Thailandia in festa per i ragazzi e l'allenatore: i sopravvissuti sono già delle star
Raimondo Bultrini
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di RAIMONDO BULTRINI
L’annuncio dei Navy Seals: “Non sappiamo se sia stata scienza o un miracolo. L’importante è che sia finita bene”
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MAE SAI. C'era da ritrovarli vivi e li hanno ritrovati. C'era da nutrirli per il lungo digiuno e sono stati rimessi in forze. C'era infine da portarli fuori contro una natura che faceva il suo compito di allagare le grotte di Tham Luang durante i monsoni del nord thailandese, e li hanno consegnati tutti e 13 vivi ai genitori, ai parenti e all'intero Paese che ha tifato e pregato per loro. La gara più difficile per i "Cinghiali selvaggi" di Mae Sai è stata quella di attraversare assistiti ciascuno da due sub un percorso pericoloso anche per professionisti del nuoto nelle caverne. Un po' camminando, un po' facendosi largo con cautela nel buio sdrucciolevole del fango hanno percorso 4 km di cunicoli, pendii e fiumi sotterranei che li separavano dalla salvezza e dalle famiglie in trepida attesa da 18 lunghi giorni.
Thailandia, salvi i ragazzi della grotta: un incubo lungo 18 giorni - Videoracconto
MAE SAI. C'era da ritrovarli vivi e li hanno ritrovati. C'era da nutrirli per il lungo digiuno e sono stati rimessi in forze. C'era infine da portarli fuori contro una natura che faceva il suo compito di allagare le grotte di Tham Luang durante i monsoni del nord thailandese, e li hanno consegnati tutti e 13 vivi ai genitori, ai parenti e all'intero Paese che ha tifato e pregato per loro. La gara più difficile per i "Cinghiali selvaggi" di Mae Sai è stata quella di attraversare assistiti ciascuno da due sub un percorso pericoloso anche per professionisti del nuoto nelle caverne. Un po' camminando, un po' facendosi largo con cautela nel buio sdrucciolevole del fango hanno percorso 4 km di cunicoli, pendii e fiumi sotterranei che li separavano dalla salvezza e dalle famiglie in trepida attesa da 18 lunghi giorni.
Thailandia, salvi i ragazzi della grotta: un incubo lungo 18 giorni - Videoracconto
La conferma che al terzo scaglione erano stati portati in salvo gli ultimi cinque, è venuta dal conteggio delle ambulanze e degli elicotteri che si sono levati in volo per trasferire l'ultimo gruppo di ragazzi e il loro allenatore sul tetto dell'ospedale Prachanukroh di Chiang Rai. Al quinto chopper passato sopra la superhighway che va da Mae Sai a Chiang Rai grida di hurrah si sono levate dai gruppi di volontari che da giorni hanno prestato assistenza a tutti coloro che hanno raccontato questa avventura fortunatamente finita bene. All'ex subacqueo della Navy Seal thailandese Saman Kuman morto per portare in grotta le bombole che hanno salvato la vita ai 13, sarà dedicato il nuovo Parco naturale di Tham Luang destinato per dichiarazione dello stesso primo ministro thailandese e del governatore della provincia di Chiang Rai a diventare una grande meta turistica. È un modo di cominciare a celebrare il ritorno nel mondo dei "cinghialetti", come annunciato dallo stratega ufficiale di questa operazione da lui stesso definita "senza precedenti". Secondo l'ormai celebre governatore della provincia Narongsak Osotthanakorn, che era stato silurato proprio alla vigilia del dramma e "prorogato" per gestire la crisi, "la vicenda dei nostri ragazzi ha mostrato al mondo che cosa significhi lavorare con amore per aiutarsi a vicenda in momenti di preoccupazione collettiva per le sorti dei nostri figli. Speriamo che anche il resto del pianeta si amerà di più".
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Il governatore ha spiegato che tutto è andato come meglio non si poteva, e che sarebbe stato impossibile ringraziare tutti quelli che hanno partecipato in un modo o nell'altro al salvataggio in diretta globale, da chi ha donato cibo ai piloti degli elicotteri, la polizia, l'esercito. "Più di mille persone", ha detto, "hanno esplorato questa montagna come mai era successo in passato". Dopo i giorni dell'embargo sui nomi dei ragazzi che sono stati messi in salvo per primi a partire da domenica scorsa, ieri i parenti sono stati portati tutti in ospedale per vedere attraverso le vetrate i sopravvissuti ancora in quarantena, anche se i primi quattro usciti domenica già mangiano cibo normale ma non piccante come al solito.
Con l'evacuazione totale sono usciti dal ventre scuro della montagna anche i tre sub e il medico sommozzatore rimasti con loro per nove giorni a ossigeno ridotto vicino alla ormai celebre "Pattaya beach". In tutto un gruppo di nove persone, oltre al secondo subacqueo per ciascun calciatore e a un'altra decina di sommozzatori rimasti schierati per i tre giorni del trasferimento lungo l'ultimo tratto del percorso tra la base numero 3 e l'uscita.
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Concluso il loro lavoro che ha visto la collaborazione internazionale di parecchi Paesi stranieri, alcuni considerati "nemici", i sub sono andati a scaricare su un letto comodo per la prima volta la tensione e la fatica tenute a bada dall'adrenalina della loro missione. Fin dall'inizio hanno affrontato il ventre di Tham Luang cercando il percorso verso Pattaya beach istruiti da un eroe di questi soccorsi, lo speleologo inglese Vern Unsworth che conosceva benissimo le grotte. Poi negli ultimi tre giorni hanno fatto avanti e indietro dall'ingresso al rifugio dei ragazzi per sei volte - dieci, undici ore a volta - quasi sempre gli stessi, aiutandoli con le corde e con la loro esperienza di salvataggi del genere, anche se mai di queste dimensioni e difficoltà.
Per tutto il periodo di preparazione di quella che era stata giudicata l'unica chance di salvarli attraverso le lezioni di immersione e nuoto, sub e ragazzi hanno vissuto in simbiosi, mentre fuori si cercavano nel frattempo soluzioni alternative, ma nessun buco nella roccia portava alla loro prigione di calcare. Finalmente l'urlo di gioia che fa vincere alla Thailandia la coppa del mondo della perseveranza, quando molti la giudicavano su questa vicenda confusa e inconcludente.