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(ansa)

Pd, Delrio per sfidare Zingaretti: l'ultima carta dei renziani

Ora anche la corrente di maggioranza vuole un nuovo leader prima delle europee. Il piano di Renzi: candidato a Strasburgo alla guida del fronte anti-populista
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Convincere Graziano Delrio a candidarsi al congresso. E, soprattutto, evitare che l'assise non slitti troppo, convocandola prima delle Europee. Mercoledì sera, vertice di corrente. Ribolle la pancia renziana, si scatenano i centurioni. Parlano Emanuele Fiano, Simona Malpezzi, Ivan Scalfarotto, dicono tutti la stessa cosa: "Dobbiamo muoverci, reagire". La linea pian piano fa breccia, cambiando radicalmente rotta rispetto all'idea di Luca Lotti e del Giglio magico, che preferivano tempi assai più lunghi per il congresso. E diventa: un nuovo segretario in tempi stretti, al massimo entro febbraio del 2019.

La gestione del summit correntizio è affidato a Lorenzo Guerini, perché Matteo Renzi non c'è. È lui che lavora ai fianchi Delrio, da mesi. Cerca di ottenere il suo sì alla corsa congressuale per sfidare Nicola Zingaretti. Il quale, nel frattempo, vede Maurizio Martina e gli formula una sola richiesta, tassativa: &qu…
Convincere Graziano Delrio a candidarsi al congresso. E, soprattutto, evitare che l'assise non slitti troppo, convocandola prima delle Europee. Mercoledì sera, vertice di corrente. Ribolle la pancia renziana, si scatenano i centurioni. Parlano Emanuele Fiano, Simona Malpezzi, Ivan Scalfarotto, dicono tutti la stessa cosa: "Dobbiamo muoverci, reagire". La linea pian piano fa breccia, cambiando radicalmente rotta rispetto all'idea di Luca Lotti e del Giglio magico, che preferivano tempi assai più lunghi per il congresso. E diventa: un nuovo segretario in tempi stretti, al massimo entro febbraio del 2019.

La gestione del summit correntizio è affidato a Lorenzo Guerini, perché Matteo Renzi non c'è. È lui che lavora ai fianchi Delrio, da mesi. Cerca di ottenere il suo sì alla corsa congressuale per sfidare Nicola Zingaretti. Il quale, nel frattempo, vede Maurizio Martina e gli formula una sola richiesta, tassativa: "Congresso prima delle Europee". Delrio, si diceva. È l'unica carta a disposizione del renzismo per non disperdere del tutto l'ormai variegata e litigiosa corrente che fa capo all'ex premier. Anche perché Matteo Renzi, almeno per il momento, si tiene in disparte. Pensa ad altro, il leader. Considera vitale per la sua carriera politica ammaccata un solo passaggio: la prossima campagna elettorale per l'Europarlamento. È quasi certo, dice in queste ore agli amici, di volersi candidare per un seggio a Bruxelles anche lui. Vuole fare il pieno di preferenze. Immagina di ritagliarsi un profilo continentale, lontano da Roma. "Mi sto organizzando per questa sfida", confida.

I renziani, intanto, si attrezzano. Dal vertice di corrente esce fuori l'intenzione di scrivere un documento - da presentare durante l'assemblea di sabato - in cui si reclama il congresso nel 2019 e si chiede di fissare l'organigramma del Pd prima delle Europee. In altre parole, congresso entro febbraio 2019. Bisognerà capire come la prenderà Maurizio Martina, che alla vigilia dell'appuntamento continua a sondare tutti i big, cercando di portare sul tavolo un percorso con tempi prestabiliti. E che, in privato, non esclude altrimenti di candidarsi in caso di assise a febbraio.

Si vedrà. Intanto sul fronte continentale il Pd è al lavoro per bloccare l'Internazionale populista che ha in mente Salvini, un'unione tra le destre xenofobe ed euroscettiche che punta a governare l'Europa nella prossima legislatura Ue (2019-2024). I dem, come Ciudadanos e Macron, vorrebbero un cartello elettorale europeista capace di attirare voti grazie all'alleanza tra Partito socialista europeo, Liberali (Alde) e Verdi per impedire all'onda nera di piazzarsi seconda dopo il Ppe alle europee del prossimo maggio. Il problema è che in molti frenano. Il Ps francese, ad esempio, e il Psoe spagnolo, mentre la Spd tedesca non ha ancora deciso. Se l'idea della nuova alleanza progressista dovesse rivelarsi un miraggio, il centrosinistra filo Ue ripiegherebbe su un piano B: un patto per unirsi dopo le elezioni e cercare di formare una maggioranza capace di guidare Strasburgo e le istituzioni continentali. Un progetto comunque complicato, visto che se i Verdi sono in crescita, il Pse è in caduta libera e teme di arrivare quarto dietro a Ppe, populisti e liberali macronizzati.

Una strada comunque da percorrere, come spiega Sandro Gozi (Pd), in stretto contatto con En Marche per la costruzione del rassemblement che possa coagulare anche dopo il voto i progressisti: "Lavoriamo su una piattaforma che identifichi i temi per rilanciare l'Unione e dare risposte ai cittadini. Sarà formata da personalità eminenti della politica e della società civile".