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 A Pozzallo stati fatti sbarcare donne e bambini (Ansa) 

Il sì di cinque Paesi per risolvere il caos migranti. Il governo esulta ma non è la svolta

Autorizzato lo sbarco dei 450 profughi a Pozzallo. Ok da Germania, Spagna e Portogallo: prenderanno 50 persone ciascuno
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BRUXELLES - Dopo tre giorni in mare, il governo consente ai 450 migranti a bordo delle navi di Frontex e Gdf in rada a Pozzallo di scendere a terra. In tutto 450 persone, tra cui 14 bambini in condizioni delicate per le ustioni provocate dalla lunga esposizione al sole. Decisione giunta solo dopo che Palazzo Chigi aveva ottenuto la solidarietà di alcuni partner europei.

Se sabato erano state Francia e Malta ad accettare di prendersi in carico 50 persone ciascuno, ieri si sono fatte avanti per un numero analogo di migranti Germania, Spagna e Portogallo. Tanto basta a Matteo Salvini, a Mosca per la finale mondiale, per affermare: «L’Italia ha finito di essere il campo profughi del mondo». Ma sul fronte europeo Roma resta isolata. L’atteggiamento muscolare del gabinetto Conte non ha prodotto svolte Ue, non c’è stata alcuna decisione continentale sulla ripartizione dei migranti che l’Italia piazza solo bloccando le navi e costringendo gli…
BRUXELLES - Dopo tre giorni in mare, il governo consente ai 450 migranti a bordo delle navi di Frontex e Gdf in rada a Pozzallo di scendere a terra. In tutto 450 persone, tra cui 14 bambini in condizioni delicate per le ustioni provocate dalla lunga esposizione al sole. Decisione giunta solo dopo che Palazzo Chigi aveva ottenuto la solidarietà di alcuni partner europei.

Se sabato erano state Francia e Malta ad accettare di prendersi in carico 50 persone ciascuno, ieri si sono fatte avanti per un numero analogo di migranti Germania, Spagna e Portogallo. Tanto basta a Matteo Salvini, a Mosca per la finale mondiale, per affermare: «L’Italia ha finito di essere il campo profughi del mondo». Ma sul fronte europeo Roma resta isolata. L’atteggiamento muscolare del gabinetto Conte non ha prodotto svolte Ue, non c’è stata alcuna decisione continentale sulla ripartizione dei migranti che l’Italia piazza solo bloccando le navi e costringendo gli altri a farsi avanti per ragioni umanitarie. E anzi, gli alleati di Salvini — coloro con i quali progetta di lanciare l’Internazionale populista in vista delle europee 2019 — continuano ad affondare qualsiasi forma di solidarietà.

Il premier Conte, tuttavia, ieri brindava: «Questa è la responsabilità che abbiamo sempre chiesto all’Europa e che ora, dopo i risultati ottenuti all’ultimo Consiglio europeo, sta cominciando a diventare realtà. Andiamo avanti con fermezza». Controbatteva l’ex sottosegretario Sandro Gozi (Pd): «Altro che svolta europea, per 250 migranti il premier e i suoi ministri hanno passato tre giorni al telefono». Per poi notare che la soluzione per i 450 migranti di Pozzallo, ripartiti tra alcuni partner per evitare il degenerare della situazione, assomiglia a quelle dell’Aquarius e della Lifeline, casi registrati ben prima del summit Ue di fine giugno che per il premier avrebbe prodotto svolte. Ma ieri Palazzo Chigi lasciava trapelare una futura «cooperazione bilaterale in materia di asilo» con la Germania senza che in cambio l’Italia prenda i migranti registrati da noi e scappati in terra teutonica.

Il blocco delle navi in mare da parte di Roma ha irritato le altre capitali. Se alcuni governi hanno smesso di polemizzare e accettano di prendere piccole quote di migranti perché convinti — a Bruxelles raccontano su suggerimento dello stesso Conte — di togliere in questo modo carburante a Salvini, altri invece protestano. Come quello maltese. Ieri il premier Muscat ha affermato che «accusarci di non avere seguito le regole è inaccettabile». Per poi rivelare che lo stesso Conte al telefono gli avrebbe dato ragione. D’altra parte l’atteggiamento vittorioso di Roma è favorito dal netto calo di partenze registrato nell’ultimo anno (-80%), non ascrivibile alla maggioranza gialloverde.

A farsi avanti per Aquarius, Lifeline e per i 450 di Pozzallo sono stati i governi storicamente a fianco dell’Italia nella richiesta di solidarietà Ue. A rispondere picche invece quelli che da 4 anni la bloccano danneggiando Roma e l’immagine della Ue davanti ai cittadini ma diventati nel frattempo alleati di Salvini. Come Austria e Ungheria, che hanno fatto sapere di non voler prendere nessun migrante da Pozzallo. Più esplicito il premier ceco Babis: «Siamo contro la redistribuzione chiesta da Conte, la consideriamo la strada per l’inferno. Al summit Ue si è deciso un principio volontario e a questo ci atteniamo». Nessuna reazione dalla Lega. Solo l’M5S con Roberto Fico faceva notare che l’inferno è l’assenza di solidarietà. Ironizzava il dem Filippo Sensi: «Quando fai il Salvini trovi sempre chi è più Salvini di te». E l’ex ministro Delrio lanciava l’accusa: «Con lo stop alle Ong i morti in mare sono raddoppiati».