugurata una corsia preferenziale di emergenza per i rifugiati più vulnerabili: l'Etm, Emergency evacuation transit mechanism. Il processo è semplice: identificazione nei centri di detenzione libici, messa in protezione sotto l'ala dell'Unhcr e immediata evacuazione in Niger, dove possono attendere in condizioni sicure mentre i loro casi sono analizzati e presentati per il reinsediamento in paesi terzi. È un percorso non facile, ma si sta migliorando e Filippo Grandi è determinato a renderlo sempre più veloce e snello, visti i risultati sorprendenti: a oggi sono state evacuate dalla Libia 1.334 persone e 1.020 sono partite per il Niger, dichiarato ufficialmente "paese di transito".
A Niamey ora si trovano 995 rifugiati e richiedenti asilo, 312 sono le persone arrivate direttamente in Italia e 2 quelle mandate in Romania. Il procedimento è temporaneo e non vuole far diventare il Niger un Paese di reinsediamento, il Paese non ne avrebbe la capacità. L'accoglienza di cui il Niger si fa portavoce è sì sostenuta da finanziamenti importanti, ma il corridoio umanitario Etm è tutto a carico di Unhcr. Quindi il Niger è realmente un esempio straordinario di solidarietà.
"Le condizioni in Libia stanno peggiorando - racconta Vincent Cochetet, inviato speciale Unhcr nel Mediterraneo centrale, presente a Niamey - Stiamo facendo l'impossibile. Noi evacuiamo ma le prigioni libiche si riempiono di nuovo. Dobbiamo assolutamente investire nei Paesi di transito".