Giuseppe Conte al risveglio ammette, "potevamo fare di più". Passano le ore, da Roma arrivano le cannonate di Salvini e in conferenza stampa il premier riprende il copione dell'ottimismo: "L'accordo Ue sui migranti è buono all'80%". Ma a Bruxelles è andata davvero così bene all'Italia? Per capirlo basta confrontare le aspettative create dal governo nei giorni precedenti al vertice con le conclusioni firmate da Conte e dagli altri leader.
Il risultato è chiaro: il premier porta a casa un misero bottino, si è dovuto piegare prima alle bordate di Merkel e Macron e poi a quelle di Orban e soci, gli estremisti dell'Est (Visegrad) novelli alleati di Matteo Salvini. Sono loro i trionfatori del vertice, bloccano qualsiasi forma di solidarietà automatica sui migranti e ottengono maggior impegno in Africa per frenare i flussi. Vince anche Macron che lavora ai fianchi Conte, poi lo riporta nel gioco dei lea…
Il risultato è chiaro: il premier porta a casa un misero bottino, si è dovuto piegare prima alle bordate di Merkel e Macron e poi a quelle di Orban e soci, gli estremisti dell'Est (Visegrad) novelli alleati di Matteo Salvini. Sono loro i trionfatori del vertice, bloccano qualsiasi forma di solidarietà automatica sui migranti e ottengono maggior impegno in Africa per frenare i flussi. Vince anche Macron che lavora ai fianchi Conte, poi lo riporta nel gioco dei lea…
Giuseppe Conte al risveglio ammette, "potevamo fare di più". Passano le ore, da Roma arrivano le cannonate di Salvini e in conferenza stampa il premier riprende il copione dell'ottimismo: "L'accordo Ue sui migranti è buono all'80%". Ma a Bruxelles è andata davvero così bene all'Italia? Per capirlo basta confrontare le aspettative create dal governo nei giorni precedenti al vertice con le conclusioni firmate da Conte e dagli altri leader.
Il risultato è chiaro: il premier porta a casa un misero bottino, si è dovuto piegare prima alle bordate di Merkel e Macron e poi a quelle di Orban e soci, gli estremisti dell'Est (Visegrad) novelli alleati di Matteo Salvini. Sono loro i trionfatori del vertice, bloccano qualsiasi forma di solidarietà automatica sui migranti e ottengono maggior impegno in Africa per frenare i flussi. Vince anche Macron che lavora ai fianchi Conte, poi lo riporta nel gioco dei leader offrendosi come mediatore e chiude un accordo in linea con le sue aspettative. E la spunta Merkel: la Cancelliera messa alle strette dalla Csu doveva ottenere un accordo per mettere fine ai movimenti secondari, evitare che chi è stato registrato in Italia o Grecia venga fatto scappare e rimandare indietro chi lo ha già fatto.
La Cancelliera ottiene l'impegno a stoppare questi spostamenti e la copertura a una serie di intese bilaterali per rispedire al mittente chi è già nel suo Paese. Ne approfitta e stringe subito un patto con Spagna e Grecia che per ora le fa guadagnare la promozione Csu. Poi toccherà all'Italia, che da vertice esce con le ossa rotte: la strategia dell'aggressione verbale di Salvini e Di Maio e il ricatto su Aquarius e Lifeline non hanno pagato.
Conte vince la più facile delle scommesse, quella sul Fondo fiduciario per l'Africa. Al Trust Fund, chiamato a finanziare progetti nel Sahel e nel Maghreb, mancavano 500 milioni per arrivare alla sua dotazione di 3 miliardi. Il premier aveva minacciato il veto se i leader non avessero fatto saltare fuori le offerte. Ma pagare per tenere i migranti lontani dall'Europa era interesse di tutti: l'Italia ottiene così un impegno di massima da concretizzare più avanti. Stesso discorso sui centri di raccolta dei migranti in Africa gestiti dall'Onu pretesi da Austria e Visegrad: si studierà come farli.
Chi vince: Conte, Kurz e Visegrad
Chi perde: Nessuno
Il governo ammoniva: veto senza una condivisione nella ricerca e salvataggio in mare. Conte chiedeva che le navi sbarcassero in tutti i porti Ue o che i migranti venissero subito smistati tra partner. Nulla di tutto questo. Le conclusioni affermano solo che i flussi sono "una sfida non solo per il singolo Stato, ma per l'Europa tutta". L'unico impegno è creare una Guardia Costiera Ue da 10mila addetti e rinforzare i controlli navali libici. Anche sulle Ong nulla cambia, l'Italia puntava a farle sbarcare nei paesi di origine ma nuovi casi Aquarius non vengono regolati.
Chi vince: Macron, Kurz e Visegrad
Chi perde: Conte
L'accordo parla di "centri sorvegliati" istituiti nei singoli stati membri, in cui valutare se chi sbarca può richiedere asilo politico o se invece va considerato un migrante economico e quindi espulso. Ma su dove aprirli è scoppiato lo scontro. Macron ha subito precisato che i centri sono destinati a nascere solo nei paesi di sbarco, quindi Italia, Spagna e Grecia, di fatto bocciando l'idea di una condivisione degli sbarchi. La Spagna ha detto che non ne aprirà e così l'Italia, che è disposta a potenziare solo il circuito dei centri di rimpatrio. Insomma una situazione di stallo.
Chi vince: Macron, Merkel e Visegrad
Chi perde: Conte e Tsipras
Chi vince: Visegrad, Kurz e i baltici
Chi perde: Conte
Chi vince: Visegrad, Kurz e i baltici
Chi perde: Conte e Merkel
Chi vince: Macron, Merkel e May
Chi perde: Conte, Salvini e Di Maio
Il risultato è chiaro: il premier porta a casa un misero bottino, si è dovuto piegare prima alle bordate di Merkel e Macron e poi a quelle di Orban e soci, gli estremisti dell'Est (Visegrad) novelli alleati di Matteo Salvini. Sono loro i trionfatori del vertice, bloccano qualsiasi forma di solidarietà automatica sui migranti e ottengono maggior impegno in Africa per frenare i flussi. Vince anche Macron che lavora ai fianchi Conte, poi lo riporta nel gioco dei leader offrendosi come mediatore e chiude un accordo in linea con le sue aspettative. E la spunta Merkel: la Cancelliera messa alle strette dalla Csu doveva ottenere un accordo per mettere fine ai movimenti secondari, evitare che chi è stato registrato in Italia o Grecia venga fatto scappare e rimandare indietro chi lo ha già fatto.
La Cancelliera ottiene l'impegno a stoppare questi spostamenti e la copertura a una serie di intese bilaterali per rispedire al mittente chi è già nel suo Paese. Ne approfitta e stringe subito un patto con Spagna e Grecia che per ora le fa guadagnare la promozione Csu. Poi toccherà all'Italia, che da vertice esce con le ossa rotte: la strategia dell'aggressione verbale di Salvini e Di Maio e il ricatto su Aquarius e Lifeline non hanno pagato.
L'Africa
Conte vince la più facile delle scommesse, quella sul Fondo fiduciario per l'Africa. Al Trust Fund, chiamato a finanziare progetti nel Sahel e nel Maghreb, mancavano 500 milioni per arrivare alla sua dotazione di 3 miliardi. Il premier aveva minacciato il veto se i leader non avessero fatto saltare fuori le offerte. Ma pagare per tenere i migranti lontani dall'Europa era interesse di tutti: l'Italia ottiene così un impegno di massima da concretizzare più avanti. Stesso discorso sui centri di raccolta dei migranti in Africa gestiti dall'Onu pretesi da Austria e Visegrad: si studierà come farli.Chi vince: Conte, Kurz e Visegrad
Chi perde: Nessuno
I salvataggi
Il governo ammoniva: veto senza una condivisione nella ricerca e salvataggio in mare. Conte chiedeva che le navi sbarcassero in tutti i porti Ue o che i migranti venissero subito smistati tra partner. Nulla di tutto questo. Le conclusioni affermano solo che i flussi sono "una sfida non solo per il singolo Stato, ma per l'Europa tutta". L'unico impegno è creare una Guardia Costiera Ue da 10mila addetti e rinforzare i controlli navali libici. Anche sulle Ong nulla cambia, l'Italia puntava a farle sbarcare nei paesi di origine ma nuovi casi Aquarius non vengono regolati.Chi vince: Macron, Kurz e Visegrad
Chi perde: Conte
Gli hotspot
L'accordo parla di "centri sorvegliati" istituiti nei singoli stati membri, in cui valutare se chi sbarca può richiedere asilo politico o se invece va considerato un migrante economico e quindi espulso. Ma su dove aprirli è scoppiato lo scontro. Macron ha subito precisato che i centri sono destinati a nascere solo nei paesi di sbarco, quindi Italia, Spagna e Grecia, di fatto bocciando l'idea di una condivisione degli sbarchi. La Spagna ha detto che non ne aprirà e così l'Italia, che è disposta a potenziare solo il circuito dei centri di rimpatrio. Insomma una situazione di stallo.Chi vince: Macron, Merkel e Visegrad
Chi perde: Conte e Tsipras
I ricollocamenti
Roma puntava alla redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo tra tutti i partner Ue. Idea nemmeno presa in considerazione. Per ora dovrà accontentarsi di smistare i richiedenti asilo a condizione che apra i nuovi super hotspot e solo tra paesi che lo accetteranno e nelle quantità che offriranno. Sulla carta ci dovevano stare i 16 del mini vertice di domenica scorsa, di fatto già in molti si sono sfilati. Merkel parteciperà solo se Conte darà l'ok a una intesa sui movimenti secondari, Conte afferma che non riprenderà i migranti della Merkel.Chi vince: Visegrad, Kurz e i baltici
Chi perde: Conte
Dublino
Per Conte la riforma di Dublino, il sistema che stabilisce che l'asilo si può chiedere solo nei paesi di primo sbarco, era superflua: nel suo piano con una immediata spartizione sarebbe stata superata. Ma il progetto non è stato nemmeno discusso. In extremis Tajani ha riportato all'attenzione dei leader il dossier. Una decina di leader lo hanno sostenuto, aprendo all'Italia e alla possibilità che la riforma venisse approvata dai ministri degli Interni a maggioranza superando il veto di Visegrad. Ma il presidente Tusk ha stoppato tutto: resta l'unanimità e non c'è un termine per approvarlo.Chi vince: Visegrad, Kurz e i baltici
Chi perde: Conte e Merkel
Russia
Era uno dei cavalli di battaglia gialloverde, bloccare le sanzioni europee alla Russia. Nella notte tra giovedì e venerdì Conte, minacciando il veto sulle conclusioni del vertice se non avesse ottenuto quanto chiedeva sui migranti, aveva preso in ostaggio anche il dossier russo. Caduto il veto sulle conclusioni del vertice, le sanzioni alla Russia sono state rinnovate. L'Italia chiedeva almeno di riattivare il programma Ue, ora congelato, di cooperazione con le piccole e medie imprese russe. Il tema non è stato approfondito. Si vedrà.Chi vince: Macron, Merkel e May
Chi perde: Conte, Salvini e Di Maio