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(ansa)

F-35, la doppia opzione dell’Italia

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La ministra Trenta si impegna a "non comprare nuovi" caccia. Ma con contratti d'acquisto già in essere e impegni futuri esistono diverse possibilità. E non tutte implicano tagli alle spese militari
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Quanti F-35 servono all'Italia? La Lockheed ne vorrebbe vendere tanti, l'Aeronautica sarebbe contenta di averne una flotta numerosa, la Marina sogna di vederne pieno il ponte della portaerei Cavour. Ma quale livello è più sensato per seguire scelte militari adeguate al ruolo internazionale del Paese e coerenti con la politica estera sostenuta in Parlamento? Ai tempi del massimo entusiasmo si parlava di 131 caccia, poi scesi a 90. Le Camere avevano chiesto al governo Gentiloni un impegno per dimezzare la spesa, ma senza strappare alla Difesa un consenso esplicito.

Poi è arrivato il nuovo Parlamento, il primo partito è quello che criticava più aspramente il programma Joint Strike Fighter, e alla Difesa c'è un'analista, capitano della Riserva selezionata.

Non è più tempo per le sparate di Beppe Grillo né per le critiche dure di Alessandro Di Battista: la poltrona di ministro ha imposto un atteggiamento pi&ug…
Quanti F-35 servono all'Italia? La Lockheed ne vorrebbe vendere tanti, l'Aeronautica sarebbe contenta di averne una flotta numerosa, la Marina sogna di vederne pieno il ponte della portaerei Cavour. Ma quale livello è più sensato per seguire scelte militari adeguate al ruolo internazionale del Paese e coerenti con la politica estera sostenuta in Parlamento? Ai tempi del massimo entusiasmo si parlava di 131 caccia, poi scesi a 90. Le Camere avevano chiesto al governo Gentiloni un impegno per dimezzare la spesa, ma senza strappare alla Difesa un consenso esplicito.

Poi è arrivato il nuovo Parlamento, il primo partito è quello che criticava più aspramente il programma Joint Strike Fighter, e alla Difesa c'è un'analista, capitano della Riserva selezionata.

Non è più tempo per le sparate di Beppe Grillo né per le critiche dure di Alessandro Di Battista: la poltrona di ministro ha imposto un atteggiamento più istituzionale a Elisabetta Trenta, che in un'intervista tv si è impegnata a "non comprare nuovi F-35", e ha promesso di valutare "se mantenere o tagliare i contratti in essere". Non è ben chiaro che cosa questo voglia dire. Alla Difesa si parla di "valutazione delle commesse", ma per il momento nessuno indica cifre precise.

Le Forze Armate italiane hanno già ricevuto dieci caccia, otto in versione "A", cioè standard, e due in versione "B", a decollo corto e atterraggio verticale. "Ci sono contratti firmati fino a dodici aerei", dice Silvio Lora Lamia, massimo esperto dell'argomento: "Ma nello stabilimento di Cameri sono già arrivate alcune parti dei prossimi tre, l'assemblaggio del caccia numero tredici potrebbe essere già partito, anche in attesa della firma". Se pure la firma non arrivasse, allo stabilimento FACO basterebbe destinare all'Olanda - che ne ha ordinato 28 - l'aereo in lavorazione.

"Da quello che dice il ministro, mi sono convinto che il governo voglia andare avanti sui livelli previsti in precedenza, cioè comprare 90 aerei", valuta Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa. In più, aggiunge il ministro, la spesa per i caccia sarà "diluita" in più anni. I risparmi del programma Jsf, sottolinea Trenta, saranno reinvestiti per partecipare a "progetti europei": probabilmente si tratta del nuovo cacciabombardiere a cui Germania e Francia già lavorano.

A questo punto, però, le ipotesi sono due: la prima è che i tagli alle spese militari siano in realtà aumenti, con buona pace delle promesse da campagna elettorale. Se le spese per l'F-35 non sono ridimensionate ma solo "diluite" e ci si affiancano nuovi investimenti per partecipare al progetto franco-tedesco, il totale delle spese, com'è ovvio, sale, anche se il conto finale arriva più tardi.

L'altra possibilità, apparentemente la più plausibile,  è che il governo decida di tener fede ai pre-contratti, anche per ridurre l'esposizione a eventuali "rappresaglie industriali" con tagli delle commesse alle aziende italiane coinvolte. Un passo indietro sarebbe fatto invece sull'"impegno d'acquisto", che è un atto politico, non vincolante per l'amministrazione. Secondo le stime degli analisti, questo vorrebbe dire fermare gli acquisti attorno a quota 25-30. Quindici caccia nella versione B potrebbero soddisfare le esigenze della Cavour, gli altri costituirebbero uno stormo a sé, di base ad Amendola. Il taglio finale, insomma, sarebbe robusto, l'acquisto complessivo sarebbe ridotto a un terzo: "I segnali vanno in questa direzione", dice Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo, "speriamo di averne presto una conferma".