Le mani di Maria Atzouli, una dei sopravvissuti del rogo di Mati
I sopravvissuti di Mati, voci dalle macerie
Pietro Del Re
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dal nostro inviato PIETRO DEL RE, fotografie di LOULOU D’AKI / Agence VU
Grecia, lacrime e rabbia: soccorsi inadeguati. E quei ventisei ragazzi morti insieme. Ecco le storie di chi si è salvato
Aggiornato 6 minuti di lettura
MATI - Adesso ha un volto meno cupo, la cittadina dell'Attica più colpita dal devastante incendio di lunedì scorso alle porte della capitale greca. Nella notte sono state rimosse le carcasse delle auto in cui decine di persone hanno trovato la morte, mentre armato di scopa c'è già chi ha già cominciato togliere la cenere che a Mati ancora ricopre ogni cosa. Ieri, tuttavia, per le vie della piccola località turistica a una trentina di chilometri da Atene s'incontravano più troupe televisive che abitanti locali e soccorritori. E quei pochi sopravvissuti alla tragedia che abbiamo incontrato, dal professore di fisica alla casalinga o dall'anziana signora all'elettrauto che s'è salvato barricandosi dentro casa, si reputano tutti, probabilmente a ragione, dei miracolati.
I vigili del fuoco ispezionano le auto distrutte dalle fiamme nel centro…!-->
MATI - Adesso ha un volto meno cupo, la cittadina dell'Attica più colpita dal devastante incendio di lunedì scorso alle porte della capitale greca. Nella notte sono state rimosse le carcasse delle auto in cui decine di persone hanno trovato la morte, mentre armato di scopa c'è già chi ha già cominciato togliere la cenere che a Mati ancora ricopre ogni cosa. Ieri, tuttavia, per le vie della piccola località turistica a una trentina di chilometri da Atene s'incontravano più troupe televisive che abitanti locali e soccorritori. E quei pochi sopravvissuti alla tragedia che abbiamo incontrato, dal professore di fisica alla casalinga o dall'anziana signora all'elettrauto che s'è salvato barricandosi dentro casa, si reputano tutti, probabilmente a ragione, dei miracolati.
I vigili del fuoco ispezionano le auto distrutte dalle fiamme nel centro di Mati
Continuano nel frattempo le ricerche delle vittime. Soldati e vigili del fuoco ispezionano ogni abitazione, soprattutto quelle distrutte dalle fiamme; mentre la guardia costiera sta passando al setaccio le coste in cerca dei corpi di coloro che si sono gettati in mare sperando di salvarsi. Il bilancio ufficiale è di 80 morti, mentre i feriti sono circa 500, molti dei quali bambini. Ma ci sono ancora decine di dispersi, tra cui due gemelline salite su una barca di soccorritori, ora cercate dal padre che lanciato una richiesta di aiuto in tv.
Fioccano intanto le accuse contro le autorità, per il ritardo e l'inadeguatezza dei soccorsi, perché non era stati potati gli alberi sulla strada che divide dalle case di Mati il bosco in collina dov'è nato l'incendio, e perché nella cittadina troppi condoni agli abusi edilizi l'avevano resa impraticabile ai veicoli dei pompieri. Come se non bastasse, mentre le fiamme aggredivano Mati, i pompieri e i canadair erano impegnati a domare un altro incendio a Kineta, nell'Attica occidentale, il che ha comporta un ulteriore ritardo nell'intervento. Ma secondo gli esperti, il dolo maggiore è la totale assenza di un piano di emergenza e l'assenza di preparazione delle forze preposte. Da sabato, infatti, l'allerta per il rischio incendi era di livello 4, il più alto, ma ciò non è servito a impedire l'ecatombe. Non c'era nessuno, per esempio, per impedire che 26 ragazzi morissero tutti assieme mentre erano alla ricerca di una via fuga. Per salvarli, sarebbe bastato avvertirli che questa si trovava soltanto a poche decine di metri dalla casa che li ospitava.
Una casa distrutta dalle fiamme a Mati Mike Kioilis, 53 anni, e sua figlia Danae posano nel punto in cui Mike e sua moglie si sono rifugiati per sfuggire alle fiamme
Salvato dalla scienza. O almeno è quello che crede Mike Kioilos, 65 anni, professore di fisica, sopravvissuto alle fiamme proteggendosi nella rientranza di un muro, in un giardino condominiale. "Mi sono reso conto che in quel punto il fuoco non sarebbe mai arrivato. Perciò, mentre attorno a me c'era chi fuggiva verso il mare, veniva raggiunto dal fuoco e moriva bruciato, io non mi sono mosso e ce l'ho fatta. Conosco la forza degli elementi e sono in grado di valutarne la pericolosità", sostiene il professore. Kioilos ci indica i luoghi, vicinissimi al suo nascondiglio, dove sono deceduti i suoi vicini. "Cercavano tutti di arrivare al mare, che da qui dista una decina di metri. Il problema è che tra noi e lui c'erano dei cespugli in fiamme. Due persone hanno cercato di oltrepassarli con un salto. Ma sono finite nel dirupo, schiantandosi contro gli scogli. Un altro è invece stato ucciso perché mentre fuggiva è inciampato, s'è ferito a un piede e non è riuscito a rialzarsi". Ha avuto paura?, gli chiediamo. "Forse, ma ho sempre cercato di mantenere la calma, valutando a mente fredda il da farsi. Ma sono certo che le scene apocalittiche dell'altra notte non le dimenticherò mai". Maria Atzouli
Il suo primo pensiero è stato per i suoi figli, Heleni di 17 anni e Apostolos di 14. E per salvarli, Maria Atzouli, 48 anni, impiegata in un'azienda privata, ha scelto di dirigersi assieme a loro verso il mare. "Un'opzione alquanto rischiosa, dal momento che la mia casa non è poi così vicina all'acqua, ma per fortuna i miei figli sono forti, e dopo pochi minuti eravamo tutti a mollo, al sicuro, dove siamo rimasti per un'ora e mezzo. Sugli scogli, Heleni ha purtroppo pestato un riccio di mare, perciò adesso zoppica leggermente. Ma per noi poteva andare peggio, molto peggio", dice la donna. La sua casa è stata appena lambita dalle fiamme, che hanno soltanto bruciato le tende di un gazebo.
Apostolous Atzouli, 14 anni, aiuta la famiglia a ripulire la casa
L'appartamento al piano di sopra è stato invece totalmente sventrato dall'incendio. "Le due anziane signore che ci abitavano sono morte entrambe: una bruciata in casa, l'altra in macchina, nel terribile ingorgo di chi cercava di raggiungere la strada principale". La Atzouli non se la sente di incolpare né le autorità né tanto meno la natura avversa. Secondo lei è una tragedia che in Grecia poteva accadere ovunque. "Fatto sta che noi siamo stati davvero fortunati".[[ge:rep-locali:rep:202666454]]
Troviamo Thodoris Hristoroulous, elettrauto di 65 anni, con un mascherina da chirurgo che gli protegge naso e bocca, e con una pompa in mano con cui lava l'ingresso di casa. Lo fa compulsivamente, come se volesse non solo portar via la cenere in cui le fiamme hanno ridotto la porta ma anche cancellare per sempre la paura che ha provato tre notti fa. "Ero in casa a guardare la tivvù. Improvvisamente, ho sentito puzza di bruciato. Ho prima pensato a qualcuno che stava facendo il barbecue. Poi, però, appena mi sono reso conto della gravità di quanto stava accadendo, era troppo tardi", spiega Hristoroulous. I pini del suo giardino stavano infatti bruciando come fiammiferi, così come quelli delle case accanto.
Theodoris Hristoroulous, 65 anni, pulisce le parti danneggiate della sua casa
"Non potevo muovermi. Ho quindi sbarrato tutte le porte e le finestre di casa e sono salito all'ultimo piano, dove ho cominciato a pregare". Ha preso fuoco anche la sua auto, di cui ora resta appena una striscia d'acciaio contorta, e qualche pezzo di ferro annerito. "Ero convinto di morire. La mia sola consolazione è stata che per fortuna né mia moglie né i miei figli erano con me". Ma dopo due ore, dopo aver divorato le persiane e la porta d'ingresso, le fiamme si sono spente. Theno Vlachouvoulou, 58 anni, nella casa distrutta dall'incendio Chris, che ha aiutato la signora Vlachovoulou a pulire la casa Mary Blunty, 50 anni, mostra le ustioni sul collo
"Ho visto l'inferno di Dante", dice in un buon italiano Mary Blunty, 50 anni, farmacista che negli anni Ottanta ha studiato a Bologna e Catania. L'incontriamo nella villa dove vive tutto l'anno: il pianterreno s'è salvato, ma il primo piano, per via delle chiome in fiamme degli alberi del suo giardino, somiglia oggi a un campo di battaglia. "Quando la casa ha preso fuoco sono subito scappata, ma era impossibile camminare perché le strade erano intasate di una folla in preda in panico e di macchine che avevano spesso le porte aperte. Qui attorno era tutto un enorme falò, dal quale schizzavano pezzi di plastica o di legno incandescenti che mi hanno colpito sul collo e sulle braccia", racconta la farmacista, mostrando le sue bruciature. "Si respirava a mala pena, e gli occhi dolevano per il fumo arroventato che si sprigionava da ogni cosa", aggiunge la donna. "Ma quello che mi ha più impressionato è stato vedere un padre bruciare vivo assieme al suo bambino. Era una scena penosissima e insieme straziante, perché non c'era nessuno per aiutarli. Eravamo tutti erano così spaventati che pensavamo soltanto a salvare noi stessi. Neanche in un film dell'orrore".
Orologi bruciati sull'erba di fronte alla casa di Mary Blunty Melina Stsamatiadi, 24 anni, chiama il padrone del cane Maya, vicino al cancello della casa dove viveva il cane
Mentre la sua casa veniva divorata dalle fiamme, Melina Stamadiadi, 24 anni, ricercatrice biochimica, era in vacanza a Rodi, da dove è rientrata con il primo aereo due giorni fa. La troviamo con una bottiglia d'acqua in mano accanto a una cagna dal pelo bruciacchiato: vuole darle da bere, ma l'animale, verosimilmente ancora spaventato da quanto ha vissuto l'altra notte, gira il muso dall'altra parte. Ci avviciniamo anche noi, per vedere se ha una medaglietta con un numero di telefono. Una volta trovato, la ragazza lo compone e riesce a parlare con il proprietario della cagnolina che promette di raggiungerci al più presto. Appena riattacca, Stamadiadi scoppia in un pianto disperato. "La mia casa è stata devastata dalle fiamme e dentro c'era il mio amatissimo gatto Fred. Per cambiargli l'acqua e dargli da mangiare avevo lasciato le chiavi al vicino, il quale dall'incendio ha dovuto però proteggere la sua di casa. Non riesco a sopportare l'idea che Fred sia morto bruciato. E' soltanto colpa mia, e non potrò mai perdonarmelo", dice in lacrime Stamadiadi, che ci lascia andando alla ricerca di un improbabile centro di raccolta per animali domestici sopravvissuti alle fiamme.
Nikos Atzouli, 53 anni, fuori dalla sua casa danneggiata dalle fiamme Nikos Atzouli mostra le mani coperte di cenere Eva Zaimi, 76 anni, nel portico della sua villa
E' una signora dai modi eleganti, Eva Zaimi, 78 anni, proprietaria di una delle più belle ville di Mati. "Il mio giardino è andato interamente in fumo, compreso il garage con le nostre due automobili e il generatore d'elettricità, ma la casa ha retto il colpo", spiega. E' vero, gli alberi che l'ornavano sono oggi dei cippi di carbone e la piscina è colma di una melma densa e nerastra, ma le mura dell'edificio non sono state neanche scalfite dall'incendio. La casa dispone di una piccola spiaggia privata, che si raggiunge tramite una corta scalinata, neanche troppo ripida.
Il giardino e la piscina di Eva Zaimi, devastati dalle fiamme
"Verso le otto della sera, tutta la mia famiglia è scesa a mare, ma io no. Io sono rimasta con lui", dice l'anziana signora indicando il simpatico e festoso bastardino che non la molla di un passo. Quando le chiediamo dove s'è nascosta durante l'incendio, la Zaimi ci spiega che s'è prima chiusa dentro casa, poi, una volta scoperto che sulla veranda le fiamme non l'avrebbero raggiunta, è uscita all'aperto. Ma perché non è scesa anche lei in spiaggia, assieme agli altri? "Perché ci sono cose che si fanno e che non si possono spiegare. E' andata così e basta", risponde sorridendo dolcemente.