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Un bambino gioca nell'hot spot di Pozzallo (Ansa) 

L’Italia pronta a sfidare la Ue per riportare i migranti in Libia

Dopo gli ultimi sbarchi, Matteo Salvini punta a un accordo con Tripoli. “Visto che Bruxelles non interviene, faremo tutto da soli”. Ma lo vietano le leggi internazionali 
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Matteo Salvini è pronto ad attaccare l'Europa. Il ministro dell'Interno sta lavorando a un provvedimento shock: stringere un accordo con la Libia per riportare sulle sue coste tutti i migranti intercettati nel Canale di Sicilia. Le modalità sono ancora in via di definizione, anche perché una simile iniziativa al momento è in contrasto con il diritto europeo, quello internazionale e la Convenzione di Ginevra. Di certo il leader del Carroccio vuole sfidare Bruxelles, che proprio ieri ha ricordato che la Libia "non è un porto sicuro". La sterzata del ministro arriva a valle di un'altra giornata delicata per il governo sul fronte migranti. La lettera di Giuseppe Conte sui flussi ieri è arrivata a Bruxelles e presto riceverà risposta. Di che genere? "Condividiamo pienamente il senso di urgenza espresso dal premier italiano e siamo impegnati a dare rapido seguito alle conclusioni del Consiglio europeo di giugno"…
Matteo Salvini è pronto ad attaccare l'Europa. Il ministro dell'Interno sta lavorando a un provvedimento shock: stringere un accordo con la Libia per riportare sulle sue coste tutti i migranti intercettati nel Canale di Sicilia. Le modalità sono ancora in via di definizione, anche perché una simile iniziativa al momento è in contrasto con il diritto europeo, quello internazionale e la Convenzione di Ginevra. Di certo il leader del Carroccio vuole sfidare Bruxelles, che proprio ieri ha ricordato che la Libia "non è un porto sicuro". La sterzata del ministro arriva a valle di un'altra giornata delicata per il governo sul fronte migranti. La lettera di Giuseppe Conte sui flussi ieri è arrivata a Bruxelles e presto riceverà risposta. Di che genere? "Condividiamo pienamente il senso di urgenza espresso dal premier italiano e siamo impegnati a dare rapido seguito alle conclusioni del Consiglio europeo di giugno", indicava il portavoce di Juncker. Tanto bastava all'Avvocato degli italiani per esultare al Tg1: "L'Italia non è più sola". 

Ma le cose non stanno così. A Bruxelles e nelle capitali si respira irritazione per la scelta di bloccare le navi in mare, specialmente in un periodo di rallentamento drastico dei flussi. Al summit di fine giugno, nonostante la vulgata governativa, l'Italia era uscita con le aspettative ridimensionate. Tanto che la proposta che tra dieci giorni la Commissione Ue presenterà per attuare il testo approvato dai leader contemplerà una semplice redistribuzione dei rifugiati, e non anche dei migranti economici, tra paesi che si offriranno volontariamente di prenderli (senza l'obbligo preteso da Chigi) e a beneficio solo di quei governi che accetteranno di aprire nuovi super hotspot sul loro territorio: centri chiusi dove imprigionare i migranti. Il governo non è disposto ad allestirli se non lo faranno anche Francia, Spagna e Malta e dunque la proposta di Bruxelles non segnerà un punto di svolta, ma solo l'avvio di un nuovo difficile negoziato. 

Difficoltà di fronte alle quali ieri Salvini ha chiesto alla Ue che la Libia venga riconosciuta come "porto sicuro", in modo da poter riportare i migranti sulle sue coste. Secca la risposta della Commissione: "Nessuna nave europea può riportarli in Libia perché non la consideriamo un paese sicuro, e nemmeno può trasbordarli sulle motovedette di Tripoli". Ma Salvini, sorvolando sulle condizioni disumane delle persone rinchiuse in Libia, insisteva: "Così l'Europa continua ad agevolare il lavoro sporco degli scafisti. Non lo farà a mio nome". 
È dovuta intervenire l'Alto rappresentante Federica Mogherini per ricordare che "la decisione sui porti libici non è politica, ma giuridica: lo afferma la Corte europea dei diritti dell'uomo". Intervento che non è andato giù al leader leghista, tanto che con i suoi ieri non esitava ad esprimersi così: "A Bruxelles sono solo dei buffoni, non faranno nulla". E ancora, Mogherini è "del tutto inutile". Da qui la scelta drastica: "O l'Europa fa un accordo con Tripoli o saremo noi a stringerlo, in solitudine". 

Al momento il titolare del Viminale esclude di procedere con i respingimenti effettuati direttamente dalla nostra Marina, che dovrebbe sbarcare i migranti sul suolo libico. Mossa tra l'altro del tutto illegale. Per questo Salvini studia un modo per affidare il lavoro ai libici, ma anche il trasbordo da parte di vascelli europei su quelli di Tripoli è vietato. Di certo il vicepremier è intenzionato a tradurre la sua volontà politica in fatti concreti. Ma dovrà fare i conti anche con i caveat del Colle e della Farnesina, che in queste ore gli ricordano che sarebbe opportuno muoversi in una cornice Ue anche per costringere la Libia a firmare la Convenzione di Ginevra e accettare personale europeo che garantisca standard umanitari. Ma pesa come un macigno quel giudizio espresso dietro le quinte da Salvini: "A Bruxelles non faranno nulla". Tanto che sembra disposto ad andare per la sua strada ricordando spesso con i suoi che l'Ue dà 6 miliardi alla Turchia dove Erdogan arresta gli oppositori mentre Tripoli, a suo avviso, avrebbe fatto passi avanti sui diritti.