Elezioni in Cambogia, chiuse le urne. Scontata la vittoria di Hun Sen
Elezioni farsa nel Paese dominato da 33 anni dal premier, che ha smantellato l'opposizione e chiuso i giornali. Unica incognita: l'astensione
PHNOM PEN - Si sono chiusi i seggi per le elezioni in Cambogia, che daranno l'esito scontato della vittoria dell'uomo forte del Paese, il primo ministro Hun Sen. I risultati ufficiali non si sapranno prima dell'11 agosto. Nel voto del 2013 l'esito venne immediatamente diffuso, cosa che provocò le proteste dell'opposizione. In quel voto Hun Sen, che è al potere da 33 anni aveva riportato una vittoria di strettissima misura su San Rainsy e il Cnrp (partito cambogiano di salvezza nazionale). Da allora il premier ha smantellato il partito di Rainsy, messo a tacere i critici e ordinato la chiusura dei media indipendenti.
Circa 8,3 milioni di elettori avevano diritto al voto domenica per eleggere 125 deputati dell'Assemblea nazionale, ma il principale partito di opposizione ha invitato i suoi sostenitori all'astensione. Lo scorso ottobre il Cnrp (Partito cambogiano di salvezza nazionale) era sparito dal panorama politico, e con lui i 55 seggi conqu…
Circa 8,3 milioni di elettori avevano diritto al voto domenica per eleggere 125 deputati dell'Assemblea nazionale, ma il principale partito di opposizione ha invitato i suoi sostenitori all'astensione. Lo scorso ottobre il Cnrp (Partito cambogiano di salvezza nazionale) era sparito dal panorama politico, e con lui i 55 seggi conqu…
PHNOM PEN - Si sono chiusi i seggi per le elezioni in Cambogia, che daranno l'esito scontato della vittoria dell'uomo forte del Paese, il primo ministro Hun Sen. I risultati ufficiali non si sapranno prima dell'11 agosto. Nel voto del 2013 l'esito venne immediatamente diffuso, cosa che provocò le proteste dell'opposizione. In quel voto Hun Sen, che è al potere da 33 anni aveva riportato una vittoria di strettissima misura su San Rainsy e il Cnrp (partito cambogiano di salvezza nazionale). Da allora il premier ha smantellato il partito di Rainsy, messo a tacere i critici e ordinato la chiusura dei media indipendenti.
Circa 8,3 milioni di elettori avevano diritto al voto domenica per eleggere 125 deputati dell'Assemblea nazionale, ma il principale partito di opposizione ha invitato i suoi sostenitori all'astensione. Lo scorso ottobre il Cnrp (Partito cambogiano di salvezza nazionale) era sparito dal panorama politico, e con lui i 55 seggi conquistati nel 2013, quando spaventò Hun Sen ottenendo il 44 per cento dei voti. Dei venti partiti in lizza, nessuno può impensierire il premier e il suo Cpp (Partito popolare cambogiano). Molti sono movimenti di facciata, messi su solo per dare una parvenza di scelta.
Hun Sen ha la vittoria in tasca anche senza brogli, ma non appare tranquillo: sa che un'affluenza bassa minerebbe la sua legittimità.
In protesta contro la persecuzione politica dell'opposizione, gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno ritirato i loro fondi per l'organizzazione delle elezioni, e non hanno mandato nessun osservatore.
Il governo si fa forte dei dati della crescita economica, una media del 7 per cento annua dal 2000. La percentuale di cambogiani in povertà è sicuramente diminuita, ma le disuguaglianze rimangono enormi, e i frutti del Pil in aumento vanno in gran parte a una ristretta cricca di affaristi vicini al governo. Che negli ultimi anni si è avvalso sempre di più del sostegno cieco della Cina, ormai di gran lunga il principale investitore nel Paese. Da Pechino non arriva nessun richiamo al rispetto dei diritti umani. E così Hun Sen, un maestro nell'alternare bastone e carota quando si tratta di cooptare i suoi nemici o chiedere aiuti per lo sviluppo, ha potuto finalmente smarcarsi dall'Occidente che gli chiedeva il rispetto delle regole. Già in passato ha detto di voler governare fino al 2028, quando avrà 75 anni. E al momento il suo controllo è più saldo che mai.
Circa 8,3 milioni di elettori avevano diritto al voto domenica per eleggere 125 deputati dell'Assemblea nazionale, ma il principale partito di opposizione ha invitato i suoi sostenitori all'astensione. Lo scorso ottobre il Cnrp (Partito cambogiano di salvezza nazionale) era sparito dal panorama politico, e con lui i 55 seggi conquistati nel 2013, quando spaventò Hun Sen ottenendo il 44 per cento dei voti. Dei venti partiti in lizza, nessuno può impensierire il premier e il suo Cpp (Partito popolare cambogiano). Molti sono movimenti di facciata, messi su solo per dare una parvenza di scelta.
Hun Sen ha la vittoria in tasca anche senza brogli, ma non appare tranquillo: sa che un'affluenza bassa minerebbe la sua legittimità.
In protesta contro la persecuzione politica dell'opposizione, gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno ritirato i loro fondi per l'organizzazione delle elezioni, e non hanno mandato nessun osservatore.
Il governo si fa forte dei dati della crescita economica, una media del 7 per cento annua dal 2000. La percentuale di cambogiani in povertà è sicuramente diminuita, ma le disuguaglianze rimangono enormi, e i frutti del Pil in aumento vanno in gran parte a una ristretta cricca di affaristi vicini al governo. Che negli ultimi anni si è avvalso sempre di più del sostegno cieco della Cina, ormai di gran lunga il principale investitore nel Paese. Da Pechino non arriva nessun richiamo al rispetto dei diritti umani. E così Hun Sen, un maestro nell'alternare bastone e carota quando si tratta di cooptare i suoi nemici o chiedere aiuti per lo sviluppo, ha potuto finalmente smarcarsi dall'Occidente che gli chiedeva il rispetto delle regole. Già in passato ha detto di voler governare fino al 2028, quando avrà 75 anni. E al momento il suo controllo è più saldo che mai.